Il team di Qubit si espande con l’arrivo di un nuovo membro davvero singolare: Quby, un robot umanoide di ultima generazione. Questo innovativo robot rappresenta un passo avanti per Qubit, conferendo una dimensione fisica all’intelligenza artificiale sviluppata in collaborazione con The House of AI. Alto circa 1,3 metri e pesante circa 35 kg, Quby è in grado di muoversi, articolare gli arti e interagire con il suo ambiente. Tuttavia, è la sua intelligenza artificiale avanzata che lo trasforma in una nuova interfaccia tra gli esseri umani e la tecnologia, in grado di dialogare, accedere a informazioni specifiche, interpretare le interazioni e tradurre l’intelligenza digitale in una presenza concreta.
Con Quby, Qubit intende approfondire il concetto di intelligenza artificiale, portandola oltre gli schermi e rendendola una presenza tangibile nel mondo reale. Non è più solo un sistema con cui interagire tramite un computer o uno smartphone, ma un’intelligenza capace di immergersi fisicamente negli spazi, muoversi, comunicare e integrarsi nell’esperienza delle persone. Qubit, insieme a The House of AI, offre quindi un laboratorio mobile per la sperimentazione, in cui si esplorano nuove modalità di interazione tra esseri umani e intelligenza artificiale, combinando conversazione, conoscenza, movimento e presenza fisica.
Grazie alla creazione di un ‘cervello’ di intelligenza artificiale proprietario da parte di The House of AI, Quby diventerà un esperto di dati per ricerche di mercato e sondaggi politici, oltre a fornire supporto nelle attività di branding e marketing digitale per le aziende del gruppo (GPF, Carmi e Ubertis, The Full Project).
“Sin dalla nostra nascita, in Qubit abbiamo cercato di innovare nell’approccio alla comunicazione. Riteniamo che questa applicazione dell’intelligenza artificiale, così pratico e coinvolgente, possa portare enormi benefici a noi e ai nostri clienti”, afferma Luca Morvilli, fondatore e CEO del Gruppo. “Negli ultimi anni abbiamo imparato a dialogare con l’intelligenza artificiale attraverso uno schermo. Ora vogliamo scoprire cosa succede quando l’IA condivide lo stesso spazio delle persone”, aggiunge Fabio Ardossi, fondatore e CEO di The House of AI, parte del Gruppo Qubit.
Il progetto permetterà a Qubit e The House of AI di testare e sviluppare diverse configurazioni dell’IA, adattando le conoscenze, le personalità e le modalità di interazione a vari contesti d’uso. Un’unica intelligenza potrà, quindi, assumere ruoli, competenze e stili di interazione diversi a seconda dell’esperienza per cui è progettata.
Quby sarà accessibile ai clienti di Qubit come una nuova piattaforma per progetti di comunicazione, intrattenimento, eventi, branding e innovazione, aprendo nuove opportunità dove l’intelligenza artificiale può diventare non solo uno strumento, ma una vera presenza nell’esperienza. Il primo compito di Quby sarà quello di supportare la conduzione di un noto programma televisivo italiano. Questo rappresenta per Qubit un nuovo orizzonte di sperimentazione nel rapporto tra comunicazione, persone e tecnologia.
Morvilli: “Con Quby, valore aggiunto nella comunicazione”
“L’affidabilità dipende dall’uso che se ne fa, proprio come tutti gli strumenti. È chiaro che con un uso incoerente, l’affidabilità è assente; ma con un uso consapevole ci aspettiamo che ci sia affidabilità, in termini di valore aggiunto, migliorando la nostra capacità di pensiero, di lavoro e di idee. Il nostro obiettivo è far diventare Quby un membro delle nostre ‘squadre’, poiché è progettato con diversi ‘cervelli’ di intelligenza artificiale. Abbiamo un cervello per gli eventi, uno per le ricerche di mercato, uno per la consulenza comunicativa e uno per il branding, e a seconda del progetto utilizziamo il cervello più adatto. Vogliamo lavorare con lui come se fosse un nuovo collego, per offrire un valore aggiunto”, spiega Luca Morvilli, fondatore e CEO del Gruppo Qubit.
Secondo Morvilli, “la vera novità non è il robot in sé, ma i ‘cervelli’ che sono integrati in esso. Questo è ciò che aggiunge valore. Il corpo dell’umanoide rende l’esperienza interessante per eventi, workshop e formazione, permettendo un’interazione più diretta e concreta con l’intelligenza artificiale. Il nostro scopo è rendere l’IA accessibile, utile e, ovviamente, un supporto piuttosto che una sostituzione per gli esseri umani”, conclude.
