Uno studio della Cattolica: "Chi diffida delle persone e dei media non si fida dell'intelligenza artificiale"

Uno studio della Cattolica: “Chi diffida delle persone e dei media non si fida dell’intelligenza artificiale”

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La ricerca ha coinvolto un gruppo di 121 adulti italiani, con un’età media di 36,57 anni, provenienti da varie fasce di istruzione e professione, e ha analizzato in dettaglio il ruolo della fiducia – e della sfiducia – verso le fonti di conoscenza, umane e artificiali. Dallo studio emerge che chi manifesta una sfiducia epistemica tende a focalizzarsi maggiormente sui limiti dell’IA, mentre una maggiore familiarità con l’intelligenza artificiale si traduce in un’apertura più ampia nei suoi confronti. La ricerca sottolinea “l’importanza di promuovere la consapevolezza epistemica, cioè la capacità di valutare criticamente le informazioni, riflettere sulle modalità di formazione delle nostre convinzioni e tollerare l’incertezza,” si legge in un comunicato.

Questo si traduce “nella necessità di un’alfabetizzazione globale sull’IA: comprendere la tecnologia non solo la rende meno intimidatoria, ma consente anche di valutare con maggiore lucidità le sue potenzialità e limitazioni, promuovendo una consapevolezza epistemica più inclusiva per ogni fascia della popolazione.”

In aggiunta, è necessario “favorire un’educazione che incentivi la riflessione etica e la responsabilità sociale,” per formare cittadini “in grado di orientarsi nel complesso ecosistema informativo attuale.” Il futuro dell’IA, conclude il comunicato, “non sarà determinato solo dai progressi ingegneristici, ma dalla nostra capacità collettiva di sviluppare una fiducia consapevole, riflessiva e basata su conoscenza, trasparenza e responsabilità.”

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