Resistenza: Il contributo delle donne in Toscana. Eventi e celebrazioni per l’ottantesimo della Liberazione.

Resistenza: Il contributo delle donne in Toscana. Eventi e celebrazioni per l’ottantesimo della Liberazione.

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“Resistenze, femminile plurale. Storie di donne in Toscana”; è non solo un progetto, ma anche una pubblicazione che ha avviato le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della Liberazione, dedicata a una pagina di storia speciale, con l’intento di recuperare una memoria cruciale e rendere onore alle protagoniste.

Nell’Auditorium Spadolini di Palazzo del Pegaso, i sacrifici e le azioni di molte donne, supportati da documenti, attestazioni, interventi e testimonianze, hanno riacquistato il loro giusto valore, trovando finalmente un posto nella storia. Questo è solo l’inizio di un percorso che proseguirà nei mesi e negli anni a venire.

Come evidenziato da Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale: “Esistono pagine della nostra storia che non possono essere dimenticate. Pagine che sono state scritte non solo con l’inchiostro, ma anche con il coraggio, le scelte e i sacrifici di donne e uomini che hanno creduto in un futuro migliore, anche in tempi di guerra, sopraffazione e paura. Questo libro è una di quelle pagine. Una poderosa raccolta di voci femminili che ci raccontano la Resistenza in Toscana, attraverso lo sguardo, le azioni e l’impegno di tante donne fondamentali nella lotta di Liberazione”.

“Non stiamo assistendo – ha continuato Mazzeo – a una semplice ricostruzione storica. Queste sono storie reali, spesso dimenticate o marginalizzate, che meritano oggi di essere riportate al centro del nostro racconto collettivo. Donne giovani e meno giovani, contadine e studentesse, madri e figlie, che hanno scelto di resistere. Hanno rischiato tutto, e in molti casi, hanno perso tutto, ma non hanno mai smesso di credere nella libertà.” Come presidente dell’Assemblea legislativa della Toscana, Mazzeo ha espresso il suo “dovere umano, prima ancora che istituzionale, di rendere omaggio a queste figure straordinarie. Lo faccio – ha spiegato – con profonda riconoscenza, ma anche con la consapevolezza che la memoria, da sola, non basta. Va coltivata, protetta, e trasmessa. E per questo, da anni, il Consiglio regionale ha deciso di investire risorse ed energie nella difesa dei valori antifascisti, nella promozione della cultura della pace e della democrazia, e nella costruzione di una cittadinanza attiva e consapevole.” “Gli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea della Toscana, sostiene con forza il Consiglio regionale (che ha recentemente approvato una legge per garantire finanziamenti stabili agli Istituti storici, con una successiva allocazione di 750.000 euro per mantenere viva la cultura della Memoria), sono custodi preziosi di questa memoria. Questo volume parla al cuore e alla coscienza: ci ricorda che la libertà è una conquista quotidiana, mai scontata.” ha ribadito Mazzeo. “Difendere i valori della nostra democrazia implica anche far tesoro della memoria e assumere decisioni coerenti – ha concluso il presidente – come ha fatto il comune della città laniera: con la revoca dell’onorificenza concessa a Mussolini nel 1924, egli non sarà più cittadino onorario di Prato. Una decisione storica, non ideologica.”

“Restituire il giusto riconoscimento al contributo delle donne all’antifascismo e alla Resistenza ci aiuta anche a non smarrire il significato del pluralismo politico, culturale e sociale che ha caratterizzato quel periodo storico, da cui sono nate la Repubblica e la Costituzione”, ha messo in rilievo Vannino Chiti, presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea, aggiungendo che “le donne furono una presenza decisiva e agirono in molteplici modalità, e al loro ruolo è necessario, finalmente, rendere giustizia”. “Con questo progetto inizia, non si conclude, il nostro impegno degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea regionali e provinciali per restituire volto e vita a tutte quelle donne che, in vari modi, si opposero al fascismo e al nazismo, mettendo a rischio le loro stesse esistenze – ha ricordato Chiti, sottolineando che è in fase di sviluppo anche un sito per continuare il percorso di ricerca e racconto. “Le cinquanta donne di cui abbiamo reso omaggio oggi sono molte, ma non tutte: le biografie ricostruite nel volume sono significative, ma di certo molto lontane dal rappresentare la coralità di una straordinaria presenza femminile. Per riportare alla luce la memoria di molte di esse, occorre esplorare percorsi ancora non indagati dalla storia, dove il contributo delle donne è stato ingiustamente relegato in secondo piano dal maschilismo dominante dell’epoca, anche all’interno delle stesse organizzazioni antifasciste e nelle brigate partigiane. È noto che alle donne combattenti fu negato di sfilare con le armi che avevano impugnato durante i mesi di lotta, nelle manifestazioni celebrative della riconquistata libertà – ha continuato il presidente dell’ISRT – Eppure, svolsero azioni determinanti: furono staffette, ospitarono nelle loro case renitenti alla leva, ebrei perseguitati, partigiani e oppositori bisognosi di asilo e cure, e portavano vestiti e cibo ai prigionieri del regime.” Chiti ha chiuso ringraziando Ilaria Cansella e Francesca Cavarocchi “per questo progetto prezioso e necessario”.

