“Le conseguenze – afferma la nota – sono evidenti: nel Sud, molte Regioni non riescono a integrare le tariffe, e strutture e servizi essenziali sono a rischio chiusura, costringendo i cittadini a migrare per ricevere cure; nel Nord, l’allerta cresce: regioni come l’Emilia-Romagna segnalano di non poter più affrontare l’arrivo di pazienti dal Sud, con gravi ripercussioni sulla capacità di cura e sulla stabilità del sistema; su tutto il territorio nazionale, si registrano liste d’attesa più lunghe, una riduzione dei servizi e un incremento delle spese private ‘out of pocket’. Le tariffe incongrue del nomenclatore 2024 stanno lacerando l’Italia, impoverendo il Servizio Sanitario Nazionale e generando intollerabili disuguaglianze territoriali”.
“Difendere tariffe inadeguate è un danno per i cittadini” – sostiene la Presidente UAP, Mariastella Giorlandino -. L’appello del Ministero non risolve il problema: serve solo a rimandare responsabilità e decisioni. È urgente un nuovo nomenclatore giusto, trasparente e sostenibile, per proteggere la salute dei pazienti e garantire la sopravvivenza del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, la difesa di un atto già giudicato illegittimo pone il Ministero a rischio non solo politico, ma anche patrimoniale, come stabilito dal D.Lgs. 150/2009 (la cosiddetta ‘Riforma Brunetta’) riguardo alla cattiva gestione. Continuare a sostenere tariffe tecnicamente infondate infligge danni al SSN, ai territori e ai cittadini. Questi danni comportano una responsabilità patrimoniale che la Corte dei Conti non può ignorare e che UAP non esiterà a rivendicare”.
UAP, conclude la nota, “ha già presentato al Ministero una proposta tecnica esaustiva e riafferma la propria disponibilità a collaborare per una revisione immediata, nell’interesse del Paese”.
