Lutto cittadino nei comuni del Mugello in memoria delle vittime palestinesi

Pisa: denunciati 54 attivisti pro-Palestina per blocchi a treni e strade

32 0

La Questura di Pisa ha emesso 54 denunce a carico di altrettanti attivisti pro Palestina che, nei mesi scorsi, hanno preso parte a manifestazioni in città. Tra queste si ricordano le iniziative di ottobre, quando si sono occupati temporaneamente i binari alla stazione ferroviaria, l’invasione dei binari del 4 settembre e, tra gli altri episodi, il corteo che ha raggiunto la Fi-Pi-Li, oltre a un nuovo blocco per fermare un treno merci, verificatosi il 12 marzo.

In totale, sono 140 i capi di imputazione contestati. “In questi giorni, cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell’ultimo anno hanno ricevuto notifiche di conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa, riguardanti le incredibili mobilitazioni di massa dello scorso estate e autunno contro guerre e genocidi. Parallelamente, sono arrivate decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro a carico di chi ha partecipato al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa il 12 marzo, un’iniziativa pacifista che ha ottenuto un grande sostegno a livello nazionale e oltre,” si legge in una nota dei primi firmatari di un appelloper la libertà di opporsi a guerre e genocidi e contro i tentativi di repressione“, rivolto alla cittadinanza e al tessuto sociale, politico, culturale, associativo, sindacale e accademico della città. Tra i firmatari ci sono Studenti per la Palestina, Movimento No Base, Cambiare Rotta – Organizzazione Giovanile Comunista, Potere al Popolo!, Rete dei Comunisti, Unione Sindacale di Base, Palestra Popolare La Fontina, eXploit!, Una città in comune e Rifondazione Comunista, che domani organizzeranno una conferenza stampa in piazza XX settembre a Pisa per discutere delle oltre 60 denunce e sanzioni.

Chi sono queste più di 60 persone colpite dai provvedimenti giudiziari? Studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani,” prosegue la nota. “Professionisti del settore sanitario, delle pulizie, del turismo e dei servizi, madri che erano presenti con i loro figli alle manifestazioni, driver della logistica, residenti nei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati e persino consiglieri comunali. Questo procedimento unisce episodi diversi, tentando di criminalizzarli, nonostante le differenze nel tempo, nelle modalità, nei luoghi e nei protagonisti.” Tali provvedimenti “non sono un caso isolato, ma riflettono una dinamica repressiva che attraversa l’intero Occidente.” I firmatari dell’appello sottolineano che “di fronte alla tragedia della guerra e del genocidio, scioperare e manifestare significa dichiarare che il proprio lavoro, i binari della propria stazione e la propria terra non devono mai più servire alla logistica bellica. La decisione di fermare il passaggio delle armi nella nostra città è un atto di responsabilità che non riguarda solo le decine di persone sotto indagine, ma le migliaia che hanno intrapreso azioni. Le mobilitazioni, nate in solidarietà con la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, hanno segnato un momento decisivo: mentre il governo israeliano cerca di fermare in mare gli aiuti umanitari necessari a un popolo martoriato, noi abbiamo scelto di fermare a terra il flusso di armi che alimenta il massacro. In quei giorni abbiamo dimostrato che è possibile uscire dalla routine produttiva per opporsi concretamente alla guerra. Da quell’esperienza sono sorte reti di insegnanti, medici e collettivi studenteschi, creando un’infrastruttura sociale che vive nelle nostre scelte quotidiane. Rifiutare la collaborazione con l’industria bellica, opporsi alla costruzione di nuove basi militari e fermare i trasporti di armi sono oggi le uniche azioni tangibili per intervenire dove la guerra avanza, con l’obiettivo di fermarla.”

Di conseguenza, è stato lanciato un appello che sarà diffuso domani: “Non rinunceremo alla libertà di combattere e ripudiare guerre e genocidio. Non sarà il tentativo di repressione a fermare una lotta giusta e collettiva per la Pace, la Dignità umana, e la Solidarietà tra i popoli. Pertanto, invitiamo tutte le realtà politiche, associative, sindacali, collettivi, comitati e movimenti, così come singoli e figure pubbliche, a unirsi a questo appello per dare un segnale chiaro: rispondiamo agli attacchi rilanciando in ogni modo la mobilitazione per una Palestina libera, contro la militarizzazione e per una vita priva di guerra.”

<< Indietro

Fonte notizia