Basandosi sulla documentazione raccolta negli archivi della Rete toscana degli Istituti della Resistenza, è stato come riempire un album di famiglia, scheda per scheda, che rappresenta e racconta alcune delle donne coinvolte, che hanno avuto ruoli vari e distinti nella lotta di Liberazione dei nostri territori.

Il progetto si sviluppa su più livelli ed è stato ideato e diretto da Ilaria Cansella, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza di Grosseto, che ha coordinato l’attività della Rete Toscana degli Istituti Storici della Resistenza, e da Francesca Cavarocchi, dell’Università di Firenze, curatrice del volume. Con la collaborazione dell’Unione regionale delle Province toscane (Urpt), dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea, della Rete degli Istituti Storici della Resistenza e dell’Età contemporanea della Toscana, della commissione Pari Opportunità della Regione Toscana e dell’Università degli studi di Firenze, è stata realizzata la pubblicazione del volume, edito dal Consiglio regionale della Toscana.

Il plauso all’Assemblea legislativa è giunto da Francesca Basanieri, presidente della commissione regionale per le Pari Opportunità: “ringrazio tutto il Consiglio regionale per aver promosso una legge, la 3/2024, per valorizzare la memoria della Resistenza e dell’antifascismo come principio costitutivo dell’ordinamento regionale, e per aver voluto dare risalto all’80esimo Anniversario della Liberazione attraverso un bando che possa mantenere viva la fiamma della memoria, soprattutto per le giovani generazioni. Come Commissione regionale, abbiamo colto questa occasione per celebrare e ricordare le storie di tante donne che hanno contribuito in modo significativo alla sconfitta del nazi-fascismo in Toscana e alla nascita di un’Italia democratica.” “Sappiamo bene – ha affermato Basanieri – che le donne sono state spesso dimenticate dalla storia: sottovalutate, ignorate o relegate a ruoli subalterni rispetto agli uomini o agli eroi di turno. Anche durante la Resistenza, poche sono le storie di donne che vengono ricordate, studiate e tramandate. La Toscana vanta una grande storia di resistenza; molte province e comuni sono decorati con medaglie al valor militare e al merito civile che attestano la loro importanza nella difesa della patria e nel fermare l’avanzata dei nazi-fascisti. In tutte queste province e nei comuni, il contributo delle donne – madri, figlie, sorelle, mogli e fidanzate – è stato prezioso e fondamentale. “Raccontare – ha continuato la presidente – esattamente ciò che è stato, senza omettere nessun pezzo del puzzle di quella storia e di quel periodo, significa ristabilire una verità storica che spesso abbiamo ricordato solo a metà, non riuscendo a ricostruire completamente i momenti salienti che hanno influito sulla differenza tra liberazione e sconfitta. Non c’è stata una sola resistenza, ma moltitudini di preziose resistenze collettive, condotte da donne e uomini che, con le loro azioni, ci hanno donato libertà e democrazia.” “Questo lavoro – ha concluso Basanieri – è stato possibile a partire dalle storie e dalle testimonianze che riusciamo ancora a raccogliere nei territori toscani, dove la conoscenza diretta o il ricordo vivido di queste donne combattenti è stato strumentale per ricostruirne le gesta e il contesto. È chiaro che questo volume non può essere esaustivo, ma deve essere considerato un punto di partenza, anzi, un punto solido che sottolinea l’importanza che anche le donne, al pari degli uomini, hanno avuto in quegli anni difficili per la nostra storia. Da questo lavoro dobbiamo partire per restituire valore e dignità alle numerose storie di donne che hanno lottato per i nostri diritti”.

