Nel Nord Est, l’export rappresenta una parte fondamentale dell’economia: in Veneto, contribuisce al 41,4% del PIL regionale, mentre in Friuli Venezia Giulia è al 40,8% e in Trentino Alto Adige al 21,9%. Tuttavia, in un contesto caratterizzato da dazi, tensioni geopolitiche e alti costi energetici, le aziende devono affrontare una sfida cruciale: diversificare i mercati senza compromettere la loro competitività. Attualmente, il 67% delle imprese del Nord Est esporta prevalentemente verso l’Unione Europea, mentre il 33% si rivolge a mercati extra-Ue, dove si aprono interessanti opportunità, specialmente in aree meno esplorate. Queste informazioni sono emerse durante l’incontro “Sviluppo internazionale delle PMI”, tenutosi a Villa Ca’ Dura a Villafranca Padovana e organizzato dalla Fondazione Civitas Ets, con il supporto di Ambico e Gift Solutions. L’evento ha riunito istituzioni, esperti di finanza agevolata, accademici e manager di spicco per discutere le sfide e le opportunità che le imprese italiane devono affrontare nei mercati globali, un contesto definito dagli stessi relatori come caratterizzato dalla “certezza dell’incertezza”.
Secondo Sace, il panorama internazionale mostra segni di crescita, ma sta rallentando dopo il rimbalzo del commercio globale nel 2025 (quasi +5% in volume). Tra il 2026 e il 2028, si prevede una crescita più contenuta, attorno al +2,3% medio annuo. Marco Martincich, direttore regionale del Business Network nel Nord Est, ha evidenziato l’importanza della diversificazione geografica, considerando che molte aziende italiane sono ancora esposte a una ristretta gamma di mercati. Ha approfondito la complessità della valutazione del rischio Paese e l’importanza delle garanzie fornite dall’ente, essenziale per una diversificazione ‘selettiva’ verso paesi con alte opportunità e rischi gestibili. Sace ha identificato 16 mercati strategici ad alta crescita per l’export italiano – come India, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, Vietnam, Brasile e Turchia – che hanno generato complessivamente circa 83 miliardi di export, pari al 12,9% del totale nel 2025.
Attualmente, in Veneto, si contano quasi 23 mila imprese attive nei mercati esteri, costituendo il fulcro dell’internazionalizzazione della regione. Queste aziende possono accedere direttamente alle nuove misure di Simest. L’apertura dei lavori ha voluto mettere in evidenza tali opportunità.
Federica Ingrosso, specialista senior in relazioni esterne di Simest, ha presentato una linea di finanziamento da 800 milioni di euro rivolta alle PMI che si affacciano sui mercati internazionali. “Questa misura – ha spiegato Ingrosso – è pensata per fornire stabilità in un periodo in cui l’incertezza è diventata la norma. Prevede un contributo fino al 30% tra fondo perduto in conto capitale e conto interessi, integrandosi con l’intera “cassetta degli attrezzi” di Simest, che include la partecipazione a fiere, lo sviluppo dell’e-commerce, l’apertura di sedi all’estero, le certificazioni e gli investimenti strategici in Africa, America Latina e India. Le opportunità e le risorse ci sono: devono essere conosciute, pianificate e utilizzate con una visione chiara”.
Il dibattito è stato arricchito dall’intervento del professor Francesco Zen, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Padova. Zen ha analizzato le trasformazioni nel sistema creditizio, sottolineando l’urgenza di rafforzare la cultura finanziaria degli imprenditori e la necessità di una politica strutturale sul venture capital, ancora troppo debole in Italia. Nicola Marzaro, CEO di Sirman spa e uno dei top manager di Forbes Italia, ha rappresentato il settore industriale, sottolineando le difficoltà legate a dazi, incertezze geopolitiche e costi energetici. In questo scenario, Marzaro ha esortato le PMI a puntare sul valore aggiunto dei loro prodotti, l’unico fattore capace di mantenere la competitività del Made in Italy sui mercati globali. Le osservazioni sono state completate dagli interventi di Marija Klaric (Ambico) e da Riccardo Grigolon e Alessandro Salvalaio, amministratori di Gift Solutions, ai quali è spettato il compito di analizzare il funzionamento delle ESCO e le barriere – economiche, normative e strutturali – che ostacolano l’efficientamento energetico delle imprese.
Concludendo, Jonathan Morello Ritter, presidente della Fondazione Civitas Ets, ha riassunto il messaggio emerso dal dibattito: “Le PMI non possono affrontare da sole la complessità dei mercati globali. Strumenti come quelli messi in atto da Simest sono sostegni decisivi per trasformare in opportunità l’incertezza. Crediamo nella collaborazione tra imprese, istituzioni e finanza pubblica: solo così possiamo guidare le aziende verso una crescita sostenibile e consapevole”. Morello Ritter ha anche sottolineato la necessità di reinvestire sul valore aggiunto del Made in Italy: “Il nostro reale vantaggio competitivo non può essere compromesso dal divario energetico o dall’incertezza dei dazi. Per superare queste difficoltà, il focus deve tornare su ricerca e sviluppo: è attraverso l’innovazione di prodotto che il Made in Italy potrà generare quel valore aggiunto capace di compensare costi e barriere. Così si determina la nostra capacità di competere nei mercati internazionali: non sul prezzo, ma sulla qualità e sulla forza dei nostri prodotti”.
