Pini: Un Partner Strategico del CREA nella Lotta Contro la Cocciniglia Tartaruga

Pini: Un Partner Strategico del CREA nella Lotta Contro la Cocciniglia Tartaruga

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Recentemente, durante la Mostra d’Oltremare di Napoli, è avvenuto il primo rilascio sperimentale a livello globale di Thalassa montezumae, il coleottero coccinellide identificato come “anti-cocciniglia” del pino. Questa operazione, condotta nel boschetto del Varco Marconi in sinergia con il Servizio Fitosanitario della Regione Campania e l’Università di Napoli Federico II, segna un passo significativo. Originario del Nord America e dell’America Centrale, il parassita cocciniglia tartaruga degli pini prolifera in assenza dei suoi predatori naturali. I suoi danni avanzano in modo silenzioso: conquista germogli e aghi, assorbe linfa e crea melata, favorendo l’insorgere di fumaggini che ostacolano la fotosintesi. Il pino domestico (Pinus pinea) è tra le specie più vulnerabili, poiché una pianta indebolita diventa ulteriormente preda di altri insetti nocivi. Il problema non si limita agli alberi, ma si estende anche al paesaggio, all’uso degli spazi verdi e alla sicurezza delle aree urbane.

Il CREA Difesa e Certificazione – l’Istituto Nazionale di Riferimento per la Protezione delle Piante e organismo scientifico di supporto al Servizio Fitosanitario Nazionale – ha intrapreso la via della lotta biologica classica: identificare un antagonista naturale nei territori dove il parassita è endemico, valutarne l’efficacia e la sicurezza, e testarne l’applicazione in campo. Questo percorso, supportato da un progetto di ricerca del MASAF, è stato realizzato nel rispetto delle normative vigenti per l’introduzione di specie esotiche destinate alla lotta biologica, e ha ottenuto l’autorizzazione dal MASE per essere applicato nel sito sperimentale della Campania.

“Il rilascio sperimentale di Thalassa montezumae – afferma Stefano Speranza, Direttore CREA Difesa e Certificazione – segna una svolta importante nella questione della cocciniglia, e desidero ringraziare tutto il team di ricerca del CREA che ha lavorato con grande dedizione per raggiungere questo obiettivo. Non si tratta certamente di una soluzione istantanea, ma piuttosto dell’inizio di una strategia scientifica a lungo termine, mirata a ridurre progressivamente la pressione del parassita e a ricostruire un equilibrio biologico più sostenibile. Nei prossimi mesi, i monitoraggi sul campo saranno cruciali per valutare l’impatto della procedura, analizzare gli effetti sull’ambiente e stabilire, collaborando con le istituzioni e i Servizi fitosanitari, l’eventuale estensione controllata della tecnica ad altre aree afflitte.”

– foto ufficio stampa Crea –

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