Osservatorio Isfort: L'auto rimane il mezzo principale, mentre la mobilità sostenibile presenta disparità regionali.

Osservatorio Isfort: L’auto rimane il mezzo principale, mentre la mobilità sostenibile presenta disparità regionali.

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La ricerca condotta da Isfort mette in luce come nel 2025 si sia registrato un aumento degli spostamenti giornalieri, passando da 89 nel 2021 a 101, senza però un incremento dei chilometri percorsi. L’automobile continua a costituire oltre il 60% degli spostamenti, mentre il trasporto pubblico rimane sotto il 10%, mostrando difficoltà nel tornare ai livelli pre-pandemia del 2019. Allo stesso tempo, è aumentato l’uso delle due ruote, sia biciclette che moto. L’Indice di Mobilità Sostenibile (IMS), calcolato da Isfort in base alla percentuale di spostamenti a piedi, in bicicletta, o con i mezzi pubblici, ha raggiunto nel 2025 il 34%, un valore simile a quello del 2000, il che indica che negli ultimi 25 anni non sono stati compiuti progressi significativi nella sostenibilità della mobilità degli italiani, anche se ci sono differenze significative tra le varie regioni.

Nelle città con oltre 250.000 abitanti, la quota di spostamenti effettuati con i mezzi pubblici arriva al 18,4%, più del doppio della media nazionale; in contrasto, nei comuni con meno di 50.000 abitanti scende al 4-5%. Nel frattempo, l’uso dell’auto sfiora il 75% nei piccoli comuni e il 65% nel Mezzogiorno, un divario che solleva interrogativi circa le capacità di investimento e pianificazione locali.

“La transizione della mobilità si decide a Bruxelles, ma viene realizzata nelle città (trasporto pubblico, ferroviario, qualità dell’aria e dello spazio),” ha evidenziato Matteo Ricci, europarlamentare e Vicepresidente della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento europeo. “Il vero punto focale è il bilancio europeo 2028-2034: la proposta della Commissione prevede meno di 34 miliardi per i trasporti nei prossimi sette anni, una cifra ridottissima rispetto al fabbisogno reale di 500 miliardi per l’alta velocità. È necessario che i Comuni possano accedere direttamente alle risorse, senza intermediari. La mobilità sostenibile è una questione di giustizia sociale e va garantita. In Europa stiamo lavorando per rafforzare i diritti dei passeggeri e assicurare che si continuino a finanziare le infrastrutture locali. Tuttavia, in Italia, questa visione è spesso percepita come una spesa da ridurre, non come un investimento cruciale.”

Il divario nelle scelte riguardanti la mobilità riflette anche dinamiche generazionali e di genere: la proporzione di uso del trasporto pubblico è significativamente più alta tra i giovani (15,4%) rispetto alle fasce di età più mature (5,2%), mentre le donne tendono a fare scelte più sostenibili, in particolare per quanto riguarda la mobilità pedonale, i mezzi pubblici e le auto condivise, anche se il loro utilizzo per gestione familiare supera di quasi dieci punti percentuali quello degli uomini (34,2% contro 25,1%). Un altro aspetto degno di nota emerso dalla relazione riguarda la struttura degli spostamenti. Oltre l’80% dei viaggi avviene entro un raggio di 10 chilometri e l’85% dura meno di 30 minuti. La mobilità degli italiani si conferma, dunque, sempre più focalizzata sull’ambito locale, con implicazioni significative per le politiche urbane e la progettazione dei servizi di mobilità.

L’auto rimane un mezzo diffuso: viene impiegata non solo per viaggi di lavoro e per lunghe distanze, ma anche per le necessità quotidiane e tragitti brevi. Nel 2025, il 27,3% degli spostamenti fino a 2 km sono stati effettuati in automobile, un dato che indica un ampio potenziale per un riequilibrio modale e per incentivare modalità di trasporto più sostenibili, risultando in benefici per la salute, grazie a un aumento dell’attività fisica e alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Tuttavia, la trasformazione urbana non si limita alla mobilità in senso stretto.

“La transizione ecologica si sviluppa anche nelle nostre città, dove si integrano mobilità, infrastrutture e gestione delle risorse. Non possiamo procedere in compartimenti stagni,” ha rimarcato Simona Fontana, Direttore Generale CONAI. “Una mobilità che sia più sostenibile, città più efficienti e una corretta gestione dei materiali e dei rifiuti sono tutti elementi di un unico percorso. Le nostre città devono trasformarsi in vere miniere metropolitane in grado di consumare meno risorse, recuperando e immettendo nell’economia quelle già disponibili.”

Ulteriori spunti interessanti emergono da un altro indice fornito dallo studio, la Propensione al Cambio Modale (PCM), l’indicatore che misura la differenza tra il numero di cittadini che desiderano utilizzare di più un mezzo rispetto a coloro che ne vorrebbero ridurre l’uso. Nel 2025, questo indice è negativo per l’automobile (-10,8), mentre è positivo per i mezzi pubblici (+13,8) e per la bicicletta (+25,2).

