Violazione degli obblighi dopo l'arresto per maltrattamenti

Detenuti in protesta nel carcere di Pisa: scoperti microfoni nascosti nelle celle

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Detenuti in rivolta al carcere Don Bosco di Pisa, dove diverse decine di reclusi hanno iniziato una mobilitazione all’interno dell’istituto dopo aver denunciato la presenza di microspie, telecamere e altri dispositivi elettronici nelle celle. La protesta è scattata nel tardo pomeriggio e ha interessato il secondo reparto giudiziario. Fuori dal carcere si trovano agenti della polizia, carabinieri e personale della polizia penitenziaria, mentre all’interno sono intervenuti anche veicoli del 118.

La protesta avrebbe preso avvio intorno alle 19 ed è stata preceduta da una prima diretta su TikTok realizzata da un detenuto dopo il ritrovamento dei dispositivi. Durante la diretta, un detenuto di origine albanese avrebbe raccontato che il giorno precedente i reclusi erano stati fatti uscire dalle loro celle per alcune ore con la scusa di una prova di evacuazione. Al rientro, secondo quanto riportato dai detenuti, sarebbero state scoperte le apparecchiature nascoste.

In una seconda diretta, trasmessa nonostante le restrizioni sull’uso di cellulari, alcuni detenuti hanno denunciato di essere stati colpiti con manganelli dagli agenti della polizia penitenziaria durante gli scontri che si sono verificati all’interno del carcere. Nelle immagini della diretta, i detenuti apparivano a volto scoperto e, stando a quanto riportato dall’agenzia, non presentavano segni evidenti di percosse.

Nel frattempo, da Roma sono giunti alcuni negoziatori della polizia penitenziaria, impegnati a cercare di persuadere i detenuti a fermare la protesta. Non è attualmente possibile stabilire per quanto tempo dureranno le trattative. Fuori dal carcere si sono inoltre radunati alcuni familiari e amici dei detenuti.

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha comunicato sui social di seguire “con grande attenzione” gli eventi al carcere di Pisa: “In queste ore la priorità assoluta è riportare la situazione alla normalità senza conseguenze per i detenuti e per il personale della Polizia Penitenziaria“, ha scritto Giani, auspicando che “regnino responsabilità e dialogo” e che “la situazione possa tornare rapidamente alla normalità, garantendo sicurezza, legalità e dignità per tutti“. Giani ha inoltre sollevato la questione delle condizioni carcerarie: “Sovraffollamento, carenze strutturali e condizioni di vita precarie sono problemi che non possono essere trascurati e sui quali è necessario intervenire“.

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