La Corte di Giustizia dell'UE conferma la multa record di 4,1 miliardi a Google per Android

La Corte di Giustizia dell’UE conferma la multa record di 4,1 miliardi a Google per Android

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Innanzitutto, il Tribunale non ha commesso errori di diritto nella valutazione degli effetti anticoncorrenziali delle condizioni di preinstallazione previsti dagli accordi Android. La Corte ha affermato che il Tribunale ha potuto considerare l’intero contesto economico rilevante, incluse le intese di ripartizione dei ricavi, senza necessità di eseguire un’analisi contrafattuale per dimostrare la violazione del divieto di abuso di posizione dominante. Inoltre, la Corte ha confermato che il Tribunale ha potuto identificare un “status quo bias” a favore delle applicazioni preinstallate, affermando che Google e Alphabet non hanno provato che le preferenze degli utenti o la presunta qualità dei loro servizi fossero sufficienti a giustificare i comportamenti osservati. In secondo luogo, il Tribunale ha confermato senza errori di diritto la valutazione della Commissione riguardo alle condizioni di preinstallazione negli accordi Android. La dimostrazione di un abuso di posizione dominante non richiede, in ogni caso, prova della capacità di escludere solo concorrenti altrettanto efficienti. Tenuto conto delle specificità dei mercati digitali coinvolti, il Tribunale ha potuto concludere che tali pratiche erano in grado di limitare la concorrenza e rafforzare le barriere all’ingresso senza appoggiarsi a tale criterio. In terzo luogo, il Tribunale non ha commesso errori di diritto nel convalidare la valutazione della Commissione riguardante gli accordi antiframmentazione. Questi accordi erano idonei a ridurre le opportunità commerciali delle versioni Android non compatibili, rafforzando così la posizione dominante di Google. Un’analisi contrafattuale non era necessaria nel caso in esame, poiché gli effetti anticoncorrenziali del comportamento erano stati sufficientemente dimostrati. Infine, la Corte ha confermato il potere del Tribunale di determinare l’importo dell’ammenda, stabilendo che la sua motivazione era adeguata e che i principi procedurali evocati da Google e Alphabet, in particolare riguardo ai diritti della difesa, erano stati rispettati.

– foto IPA Agency –

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