ROMA (ITALPRESS) – Il settore del riciclo della plastica si trova ad affrontare una delle situazioni più critiche della sua recente storia. Walter Regis, presidente di Assorimap, Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche, affiliata a Confimi Industria, ha lanciato un allerta durante un’intervista con Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
Il quadro delineato da Regis è complesso e coinvolge la concorrenza sleale proveniente dall’Asia e l’assenza di un riconoscimento economico che valorizzi il materiale riciclato. “Il prodotto a basso costo asiatica arriva sul mercato con prezzi che possono essere anche del 50% inferiori ai nostri,” spiega Regis. Questo vantaggio competitivo è in gran parte dovuto ai costi energetici significativamente più bassi rispetto all’Europa, oltre a normative e standard ambientali meno rigorosi. Di conseguenza, negli ultimi due-tre anni, la situazione è andata peggiorando progressivamente: le aziende italiane che operano nel riciclo hanno inizialmente visto un calo dei margini, seguito da una diminuzione del fatturato, e ora si trovano a registrare utili ai minimi storici.
“L’industria del riciclo è in crisi profonda,” afferma senza mezzi termini il presidente di Assorimap.
Al centro del problema vi è una contraddizione strutturale: “La plastica riciclata possiede un valore ambientale certificato e riconosciuto. Enti di ricerca hanno dimostrato i risparmi energetici e la riduzione delle emissioni di CO2 rispetto alla produzione di polimeri vergini, ma tale valore non si traduce in alcun riconoscimento economico per i produttori di riciclato,” sottolinea Regis. La proposta di Assorimap riguarda l’introduzione di certificati bianchi o crediti di carbonio, che permetterebbero di monetizzare il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di CO2 derivanti dal processo di riciclo. Questo meccanismo risulterebbe vantaggioso anche per la redistribuzione dei costi: le aziende più inquinanti, quelle che superano i limiti di emissione stabiliti, sarebbero quelle a pagare, mentre i riciclatori, in quanto produttori virtuosi, potrebbero guadagnare i certificati. “Non ci sono costi per l’erario,” precisa Regis. “È una proposta che il settore sostiene da almeno due anni, ma che non ha ancora visto realizzazione,” aggiunge.
Uno dei problemi è legato anche ai vincoli sugli aiuti di Stato, che complicano ulteriormente il panorama normativo. Regis sostiene che “la classe politica deve essere disposta a prendere decisioni chiare per affrontare queste difficoltà.”
Per quanto riguarda la concorrenza sleale, Assorimap richiede anche l’implementazione di misure antidumping e dazi che proteggano il mercato europeo dai prodotti asiatici venduti a prezzi stracciati. Questa posizione è condivisa da molti settori industriali del continente, che chiedono all’Unione Europea di difendere le proprie scelte in materia di sostenibilità ambientale attraverso misure concrete. “L’UE ha fatto scelte fondamentali a favore del valore ambientale delle produzioni: queste scelte non devono essere abbandonate, ma perseguite,” afferma Regis. “La questione dei dazi ci interessa solo in parte, perché siamo favorevoli alla libera concorrenza,” chiarisce. In questo contesto, emerge un’altra proposta innovativa dell’associazione: il “passaporto digitale” per i materiali riciclati, uno strumento di trasparenza e tracciabilità che potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo per il made in Italy nel settore del riciclo.
In questo panorama di lotte specifiche, si evidenzia un problema più ampio. L’Italia si distingue in vari settori dell’economia circolare – carta, vetro e alluminio mostrano buone performance di riciclo – ma per quanto riguarda la plastica, resta ancora molto da fare. L’intera Europa condivide questo ritardo.
“Abbiamo approfondito e formulato strategie significative su cosa significhi circolarità rispetto alla produzione lineare,” osserva Regis, “ma non abbiamo calcolato bene il valore economico quando si parla di circolarità.”
Secondo Regis, la soluzione richiede coesione all’interno della filiera della plastica e un dialogo strutturato con il Ministero dell’Ambiente, che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nella definizione di proposte normative condivise. “Se la filiera è unita, possiamo trovare soluzioni,” conclude il presidente di Assorimap.
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