Dopo due anni dalla contestazione relativa all’antenna di telefonia mobile in via Chiassatelle, il Comitato Stop 5G Empoli si riattiva sull’argomento dopo che ai ricorrenti è stata notificata l’ingiunzione di pagamento delle spese processuali a seguito della sentenza del TAR.
Nella loro comunicazione, gli attivisti ricordano la mobilitazione iniziata a maggio 2024 e ciò che definiscono “un evidente inganno” nella comunicazione riguardante l’installazione dell’impianto. Il Comitato sostiene che il ricorso rappresentasse “una delle diverse forme di protesta non violenta”, rimarcando l’“accanimento” del Comune nei confronti dei cittadini coinvolti.
Dopo aver reso noto che la somma richiesta è già stata raccolta, il Comitato comunica che “proseguiamo e intensificheremo la sottoscrizione di solidarietà nelle prossime settimane”, anche in vista di potenziali ulteriori richieste legate alla questione.
Di seguito il testo completo della nota del Comitato Stop 5G Empoli.
Due anni fa, a maggio 2024, un’antenna di telefonia è apparsa in un solo giorno sopra un edificio di via Chiassatelle nel Borgo. È stato in quel momento che è emerso anche per altre installazioni il nostro Comitato, il quale ha costretto il Comune a garantire una comunicazione più chiara e maggiore attenzione.
Nel 2021, i residenti di Borgo erano riusciti a evitare l’installazione di un’antenna da terra in via Pulidori, che sarebbe stata ancora più devastante per l’estetica e la salubrità del quartiere, già in condizioni precarie. Per quanto riguarda l’antenna di via Chiassatelle, il Comune ha agito come se tutto fosse già avvenuto, suscitando l’indignazione dei cittadini per la mancanza di trasparenza: il cartello di cantiere era volutamente illeggibile, e la comunicazione ufficiale del Comune su WhatsApp giustificava la chiusura temporanea di via Chiassatelle e via Chiarugi parlando di “Rifacimento del lastrico solare”. Un chiaro inganno.
In quel contesto, alcuni abitanti del quartiere Borgo, vedendo l’antenna sorgere davanti alle loro finestre, hanno richiesto l’accesso agli atti e, pochi giorni dopo aver ricevuto la documentazione dal Comune, hanno presentato ricorso al TAR.
Il processo è durato circa un anno e la nuova Giunta comunale ha difeso la legittimità delle scelte fatte, opposta alle richieste delle famiglie ricorrenti, che avevano espresso un malcontento condiviso da parte della cittadinanza. Questa posizione è stata mantenuta nonostante il sostegno di migliaia di residenti Empolesi attraverso firme su petizioni contrarie alla proliferazione delle antenne, costruite secondo criteri di massimo contenimento dei costi.
La nuova Giunta comunale ha mantenuto la posizione della precedente amministrazione, senza offrire valutazioni critiche sul ricorso. Durante il giudizio, è stata avanzata anche la richiesta di condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese legali sostenute dal Comune e dalla società. La sentenza, sfavorevole ai ricorrenti, è stata emessa lo scorso luglio, ordinando il pagamento delle spese legali a favore di entrambe le controparti, per un totale di circa 9.000 euro.
Data la normativa italiana, spesso influenzata da interessi lobbistici, e la posizione del TAR Toscano, l’esito sfavorevole non ci ha sorpresi; il ricorso era una delle forme di protesta non violenta per esprimere indignazione. Quel che ci sorprende è questo accanimento inconsueto (e imprudente) da parte del Comune contro i propri cittadini, con migliaia di sostenitori dei ricorrenti che continuano a mostrare grande sensibilità sul tema.
Il martedì 19 maggio, i ricorrenti hanno ricevuto l’ingiunzione di pagamento dal Comune. I ricorrenti hanno già raccolto la somma, in gran parte autonomamente e in parte grazie alle sottoscrizioni già effettuate dal Comitato. Pertanto, proseguiamo e intensificheremo la sottoscrizione di solidarietà nelle prossime settimane per risarcire i ricorrenti, in vista di una possibile, ulteriore richiesta simile da parte di Iliad.
Il Comitato Stop5G si è riunito in assemblea presso la CdP di Ponterotto il 26 maggio 2026