I dati suggeriscono quindi l’esistenza di una domanda potenziale di cambiamento, con una propensione molto più forte verso la bicicletta e il trasporto pubblico rispetto ai servizi di sharing, che comunque mostrano una crescita di 2,5 punti. Il 23,8% degli italiani vorrebbe utilizzare l’auto di meno, contro il 12,9% che desidera aumentarne l’uso; per il trasporto pubblico, il 36,3% vuole incrementarne la fruizione, rispetto al 9% che intende ridurlo. Per quanto riguarda la bicicletta, il 38,2% intende utilizzarla di più e solo il 3,9% di meno.

“La propensione al cambio modale ci indica che una parte della popolazione italiana è aperta a modificare le proprie abitudini di mobilità,” afferma Carlo Carminucci, Direttore della Ricerca di Isfort. “Tuttavia, il desiderio di cambiare non si traduce automaticamente in un’azione concreta. Occorre creare le condizioni che permettano a queste disponibilità espresse dai cittadini di trasformarsi in scelte reali.”

Per convertirci alla disponibilità al cambio modale in comportamenti effettivi, uno degli strumenti individuati è l’integrazione dei servizi di mobilità, anche tramite tecnologie digitali. Questo tema è stato approfondito da Giorgio Pizzi, Dirigente della Divisione 4 della Direzione Generale Trasporto Pubblico Locale del MIT, il quale ha descritto l’esperienza di MaaS for Italy (un progetto sperimentale in 13 territori tra città e regioni per accelerare la digitalizzazione della mobilità in Italia): “Il Mobility as a Service è un paradigma che prevede l’integrazione dei servizi di mobilità e trasporto offerti dai vari operatori, rendendoli disponibili agli utenti attraverso un canale digitale, che include le funzionalità di pianificazione del viaggio e pagamento, con la possibilità di acquistare pacchetti prepagati. Il progetto MaaS for Italy ha implementato tale paradigma grazie a un’infrastruttura centrale abilitante per le piattaforme che offrono servizi agli utenti e che supportano la governance a livello nazionale.”

A completare il quadro sull’importanza dell’integrazione dei servizi, Maria Annunziata Giaconia, Direttore Operations di Regionale, marchio di Trenitalia (Gruppo FS), ha evidenziato il percorso avviato per rendere il trasporto pubblico sempre più semplice, integrato e sostenibile, attraverso strumenti quali il Biglietto Digitale Regionale e il Tap&Tap, oltre allo sviluppo dell’intermodalità e di nuovi servizi digitali: “Stiamo rinnovando la flotta: già 1.009 treni di nuova generazione sono stati consegnati, che arriveranno a 1.081 entro il 2027, per un investimento complessivo di 7 miliardi di euro. Treni più efficienti dal punto di vista energetico, accessibili e confortevoli, insieme a servizi sempre più digitali e integrati, contribuiranno a promuovere una mobilità sostenibile, semplificando l’esperienza di viaggio e incentivando il trasporto collettivo.”

Il dibattito ha messo in evidenza anche la necessità di superare una visione settoriale degli interventi sulla mobilità sostenibile. Paolo Ruffino, Senior Advisor di Haskoning, ha sottolineato l’importanza di integrare la mobilità con la trasformazione territoriale, collegando gli investimenti per la mobilità sostenibile a grandi operazioni immobiliari, urbanistiche e infrastrutturali. Questo approccio, già testato in vari contesti internazionali, potrebbe consentire di mobilitare nuove risorse e creare valore per i territori. Al centro del dibattito anche la necessità di misurare concretamente gli effetti delle politiche di mobilità. Fabrizio Penna, Direttore Generale ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ha richiamato l’importanza di disporre di metodi e strumenti in grado di quantificare i benefici ambientali e sociali derivanti dagli interventi, dalla riduzione delle emissioni alla diminuzione degli incidenti, fino alla mitigazione dell’inquinamento acustico. Un approccio in cui i dati scientifici possono diventare sempre più centrali nelle decisioni delle politiche pubbliche.

Il tema del rapporto tra emergenza climatica, scelte di mobilità e trasformazione territoriale è stato inoltre al centro dell’intervento di Enrico Giovannini, Professore di Statistica Economica e Sviluppo Sostenibile e Direttore Scientifico e cofondatore di ASviS, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di valorizzare e condividere esperienze in grado di tradurre gli obiettivi dell’Agenda 2030 in azioni concrete nei territori, anche attraverso iniziative come la Call ASviS 2026, dedicata alle buone pratiche per lo sviluppo sostenibile. Durante ECO, si è discusso anche di istruzione ed educazione ambientale, con l’intervento di Vincenzo Mannino, Consigliere per il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, alla presenza di un centinaio di studenti delle scuole superiori dei licei romani Avogadro, Giordano Bruno e Montessori.

Durante la prima giornata di ECO sono stati assegnati due premi: Nora Annesi, Docente IULM, ha premiato CONFCOMMERCIO nella persona di Giovanni Acampora, per la capacità di stimolare e coinvolgere il tessuto imprenditoriale nell’adozione di iniziative concrete a favore della sostenibilità, promuovendo innovazione, responsabilità e valore condiviso, contribuendo a trasformare la sostenibilità in un fattore strategico per la crescita e la competitività delle imprese e del territorio. Il premio ECO Comunicazione è andato alle giornaliste Alessandra Schepisi di Radio24 e Chiara Giallonardo di RAI Isoradio, le cui trasmissioni offrono uno spazio di ascolto, cura e responsabilità, raccontando con attenzione l’ambiente, la mobilità e la fruizione lenta e sostenibile del territorio.

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