È proprio da questo contributo che dobbiamo partire per comprendere la Resistenza e le Resistenze. Per dirla con Gianni Lorenzetti, presidente dell’Unione delle Province della Toscana: “La Resistenza non fu solo un atto di coraggio individuale, ma una mobilitazione collettiva, in cui le donne giocarono un ruolo decisivo. Partigiane, staffette, infermiere, organizzatrici: furono loro a garantire i collegamenti tra le brigate, a curare e nascondere i feriti, a diffondere messaggi e materiali clandestini, e a sostenere attivamente la lotta per la liberazione dal nazifascismo”. “In un contesto di enorme pericolo – ha spiegato Lorenzetti -, dimostrarono un coraggio straordinario, a volte pagando con la vita o subendo dure repressioni. Raccontare queste storie significa non solo rendere omaggio alle donne che hanno combattuto per la nostra libertà, ma anche offrire un monito alle giovani generazioni sul valore della democrazia e della partecipazione civile.” “L’impegno di queste donne non si è esaurito con la Liberazione: molte di loro continuarono a essere protagoniste nella costruzione della società democratica, contribuendo al progresso dei diritti e della giustizia sociale. Ecco perché – ha concluso – ricordarle non è solo un dovere storico, ma un atto politico e culturale che rafforza i valori su cui si fonda la nostra Repubblica”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandra Petrucci, rettrice dell’Università di Firenze: “con grande piacere ma anche con tristezza considero questo volume una sorta di Spoon River, poiché raccoglie le biografie delle donne toscane che hanno partecipato attivamente alla Resistenza e di cui conosciamo ancora troppe poche storie.” “Questo libro rappresenta un passo significativo per colmare una grande lacuna. I nomi che compaiono tra queste pagine non sono nomi famosi, altisonanti, noti alla grande storia, ma queste pagine elevano le donne alla dignità di protagoniste in un’opera importante, che rende loro giustizia e le tira fuori dall’anonimato. Questo è il loro monumento, inteso non tanto come simbolo o simulacro, ma come documento, testimonianza, ricordo” ha ribadito, aggiungendo: “le donne, uniche ‘volontarie a pieno titolo nella Resistenza’, come sono state definite, volontarie perché non soggette ai bandi di reclutamento, non sono state figure di spicco nei libri di storia, ma lo sono state nelle bande armate, durante le manifestazioni, nella clandestinità, come staffette e dietro le quinte della lotta contro le forze nazifasciste, nei bui anni della Seconda guerra mondiale.”

Ed è per rendere omaggio a quelle donne che, con un gesto simbolico significativo, sono state consegnate pergamene alle loro famiglie, a testimonianza della volontà di riconoscerne il posto meritato nella storia per chi ha operato con coraggio e determinazione per la sconfitta del nazifascismo e per l’affermazione dei valori della democrazia. Il volume, che raccoglie schede biografiche di 50 donne (cinque per ogni Provincia toscana), è il risultato di un lavoro collettivo, come sottolineato negli interventi di Ilaria Cansella, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza di Grosseto, che ha coordinato il progetto della Rete Toscana degli Istituti Storici della Resistenza, e Francesca Cavarocchi, dell’Università di Firenze, curatrice del volume, che si avvale della documentazione raccolta negli archivi degli stessi istituti.

Nella cerimonia presso Palazzo del Pegaso è stato presentato il progetto, che continuerà con una campagna di comunicazione social curata dalla Rete toscana degli Istituti storici della Resistenza e dell’Età contemporanea: le biografie di queste donne toscane saranno pubblicate sui social degli Istituti della rete dal 14 aprile all’8 maggio, due al giorno, e saranno progressivamente inserite nel portale Toscana 900, per costituire la base di un futuro database sul partigianato femminile in Toscana, aggiornabile e preludio a ulteriori e più approfonditi studi. Da qui ha inizio un lavoro, necessario e complesso, che richiederà risorse finanziarie e tempi lunghi per la ricerca storica, ma che si è voluto iniziare proprio a 80 anni dalla fine della guerra di Liberazione, per restituire a quelle donne il riconoscimento e la gratitudine che meritano.

Fonte: Consiglio regionale – Ufficio Stampa

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