Parmigiano Reggiano: nel 2024, fatturato delle vendite previsto a 3,2 miliardi

Parmigiano Reggiano: nel 2024, fatturato delle vendite previsto a 3,2 miliardi

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La quota del mercato italiano arriva al 51,3% secondo l’osservatorio Sell-In Nielsen. Analizzando i canali di distribuzione, la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) rimane predominante con il 65%, seguita dall’industria con il 18%, che sta beneficiando della crescente popolarità dei prodotti contenenti Parmigiano Reggiano. Il settore Horeca si mantiene indietro, con un potenziale di sviluppo significativo, attestandosi al 7% del totale. Il restante 10% è ripartito tra altre modalità di vendita. Le vendite dirette dei caseifici, che si concentrano per oltre l’85% in Italia, pari a circa 9.000 tonnellate, rappresentano il 5,5% delle vendite complessive e hanno visto un incremento notevole (+13%). La quota di export oggi si attesta quasi alla metà del totale, il 48,7%, con una crescita del +13,7%. Risultati particolarmente positivi si registrano nei cinque principali mercati: Stati Uniti (+13,4%), Francia (+9,1%), Germania (+13,3%), Regno Unito (+17,8%) e Canada (+24,5%). Anche il Giappone (+6,1%), primo mercato in Asia, e l’Australia (+28,2%) mostrano un andamento incoraggiante. Con un investimento di 28,4 milioni per attività di marketing e comunicazione, Parmigiano Reggiano ha confermato il proprio impegno a diventare un autentico marchio iconico globale.

“Il 2024 ha presentato grandi sfide per il Parmigiano Reggiano, ma si è concluso con risultati strabilianti,” ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio. “Guardando al futuro, sarà sempre più necessario investire nella crescita nei mercati esteri, che rappresentano il futuro della nostra Dop. È essenziale aprire nuovi spazi nei mercati internazionali e guidare le precondizioni affinché ciò avvenga. È chiaro – ha aggiunto – che in questo contesto gli Stati Uniti giocano un ruolo cruciale. L’aumento delle tasse sul Parmigiano Reggiano è una notizia che non è certo motivo di gioia, ma il nostro è un prodotto premium e l’aumento dei prezzi non implica automaticamente una diminuzione dei consumi. Ci impegneremo a spiegare, attraverso il dialogo, perchè non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro, che non compete direttamente con i formaggi parmigiani americani. Stiamo vivendo un periodo di grande trasformazione, caratterizzato da incertezze legate a conflitti aperti, nuovi vincoli al commercio libero e una crescente attenzione da parte dei consumatori verso i valori che il nostro prodotto rappresenta, che deve emergere per diventare sempre più un marchio globale: non solo un formaggio, ma uno stile di vita, un’icona dell’arte culinaria italiana. Il Consorzio è pronto ad affrontare le sfide future”, ha concluso.

– foto ufficio stampa Parmigiano Reggiano –

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