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Perde la vista a causa di una malattia, licenziato dopo dieci anni di lavoro: scatta la protesta della FIOM CGIL di Livorno

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La FIOM CGIL Livorno manifesta una forte preoccupazione e indignazione per il licenziamento di un lavoratore iscritto al sindacato, residente a Cecina, di 43 anni, dipendente della E-Repair S.r.l. di Livorno per circa dieci anni, colpito da una grave malattia che gli ha comportato la perdita della vista.

Negli scorsi tempi abbiamo avuto vari incontri con la direzione aziendale, chiedendo di esplorare soluzioni diverse dal licenziamento e vie che garantissero la tutela occupazionale del lavoratore – dichiara in una nota Massimo Braccini, Segretario Generale Fiom Livorno -. Tuttavia, l’azienda ha confermato la sua decisione di procedere con il licenziamento per superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL Metalmeccanici Confapi“.

La FIOM CGIL sottolinea come, di fronte a una grave disabilità sopravvenuta, il tema cruciale debba focalizzarsi sulla continuità lavorativa e sulla tutela della dignità della persona. In questo contesto, il sindacato ha richiesto di esaminare attentamente tutte le opzioni disponibili: dalla ricollocazione interna all’assegnazione di mansioni compatibili, fino all’attivazione di percorsi di reinserimento lavorativo e di eventuali “accomodamenti ragionevoli” previste dalla normativa sulle disabilità.

Per queste ragioni impugneremo il licenziamento e chiediamo di conoscere quali soluzioni alternative siano state vagliate concretamente prima di giungere a una decisione così grave – continua la nota – eventuali ricollocazioni; assegnazione di mansioni compatibili; percorsi di reinserimento lavorativo; accomodamenti ragionevoli previsti dalla normativa sulla disabilità; ogni altro strumento utile a salvaguardare il posto di lavoro“.

Il sindacato ribadisce con fermezza che non può essere accettato il principio secondo cui una persona, dopo dieci anni di lavoro, venga espulsa dal ciclo produttivo nel momento di fragilità. “La perdita della vista non può comportare automaticamente la perdita del lavoro“, evidenzia la FIOM CGIL Livorno.

Secondo l’organizzazione sindacale, un’azienda non deve essere valutata solo dai risultati economici, ma anche dalla capacità di garantire inclusione, continuità e protezione dei propri lavoratori, specialmente nei momenti di difficoltà. Questa vicenda, in tal senso, è vista come una questione che interroga l’intero sistema produttivo e istituzionale.

Il rischio è quello di inviare un messaggio inaccettabile: che fino a quando una persona è produttiva è parte dell’azienda, mentre quando si ammala o diventa fragile può essere esclusa“, prosegue Braccini.

Per la FIOM CGIL Livorno si tratta di un principio che non può essere accettato e annuncia quindi che seguirà la vicenda in tutte le sedi sindacali, legali e istituzionali competenti, in modo che “vengano verificate tutte le possibili tutele previste dall’ordinamento“.

Il modo in cui vengono trattati i lavoratori più vulnerabili è un indicatore chiaro della qualità sociale del lavoro e del modello di società che si vuole costruire“, conclude Braccini.

Fonte: Fiom Livorno

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