SORRENTO (ITALPRESS) – Ridurre la burocrazia e colmare il divario digitale tra le diverse aree del Paese sono obiettivi cruciali per il futuro dell’industria agroalimentare. L’innovazione deve servire a valorizzare la qualità dei prodotti, rendere i processi produttivi più efficienti e rafforzare la connessione tra alimentazione e territorio. Questa è la direzione strategica emersa durante il “World Buffalo Congress”, che si è concluso oggi a Sorrento.
L’ultima giornata dell’evento si è concentrata sulla mozzarella di bufala campana Dop. Il rapporto “Il comparto zootecnico italiano: stato dell’arte, sfide e opportunità per il Sud Italia”, realizzato dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, ha messo in luce potenzialità e criticità del settore. Questo studio analizza una filiera che deve affrontare l’aumento dei costi, l’infittirsi degli obblighi amministrativi e un accesso disomogeneo alle tecnologie digitali.
“Per il settore bufalino e per la Mozzarella di Bufala Campana DOP, la questione è fondamentale: l’innovazione può accrescere la competitività di una produzione che incarna qualità, competenze, tradizione e identità territoriale, a patto che sia realistica e orientata a risultati tangibili”, commenta il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani.
Un elemento significativo evidenziato dal rapporto riguarda il carico di lavoro imposto dagli adempimenti burocratici. Come riportato da uno studio di Confagricoltura, un’azienda tipica può dover gestire fino a 20 registri obbligatori e oltre 2.000 registrazioni ogni anno. Non è solo la quantità degli obblighi a rappresentare un problema, ma anche la frammentazione dei sistemi informativi, che aumenta il rischio di errori, ritardi e sanzioni, sottraendo risorse e tempo all’attività produttiva.
Un’altra preoccupazione è la disparità tra diverse aree geografiche nell’adozione di tecnologie avanzate. Dati dell’Osservatorio Smart AgriFood prevedono che entro il 2025, circa il 50% delle aziende del Nord adotterà soluzioni di Agricoltura 4.0, rispetto al 33% nel Sud e nelle Isole.
Le differenze nella tecnologia applicata agli allevamenti sono marcate: l’uso di robot autonomi o semi-autonomi per le operazioni in stalla è presente nel 29% delle aziende del Nord, contro solo l’8% nel Sud. Queste discrepanze sono influenzate da fattori come la dimensione delle aziende, la disponibilità di capitali e le competenze, oltre alla capacità di sostenere investimenti iniziali. La ricerca indica inoltre che le aziende del Nord sono più propense a autofinanziare l’innovazione, mentre quelle meridionali si appoggiano più frequentemente al supporto pubblico.
Grazie a incentivi, si è registrato un significativo aumento degli investimenti nella digitalizzazione negli ultimi anni, con l’80% delle aziende investendo in soluzioni digitali attratte dalla presenza di aiuti. Tuttavia, solo il 21% avrebbe comunque scelto di investire. Le aziende del Sud tendono a diversificare di più i propri investimenti, focalizzandosi sulla gestione delle risorse idriche, la salute del suolo e la qualità alimentare (Istat, Osservatorio Smart AgriFood).
È interessante notare che la percentuale di risorse dedicate al sistema della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura, l’AKIS, nel periodo di programmazione 2023-2027 è del 4,4% nel Nord Italia, mentre è solo del 2,7% nelle regioni meridionali.
Tra le tecnologie digitali, l’AI sta emergendo nel settore agroalimentare, soprattutto in ambito primario, con il 62% dei progetti censiti dall’Osservatorio Smart AgriFood riferiti alle attività in campo. In zootecnia, l’AI aiuta nel monitoraggio della salute animale, nella gestione del bestiame, nella qualità del latte, nel monitoraggio delle infrastrutture e nel miglioramento genetico. Questo scenario è particolarmente rilevante per il comparto bufalino, poiché il Sud e le Isole rappresentano il principale centro di allevamento. Secondo i dati riportati nella ricerca, il 63% delle aziende bufaline è situato nel Mezzogiorno e nelle Isole.
Un altro punto importante riguarda la finalità dell’innovazione. Per la Mozzarella di Bufala Campana Dop, innovare significa soprattutto valorizzare le caratteristiche distintive del prodotto: la qualità della materia prima, il legame con il territorio, il rispetto del disciplinare e la capacità di offrire un prodotto autentico e tracciabile. In un mercato che esplora anche cibi sintetici, il Consorzio sostiene una visione chiara: il progresso tecnologico non deve allontanare dalla qualità delle materie prime e dall’identità alimentare.
“La Mozzarella di Bufala Campana Dop è la prova concreta che il legame tra territorio, allevamento e trasformazione può generare valore economico e identità. Per proteggere questo patrimonio, dobbiamo rivolgerci al futuro, sfruttando le nuove tecnologie per migliorare la qualità. Tuttavia, l’innovazione – afferma Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop – deve essere accessibile a tutte le imprese, specialmente nel Mezzogiorno, dove l’allevamento bufalino è una risorsa strategica. Non possiamo chiedere alle aziende di investire in innovazione mentre affrontano una burocrazia opprimente e un accesso diseguale alle risorse. Serve una semplificazione delle procedure, incentivi efficaci e strumenti comuni che supportino le imprese.
– foto ufficio stampa Consorzio Mozzarella Dop –
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