Mercato Auto in Europa: Unrae Rileva un Aumento del 10,2% nelle Immatricolazioni di Settembre

Mercato Auto in Europa: Unrae Rileva un Aumento del 10,2% nelle Immatricolazioni di Settembre

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Nel mese di settembre e nel conteggio cumulativo, tutti e cinque i Major Market mostrano segni di crescita. Il Regno Unito è in testa con un aumento del 12,0%, seguito dalla Francia (+11,6%), Spagna (+10,2%), Italia (+9,8%) e Germania (+9,0%). Nei primi nove mesi dell’anno, il Regno Unito ha registrato una crescita del 10,2%, l’Italia dell’8,6%, la Spagna del 6,7%, la Germania del 5,3% e la Francia del 4,1%. Per quanto riguarda i volumi totali, l’Italia conferma a settembre la quarta posizione tra i Major Market, mantenendo il terzo posto nel periodo gennaio-settembre.

Per quanto riguarda le alimentazioni a ricarica elettrica (ECV), la situazione in Italia rimane difficile. A settembre, la quota di vetture elettriche pure (BEV) si attesta al 7,6%, posizionando l’Italia al terzultimo posto tra i 31 Paesi europei – superando solo Polonia e Croazia – con una penetrazione inferiore a un quarto della media europea (33,2% escluso il nostro mercato). Relativamente al totale delle ECV (BEV + PHEV), l’Italia è all’ultimo posto tra i Major Market con il 18,8%, mentre Francia, Germania e Regno Unito superano il 45%.

“Il negoziato europeo sul Pacchetto automotive sta avvicinandosi a un punto decisivo, ma al di là del compromesso finale, il vero nodo per l’Italia è un altro. Indipendentemente da eventuali “sconti”, il traguardo per il 2035 sarà unico per tutti i 27 Stati membri e, qualunque sia il risultato, il nostro Paese presenta un divario enorme rispetto agli altri mercati, un divario che nessuna modifica percentuale potrà colmare. La differenza nella diffusione delle vetture elettriche pure è ormai una sorta di burrone, che potrebbe compromettere la coesione europea stessa. Siamo il secondo mercato per volumi nell’UE: necessitiamo di condizioni concrete per recuperare terreno e partecipare alla transizione”, afferma Andrea Cardinali, Direttore Generale di UNRAE.

Sul tema dei rapporti commerciali tra Unione Europea e Cina, dal 1° dicembre dovrebbe entrare in vigore una misura di salvaguardia concordata con Pechino: un limite di 350.000 vetture ibride all’anno prodotte in Cina (con un aumento del 6% annuo per quattro anni), applicato a tutti i modelli fabbricati nel Paese asiatico, compresi quelli dei Costruttori europei, con esclusione delle unità a marchio cinese assemblate in Europa. A livello nazionale, il DPB approvato il 13 ottobre scorso prevede l’attivazione di una clausola di salvaguardia di circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028. La metà di questi fondi è destinata a investimenti sulla sicurezza energetica, che includono – come chiarito dalla Commissione europea – anche l’elettrificazione dei trasporti. In vista della decisione dell’ECOFIN di novembre, UNRAE richiede un’interpretazione estensiva di questa flessibilità a favore della transizione energetica nei trasporti. In questa ottica, la proposta unitaria della filiera sulla riforma fiscale delle auto aziendali consentirebbe di immatricolare circa 400.000 vetture a zero e basse emissioni nel triennio 2027-2029, con un impegno stimato di 515 milioni di euro.

“La spinta decisiva deve provenire dalle scelte nazionali, sfruttando i margini consentiti dall’Unione europea: la prossima Legge di bilancio rappresenta il primo banco di prova. Esistono spazi finanziari, grazie alla clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica. Con il prezzo del gasolio ai livelli attuali, è ormai una necessità primaria ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati per famiglie e imprese: la defiscalizzazione delle auto aziendali a zero e basse emissioni è la misura più rapida, efficace ed efficiente per invertire la tendenza, rinnovare il parco circolante e generare un mercato di usato recente e accessibile”, conclude il Direttore Generale di UNRAE.

– foto IPA Agency –

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