Ricette di Famiglia, l’appuntamento pomeridiano a cura della critica enogastronomica Annamaria Tossani nell’ambito della mostra Artigianato e Palazzo, quest’anno si propone come un affascinante viaggio nella cucina, nei sapori e nella vita quotidiana di Gabriele D’Annunzio. Attraverso la storia di Albina Lucarelli Becevello, sua fidata cuoca affettuosamente chiamata “Suor Intingola”, viene esplorato il singolare legame di fiducia e complicità che li unì per oltre vent’anni.
Giunta alla sua XXXII edizione, la Mostra, organizzata da Sabina Corsini e Neri Torrigiani, si svolgerà dall’11 al 13 settembre al Giardino Corsini di Firenze. Essa riunisce una selezione di 100 artigiani e giovani designer, creando un dialogo tra le varie sfumature dell’artigianato contemporaneo, incentrato sulla comune ricerca dei processi di trasformazione della natura come punto di origine per il proprio progetto creativo.
“Ricette di Famiglia racconta, attraverso aneddoti e tradizioni della tavola di D’Annunzio, la dimensione più intima della vita del poeta e ridona visibilità a una figura femminile a lungo rimasta nell’ombra, ma per lui di fondamentale importanza“, commenta Annamaria Tossani.
Grazie al ricco epistolario conservato al Vittoriale degli Italiani – con oltre 2.000 lettere e messaggi in cui D’Annunzio affidava a Suor Intingola desideri, richieste e curiosità gastronomiche – si sviluppa un racconto di un rapporto umano e professionale unico, caratterizzato da affetto, fiducia e passione per la cucina.
Questo straordinario scambio epistolare offre uno spaccato della vita di D’Annunzio che altrimenti sarebbe rimasto sconosciuto: quello degli spazi privati, della cucina, dei pasti, delle abitudini quotidiane e dei rapporti con coloro che vivevano e lavoravano al suo fianco.
La figura di Suor Intingola, in particolare, consente di restituire dignità e visibilità a una donna che, lontana dai riflettori, rappresentò per D’Annunzio qualcosa di più di una semplice cuoca: fu una presenza fidata, una confidente e un punto di riferimento nella sua vita quotidiana, capace di interpretare e trasformare in piatti i desideri, spesso imprevedibili, del Vate.
Il racconto di questa affascinante storia sarà presentato da Maddalena Santeroni, autrice e studiosa, e Federico D’Annunzio, pronipote del poeta. Venerdì 11 settembre, alle ore 18.00, Maddalena Santeroni guiderà il pubblico alla scoperta del legame tra Suor Intingola e D’Annunzio, anche attraverso il volume La cuoca di D’Annunzio. I biglietti del Vate a “Suor Intingola”. Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittorial (Utet Libri), scritto in collaborazione con la giornalista e scrittrice Donatella Miliani.
Sabato 12 e domenica 13 settembre, alle ore 18.00, sarà quindi Federico D’Annunzio a condividere aneddoti e curiosità legati alla figura del poeta, alla sua vita domestica e alla sontuosa, talvolta eccentrica, tavola del Vittoriale.
A questi incontri del fine settimana si affiancheranno letture di alcuni dei messaggi più curiosi dell’epistolario, affidate all’attrice toscana Maria Cassi, conosciuta per le sue interpretazioni ironiche e di classe.
Le parole di D’Annunzio riprenderanno vita attraverso i biglietti destinati alla sua cuoca, rivelando la vivacità, l’ironia e la complicità di una relazione costruita attorno al piacere del cibo. Al termine di ogni incontro, il pubblico avrà l’opportunità di assaporare alcuni dei piatti più cari a Suor Intingola e al “Padre Priore”, come talvolta D’Annunzio firmava le lettere indirizzate a lei. Le preparazioni saranno realizzate da Lo Scalco Catering di Firenze e servite sui piatti della collezione “Ricette di Famiglia” di Bitossi Home.
A cura della Libreria BRAC, sarà disponibile per la vendita e la firma del libro di Maddalena Santeroni e Donatella Miliani, La cuoca di D’Annunzio. I biglietti del Vate a “Suor Intingola”. Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittoriale (UTET Libri).
Albina Lucarelli Becevello incontrò D’Annunzio a Venezia, dove lavorava come cuoca alla Casetta Rossa. Lo seguì poi a Fiume e successivamente al Vittoriale di Gardone Riviera, dove rimase al suo fianco fino alla morte del poeta nel 1938, assumendo il ruolo di responsabile della cambusa e di cuoca personale. Al Vittoriale, Suor Intingola gestiva quello che D’Annunzio riteneva il suo “regno del fuoco”: una cucina spaziosa e luminosa, curata nei minimi dettagli, completa di ghiacciaia e attrezzature per preparare una varietà di piatti. Era pronta a mettersi ai fornelli a qualsiasi ora, anche per soddisfare le richieste più insperate del Vate.
Salutista attento alla sua forma fisica e, nel contempo, raffinato gourmet, D’Annunzio viveva il suo rapporto col cibo in modo complesso: alternava digiuni prolungati a abbuffate abbondanti e caotiche, spesso innescate dall’arrivo di qualche amante. Questi erano i momenti in cui il poeta lasciava libero sfogo alla sua creatività con disposizioni culinarie dettagliate rivolte a Suor Intingola, con toni ora scherzosi e poetici, ora diretti.
La cuoca era sempre pronta a tradurre le richieste del Vate in menù articolati, dove cibo ed eros si intrecciavano seguendo i ritmi, gli stati d’animo e i desideri di una vita priva di orari. Il repertorio gastronomico di D’Annunzio comprendeva risotti, costolette di agnello e di vitello, frittate, polpettoni freddi, pernici, cannelloni e spaghetti alla chitarra, oltre alle immancabili uova sode, uno dei cibi preferiti del poeta. E poi zabaioni, biscotti, cioccolatini, marron glacé e insalate di frutta con arance, liquore e gelato.
Attraverso la corrispondenza emerge chiaramente l’unicità del legame tra D’Annunzio e la sua cuoca.
Oltre 2.000 lettere e messaggi furono inviati dal poeta a Suor Intingola nel corso degli anni, redatti su piccoli fogli o su carta intestata, per esprimere richieste, desideri, gusti, curiosità e istruzioni culinarie.
Un epistolario straordinario, conservato al Vittoriale degli Italiani, in cui D’Annunzio si rivolgeva a Suor Intingola con un tono confidenziale, affettuoso e giocoso, dandole soprannomi fantasiosi come “Suor Intingola”, “Suor Ghiottizia”, “Cuoca Pingue”, “Regina del biscotto” e tanti altri.
Le lettere rivelano quindi un D’Annunzio inedito, immerso nei piccoli riti quotidiani, nelle voglie improvvise, nei digiuni e nei banchetti e allo stesso tempo attento alla donna che conosceva meglio di chiunque altro i suoi gusti culinari.
È un rapporto fondato su fiducia, complicità e affetto, in cui la cucina diventa un vero e proprio linguaggio condiviso.
