All’interno di questo percorso si colloca Catalyst, presentato durante l’evento “Innovazione che cambia la vita”, organizzato da Novartis per celebrare i 250 anni di innovazione scientifica e i 30 anni dalla fondazione dell’azienda. Il progetto rappresenta un passo avanti nell’impegno dell’azienda nel mettere a disposizione dell’ecosistema salute innovazione scientifica, competenze, esperienza e capacità di sviluppare alleanze. La ricerca clinica è particolarmente centrale per Novartis: con 924 centri clinici operativi in Italia e oltre 2.000 pazienti coinvolti, l’azienda alimenta una rete di ricerca qualificata e vasta. Novartis focalizza le sue attività di ricerca e sviluppo su aree terapeutiche con un elevato fabbisogno – oncologia, cardiorenale-metabolico, immunologia e neuroscienze – impiegando piattaforme scientifiche all’avanguardia. Questo impegno va oltre la mera ricerca: vogliamo collaborare con l’ecosistema salute affinché il valore dell’innovazione si trasformi in soluzioni pratiche per i pazienti.
“Celebrare 250 anni di innovazione scientifica non ci rende solo orgogliosi della nostra storia, ma rinforza il nostro impegno a prendere responsabilità e rischi per continuare a innovare. – sostiene Federico Mambretti, Country President di Novartis Italia – Oggi la sfida non consiste solo nel varcare nuove frontiere della scienza, ma nell’assicurare che il valore dell’innovazione abbia un impatto reale sulla vita delle persone. Per questo motivo, ci proponiamo di mettere a disposizione innovazione, competenze e la capacità di costruire alleanze che contribuiscano a ridurre il divario tra ciò che la ricerca rende possibile e ciò che in realtà si traduce in beneficio per i pazienti”. Il valore umano dell’innovazione è stato ulteriormente raccontato da Paolo Giordano, che ha dedicato all’evento un’opera inedita, in cui lo scrittore riflette sul significato della scienza e sul contributo dell’innovazione medico-scientifica all’umanità, per celebrare l’unicità degli individui e migliorare concretamente la qualità della vita, in un continuo sforzo verso nuove frontiere della conoscenza.
Nonostante ciò, nel nostro Paese persistono frammentazioni e differenze organizzative che possono compromettere la capacità di attrarre nuovi studi. Altri Paesi europei hanno avuto un’accelerazione notevole: attualmente, la Spagna è il primo Paese europeo per numero di studi clinici, seguita da Francia e Germania. Il progetto Catalyst si focalizza su aspetti poco visibili ma cruciali: l’organizzazione e la gestione della ricerca clinica negli ospedali italiani. Sull’analisi dei fattori che limitano il potenziale della ricerca, come complessità burocratiche e organizzative, mancanza di figure professionali dedicate e modelli a silos che ostacolano l’integrazione della ricerca nei percorsi di cura, è nato un progetto volto ad aiutare i centri a creare le migliori condizioni per esprimere il loro potenziale nella conduzione di studi clinici, contribuendo a trasformare il progresso scientifico in opportunità terapeutiche. Il progetto sarà presto implementato attraverso iniziative pilota in Lombardia, Veneto, Toscana e Campania.
“La ricerca è una componente fondamentale del percorso di cura e la sua gestione necessita di una visione più strategica e integrata, a partire dalla standardizzazione e digitalizzazione dei processi negli studi clinici presso i centri” – commenta Paolo Petralia, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) di Verona e Vicepresidente FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) – La nostra ambizione è creare le condizioni organizzative affinché la ricerca possa generare benefici concreti e misurabili per i pazienti, i professionisti e il sistema, attraverso processi sempre più integrati, standardizzati e digitalizzati”.
– foto f03/Italpress –
