Manageritalia: I manager hanno appreso a 'staccare', l'estate 2026 celebra l'Italia, la famiglia e la disconnessione.

Manageritalia: I manager hanno appreso a ‘staccare’, l’estate 2026 celebra l’Italia, la famiglia e la disconnessione.

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L’estate 2026 segna un cambiamento importante per i manager italiani nelle loro vacanze. Dopo anni in cui il tempo libero era spesso spezzato da telefonate, videochiamate e piani di rientro, oggi emerge una nuova esigenza: ritagliarsi del tempo per se stessi e per i propri cari, riducendo al minimo il lavoro. Questo è quanto rivelato da una recente indagine condotta da AstraRicerche per Manageritalia, federazione nazionale dei dirigenti, quadri ed executive professionisti nei settori del commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato, su un campione di oltre 1.000 manager italiani.

Il primo dato è chiaro: quasi il 90% dei manager, precisamente l’86,8%, ha già pianificato o pianificherà una vacanza tra metà giugno e metà settembre. Ma ciò che segna davvero il cambiamento è il modo in cui vivranno queste ferie. L’Italia torna a essere la scelta principale: oltre l’82,8% dei manager ha deciso di trascorrere le proprie ferie nel nostro Paese, mentre le tradizionali destinazioni internazionali come Europa, Stati Uniti e Africa perdono terreno. Questa preferenza riflette non solo il desiderio di contenere i costi senza compromettere la qualità della vacanza, ma anche un approccio più cauto di fronte a un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e incertezze economiche.

Il significato stesso della vacanza si evolve. Per quasi tutti gli intervistati, il 97,8%, le ferie rappresentano un’opportunità per dedicarsi al partner e alla famiglia, mentre il 76,6% indica anche gli amici. Inoltre, l’88% degli intervistati vede le vacanze come un momento per riscoprire hobby e interessi che, durante l’anno, passano in secondo piano. Stanno, quindi, diminuendo le vacanze percepite come occasioni per pianificare aspetti professionali o prepararsi al ritorno al lavoro.

Anche in termini di connessione si osserva una novità: oltre la metà dei manager, il 53%, afferma che sarà completamente disconnessa o raggiungibile solo per emergenze. I dati mostrano un differente comportamento generazionale: i manager sotto i 45 anni risultano i meno reperibili, con una percentuale del 63%, mentre quelli tra i 46 e i 50 anni mantengono un livello di connessione più elevato (60%). Solo un manager su cinque continuerà a lavorare con una disponibilità paragonabile a quella abituale.

Marco Ballarè, Presidente di Manageritalia, evidenzia: “I manager hanno compreso che il benessere non è in contrasto con il raggiungimento dei risultati, ma ne è una condizione fondamentale. Saper staccare, recuperare energie e dedicare tempo alle relazioni personali significa tornare al lavoro con maggiore lucidità, motivazione e capacità di prendere decisioni. L’equilibrio tra vita e lavoro è oggi una competenza manageriale indispensabile per garantire anche ai collaboratori un adeguato work-life balance.”

Tuttavia, la disconnessione non implica un abbandono totale degli strumenti digitali. Molti manager continuano a utilizzare lo smartphone anche in vacanza: due su cinque dedicano quotidianamente tra i 30 minuti e un’ora per lavoro, mentre il 30,1% supera l’ora; fra questi, il 7,5% lo utilizza per oltre due ore al giorno. Solo il 29,7% riesce a limitare l’uso a meno di 30 minuti giornalieri, e soltanto il 2% dichiara di non utilizzare affatto il cellulare per motivi professionali. Questo evidenzia un crescente desiderio di “staccare”, ma anche la difficoltà di interrompere completamente il legame con il lavoro, anche durante le ferie.

Infine, se posti di fronte a un chiaro compromesso tra retribuzione e disconnessione totale, i manager italiani mostrano una disponibilità limitata: solo il 20,8% (5,1% “certamente sì” e 15,7% “probabilmente sì”) accetterebbe di rinunciare a parte dello stipendio in cambio della garanzia di una completa disconnessione durante le ferie, mentre quasi quattro su cinque (79,2%) non sarebbero disposti a farlo, con un netto rifiuto (“certamente no”) che raggiunge il 31,8%. Le donne si mostrano leggermente più aperte a questo compromesso (22,8% contro il 20,1% degli uomini), e nella fascia di età 51-55 anni si registra una maggiore disponibilità, con il 25,4%, molto più della fascia 46-50 anni (16,0%).

Anche il ritorno al lavoro riflette un equilibrio tra entusiasmo e affaticamento. La voglia di fare è il sentimento predominante e coinvolge il 44,7% dei manager, in aumento di 4,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Seguono la ricerca di nuove sfide (40,4%) e la curiosità verso la ripresa lavorativa (34,6%), entrambe in calo rispetto all’anno scorso. Al contempo, emerge con maggiore forza la componente emotiva più difficile del ritorno alla routine: la tristezza per la fine delle vacanze passa dal 22,9% al 31,8%, segnando l’aumento più significativo dell’indagine, con un incremento anche del disagio legato alle dinamiche aziendali (16,2%) e della percezione di fatica e stress (14,2%). Diminuisce invece l’ottimismo puro, scendendo dal 29,1% al 24,5%. Questo quadro mette in luce come i manager affrontino il rientro con energia e spirito propositivo, ma anche con una crescente consapevolezza dell’importanza di mantenere il benessere e l’equilibrio tra vita professionale e personale ottenuti durante la pausa estiva.

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