Roma sotterranea: oltre 100 km² di cavità da esplorare

Roma sotterranea: oltre 100 km² di cavità da esplorare

58 0

La mappa della densità delle cavità sotterranee di Roma, aggiornata al 2026, mostra che oltre 100 km² del territorio dell’Urbe ospitano vuoti sotterranei; di questi, quasi 61 km² si trovano in aree con alta densità di cavità. Questo è quanto emerge dall’aggiornamento della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, realizzata dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’Ispra in collaborazione con l’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del CNR e l’Università della Tuscia di Viterbo, presentata oggi nel Parco Naturale dell’Appia Antica.

La mappa

Ispra, in una nota, spiega che le aree con la maggiore densità di cavità sono concentrate nei municipi I, II, IV, V e VIII, corrispondenti a zone storicamente sfruttate per l’estrazione di pozzolane e tufi, oltre che per la presenza di sistemi catacombali. Al contrario, le aree nordoccidentali e occidentali della città mostrano una minore concentrazione di cavità, dovuta alla diversa natura litologica dei terreni e alla minore intensità delle attività estrattive.

Mappati 350 km²

Sono stati raccolti circa 5.600 dati puntuali (indicanti la presenza di cavità la cui estensione non è conosciuta), 1.600 dati lineari (sugli sviluppi di cunicoli sotterranei) e poligonali (che rappresentano l’ingombro di una cavità o la sua planimetria), relativi a diverse tipologie di cavità sotterranee: cave, catacombe, ipogei, cunicoli idraulici e infrastrutture sotterranee. Questo riguarda un’area di circa 350 km² del territorio urbano di Roma caratterizzata dalla presenza di sistemi ipogei. Lo studio rappresenta un aggiornamento della carta realizzata da Ispra nel 2017, in collaborazione con Roma Capitale e le associazioni speleologiche Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma. I dati provengono da fonti bibliografiche, archivi cartografici storici, cartografie archeologiche e indagini dirette sul campo.

Le cause

Perché Roma? “La città si sviluppa su una rete complessa di cavità sotterranee di origine antropica, la cui estensione globale è ancora solo parzialmente conosciuta,” spiega Ispra. Tali cavità risultano dall’attività di escavazione e sfruttamento del sottosuolo che si è svolta, con vari livelli di intensità, per oltre 2000 anni, dall’epoca romana fino alla metà del XX secolo. La presenza di questi vuoti è uno dei principali fattori che provocano gli sprofondamenti (sinkholes antropogenici) nel contesto urbano romano.

Per Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra e Snpa, “comprendere il sottosuolo della Capitale significa afferrare una parte fondamentale della sua identità, della sua storia e del suo futuro. Sotto le strade, gli edifici e i monumenti di Roma si cela un patrimonio straordinario, frutto di secoli di stratificazioni storiche e trasformazioni urbanistiche. Una conoscenza approfondita del sottosuolo non è solo un’esigenza scientifica e tecnica, ma è uno strumento indispensabile per consentire alla città di pianificare meglio il proprio sviluppo, prevenire criticità e valorizzare risorse spesso invisibili ma di enorme valore culturale, storico e ambientale.”

Fonte notizia