Le misure contro il calore abbassano gli infortuni sul lavoro del 40%

Le misure contro il calore abbassano gli infortuni sul lavoro del 40%

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La piattaforma previsionale di Cnr e Inail è stata appena aggiornata con il nuovo progetto Worklimate 3.0, intitolato “Salute occupazionale e resilienza aziendale nell’era delle temperature estreme” (Bric Inail 2025). Questo progetto ha l’obiettivo di sviluppare strumenti e soluzioni innovative per proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti a temperature estreme e per rafforzare la resilienza all’interno delle aziende. Adotta un approccio integrato e multidisciplinare, coinvolgendo una vasta rete di aziende di vari settori e medici esperti impegnati in programmi di sorveglianza sanitaria. Le attività comprendono anche il monitoraggio degli ambienti di lavoro indoor non climatizzati e la gestione delle suscettibilità individuali al caldo.

Inoltre, il progetto si concentra anche sugli effetti del freddo sui lavoratori. Tra i risultati attesi c’è lo sviluppo di un prototipo di sistema di allerta per prevedere gli impatti del freddo. Nel 2024, le ordinanze erano state adottate da 15 regioni italiane, coinvolgendo oltre 1,5 milioni di lavoratori; nel 2025 questo numero è salito a 18 regioni e oltre 2,3 milioni di addetti. Per il 2026, già prima dell’inizio dell’estate astronomica, 16 regioni avevano emanato tali provvedimenti, a cominciare dal Lazio, cui si sono aggiunte più recentemente anche la Campania e le Marche, coprendo quasi tutte le regioni italiane (18, escluse Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige).

Questa evoluzione riflette la crescente attenzione verso i rischi associati al caldo estremo,” commenta Marco Morabito, ricercatore del Cnr-Ibe. “Oltre ai settori tradizionali come agricoltura ed edilizia, molte regioni hanno esteso le misure protettive a settori come il florovivaismo, per il personale impegnato in serre e tunnel agricoli, attività estrattive, logistica di piazzale, consegne urbane, manutenzione stradale e ferroviaria, igiene ambientale e comparto forestale. Calabria e Puglia hanno ampliato l’ambito alle aree confinate senza adeguata ventilazione o sistemi di raffrescamento. Un’altra novità riguarda i tempi di attuazione: Lazio, Umbria, Toscana, Liguria, Puglia e Piemonte hanno anticipato l’inizio delle misure negli ultimi dieci giorni di maggio, proseguendo fino a settembre (Lazio, Umbria, Puglia, Emilia Romagna, Lombardia, Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Molise), adattandosi a una realtà climatica che spesso presenta condizioni di rischio elevate per i lavoratori già dalla primavera fino all’inizio dell’autunno.”

L’efficacia di queste misure preventive è stata analizzata in uno studio condotto nell’ambito di Worklimate da ricercatori di Cnr e Inail, pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology. “Durante l’estate del 2024, l’anno più caldo mai registrato a livello globale, i tassi di infortuni sul lavoro nelle regioni che avevano adottato le ordinanze si sono rivelati significativamente inferiori rispetto a quelli delle regioni che non le avevano adottate, nonostante l’esposizione a calore intenso,” prosegue Morabito. “Nel settore edile, il tasso di infortuni è inferiore del 21,9% rispetto alle regioni senza ordinanza, mentre nel settore agricolo la riduzione è stata di circa il 25%. Nei giorni identificati come ad alto rischio dalla piattaforma, la diminuzione degli infortuni nel settore delle costruzioni ha superato il 40%.”

Questo studio rappresenta la prima evidenza a livello europeo dell’efficacia di una politica pubblica mirata alla prevenzione degli effetti del caldo sul lavoro e conferma che le previsioni meteorologiche e biometeorologiche possono funzionare come strumenti operativi, contribuendo in modo concreto alla riduzione degli infortuni e alla sicurezza dei lavoratori più esposti. L’aumento in termini di frequenza, intensità e durata delle ondate di calore richiede un supporto scientifico per strategie di adattamento e protezione della salute dei lavoratori.

– Foto Ipa Agency –

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