Dal 2023 a oggi, si stima che circa 425.000 posti di lavoro siano stati persi a causa dell’AI, di cui 142.000 in Europa (fonte: ailayoffs.live). Il 25% dell’occupazione globale comprende professioni potenzialmente vulnerabili all’intelligenza artificiale, con tassi più elevati nei paesi ad alto reddito (34%): questo significa che 1 lavoratore su 4 potrebbe perdere il proprio impiego nei prossimi anni a causa della sostituzione da parte dell’AI – afferma Consumers’ Forum – Un rischio che colpisce in particolare le professioni con attività ripetitive e componenti digitali e testuali facilmente automatizzabili, come assistenza amministrativa, assistenza clienti nei call center, impiegati di banche e poste e traduttori, tra i molti esempi.
Non sorprende che nel 2025 in Italia, secondo uno studio del Politecnico di Milano, il numero di annunci di lavoro che richiede competenze in ambito AI sia aumentato del 93%. Questo incremento accompagna l’evoluzione del mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale, che ha raggiunto un valore di 1,8 miliardi di euro, con un incremento del +50% rispetto al 2024.
Un cambiamento che influisce anche sulla vita quotidiana degli italiani: un terzo della popolazione utilizza già l’AI per i propri acquisti online, con un valore potenziale di circa 22 miliardi di euro all’anno, considerando il mercato dell’e-commerce (beni e servizi) in Italia per il 2026.
In futuro, i dati sono destinati a crescere esponenzialmente: si prevede che entro i prossimi 10 anni in Europa il valore delle transazioni online assistite da intelligenza artificiale raggiunga i 310 miliardi di euro.
I numeri relativi all’intelligenza artificiale hanno anche un notevole impatto sull’ambiente e sulla sostenibilità: l’International Energy Agency prevede che entro il 2030 il consumo globale di energia elettrica da parte dei data center raddoppierà, arrivando a 945 terawattora rispetto ai 415 del 2024, rappresentando il 3% del consumo elettrico mondiale, incidendo su acqua, suolo e risorse naturali. Attualmente, i data center per l’AI generano tra il 2,5% e il 3,7% delle emissioni globali di gas serra – sottolinea Consumers’ Forum.
“Tuttavia, la risposta a questi problemi proviene dall’intelligenza artificiale stessa: l’AI consente la creazione di nuovi posti di lavoro e professioni, bilanciando le perdite e creando opportunità occupazionali. Può anche fornire soluzioni per limitare l’impatto ambientale, ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre i consumi energetici e gli sprechi, e migliorare i processi produttivi. Proprio per questo, anche su invito delle associazioni dei consumatori, chiederemo all’UE di accelerare sull’algoretica, affinché l’AI sia al servizio dei cittadini e diventi uno strumento per migliorare la vita quotidiana delle persone, e non per controllarla. L’Europa deve agire rapidamente e con determinazione nell’interesse di tutti i consumatori. Siamo pienamente d’accordo con la posizione di Tim, azienda associata al Consumers’ Forum, che attraverso l’Amministratore Delegato Pietro Labriola ha evidenziato la necessità di una sovranità digitale per l’Europa, considerando che i dati sono la risorsa strategica dell’economia moderna e non possono essere gestiti da operatori al di fuori dell’UE” – concludono il presidente e la vicepresidente di Consumers’ Forum, Furio Truzzi e Patrizia Modesti.
