“Sfortunatamente, non posso essere presente il 1° giugno a Siena per la cerimonia commemorativa della Strage di Via Dei Gazzani, dove due giovani Carabinieri del Nucleo Radiomobile della città del Palio hanno perso la vita a causa di un criminale. Sento il dovere di intervenire su questo tragico evento per mantenere viva la memoria. Si celebra il 36° anniversario del duplice omicidio perpetrato da Sergio Cosimini, responsabile materiale del crimine, che ha portato alla morte dei Carabinieri Mario Forziero e Nicola Campanile del Nucleo Radiomobile di Siena, mentre tentavano di fermare e controllare questo soggetto pericoloso. Cosimini, qualche mese prima, il 26 dicembre 1989, a Firenze in via Di Barbacane, aveva ucciso mio padre Antonio Cordone, un noto personaggio del mondo sportivo fiorentino (calciatore, podista e allenatore), senza alcun motivo, mentre passeggiava con il suo cane. Tuttavia, l’uomo rimase libero poiché le indagini non portarono a lui come autore del delitto. Questo tragico evento di Firenze è passato alla cronaca come ‘Il Giallo di Santo Stefano’. Cosimini fu catturato a Siena, dove aveva parenti, e, grazie a una perizia psichiatrica, fu dichiarato totalmente infermo di mente. In base all’articolo 88 del Codice Penale, non fu ritenuto imputabile per vizio totale di mente: così evitando processo, pena e carcere, fu comunque riconosciuto socialmente pericoloso. Attraverso una misura di sicurezza detentiva, fu internato per 10 anni nell’OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) di Montelupo Fiorentino, da cui evase nel 1998, e successivamente da altri OPG in Italia, inclusi Castiglione Delle Stiviere (MN). Con la chiusura degli OPG, sembra sia stato trasferito alla REMS (Residenza per l’esecuzione delle Misure di Sicurezza) di Volterra, dove non è prevista vigilanza armata, a differenza degli OPG, e non abbiamo più notizie di lui. Per noi parenti delle vittime, ottenere informazioni è molto difficile e potrebbe anche essere stato rimesso in libertà. Ricordando con emozione i Carabinieri Mario Forziero e Nicola Campanile e unendoli al ricordo di mio padre Antonio (sono tutti Abele del nostro tempo), mi chiedo se sia giusto che mentre noi familiari delle vittime ricordiamo ogni anno, con solenne cerimonia a Firenze e a Siena, i nostri cari, non si possa sapere dove si trovi oggi l’assassino dei nostri familiari. Le Autorità competenti dovrebbero fornirci una risposta. Inoltre, in passato, ho presentato una proposta di riforma dell’articolo 88 del Codice Penale sul ‘Vizio totale di mente’ e ho messo in luce come in Italia vi sia spesso un uso strumentale delle perizie psichiatriche nei processi. Purtroppo, questo sistema giurisdizionale, così com’è, uccide due volte le vittime e schiaccia ogni giorno la vita dei loro familiari sotto un pesante fardello.”
Marco Cordone (portavoce e fondatore del comitato Dalla parte di Abele)
