Un nuovo metodo per la colonscopia dedicato ai pazienti anziani più vulnerabili ha attirato l’attenzione internazionale in Sudafrica. Recentemente, durante l’apertura del congresso Endo 2026 (World Endoscopy Organization) a Città del Capo, è stato messo in evidenza lo studio Platone, una ricerca interamente italiana, un progetto multicentrico coordinato dalla Gastroenterologia di Pescia dell’Ausl Toscana centro. Questa ricerca è stata selezionata tra i tre migliori contributi scientifici a livello globale, ricevendo il prestigioso “Glaciomar Machado Distinguished Abstract Award”.
L’indagine, promossa dall’Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri), ha affrontato una delle principali difficoltà nella prevenzione del tumore al colon: la sfida di assumere grandi quantità di liquidi per la preparazione intestinale. Per un paziente anziano, bere due o più litri di soluzione preparatoria può essere un ostacolo insormontabile, portando spesso a esami incompleti o a rinunce.
Lo studio Platone (acronimo di PEG bowel preparation in elderly outpatients) ha confrontato una preparazione a basso volume (solo 1 litro) con quella standard da 2 litri. I risultati presentati dal dottor Paolo Montalto, direttore della Gastroenterologia di Pescia e presidente eletto di Aigo, sono inequivocabili: il regime da un litro non è solo comparabile a quello tradizionale, ma si è rivelato superiore in termini di efficacia nel garantire una pulizia adeguata e nella capacità di individuare le lesioni.
«Semplificare la procedura per i pazienti anziani non è solo una questione di comodità, ma di sicurezza e efficacia clinica – ha dichiarato il dottor Paolo Montalto a margine della presentazione –. In una popolazione che invecchia, con un aumento delle colonscopie e un rischio maggiore di tumore colo-rettale, ci troviamo oggi con pazienti con preparazione inadeguata nel 20% dei casi.
«I nostri dati dimostrano che ridurre il volume del preparato facilita l’aderenza dei pazienti, garantendo ai medici una visibilità migliore e, di conseguenza, una diagnosi più precisa», ha concluso il professionista.
Il progetto scientifico multicentrico – che ha coinvolto 300 pazienti anziani trattati in regime ambulatoriale – è stato realizzato grazie a una collaborazione attiva della Gastroenterologia dell’ospedale Ss. Cosma e Damiano di Pescia (centro coordinatore nell’ambito della Gastroenterologia Pistoia-Prato diretta dal dottor Mario Lombardi). Hanno contribuito anche la Gastroenterologia oncologica del Cro di Aviano (con il direttore professor Renato Cannizzaro), la Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Asst Sette Laghi di Varese (con il direttore dottor Sergio Segato e lo sperimentatore dottor Marco Balzarini) e la Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Firenze dell’Ausl Toscana centro (con il direttore dottor Ottaviano Tarantino e lo sperimentatore dottor Bernardo Fani).
Dal punto di vista tecnico, lo studio è stato eseguito seguendo un rigoroso protocollo “in cieco”: l’endoscopista che eseguiva l’esame non era a conoscenza del tipo di preparazione assunta dal paziente, garantendo così l’assoluta imparzialità del giudizio. Oltre ad essere più facile da bere, il preparato da un litro ha mostrato un eccellente profilo di sicurezza e tollerabilità, rendendolo lo standard ideale per chi ha superato una certa età e deve affrontare screening ambulatoriali.
Il riconoscimento ricevuto a Città del Capo evidenzia come la ricerca clinica italiana, sostenuta dalle strutture ospedaliere pubbliche, sia ancora capace di definire le linee guida internazionali, ponendo al centro la qualità della vita del paziente senza compromettere la precisione diagnostica.
Fonte: Ausl Toscana Centro
