12 settembre 2026 | 00.18
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È già tempo di parlare di influenza? “In attesa dei report dell’Istituto superiore di sanità, che monitorano le infezioni respiratorie in Italia, riceviamo segnalazioni da diverse località riguardanti casi di infezioni respiratorie, molto probabilmente di origine virale, anche a causa del brusco abbassamento delle temperature”. A comunicarlo all’Adnkronos Salute è Massimo Andreoni, professore emerito all’università degli Studi di Roma Tor Vergata, membro del Collegio dei probiviri della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e del Consiglio superiore di sanità.
Influenza, consigli per affrontare il primo freddo
Secondo l’infettivologo, questi dati suggeriscono che “la stagione dell’influenza potrebbe anticiparsi. Fino a qualche anno fa, la diffusione dell’influenza iniziava generalmente verso la fine di novembre o all’inizio di dicembre; tuttavia, negli ultimi tre anni – sottolinea Andreoni – abbiamo osservato un inizio anticipato, con il virus già presente dalla fine di ottobre. Le prime segnalazioni indicano quindi che la stagione influenzale potrebbe iniziare sempre prima“. A ciò si aggiungono gli “sbalzi di temperatura, che possono scendere anche di 10 o 15 gradi, complicando la gestione delle malattie da raffreddamento e delle infezioni respiratorie”.
Secondo il medico, “non ci vestiamo sempre adeguatamente per affrontare le basse temperature. Spesso, infatti, continuiamo a indossare abiti adatti a climi più miti, senza adattarci al brusco cambiamento climatico. Questo può risultare particolarmente problematico per le persone più vulnerabili, sia in termini di età che di presenza di comorbidità, come ad esempio i pazienti cronici o coloro che soffrono di Bpco o malattie cardiovascolari“. Il suggerimento è quello di indossare vestiti adeguati alle temperature esterne e di “partecipare alla campagna di vaccinazione antinfluenzale non appena sarà disponibile”.
Riguardo ai bambini, “è importante tenere presente che il ritorno alle attività scolastiche e lavorative può favorire la diffusione delle infezioni virali respiratorie”, osserva Andreoni. “È fondamentale quindi coprire i bambini in modo adeguato in base alle temperature – raccomanda l’infettivologo – e, in presenza di sintomi respiratori, è necessario prestare attenzione ai contatti con persone fragili, come i nonni anziani”.
Qual è il momento migliore per evitare la scuola o il nido? “Quando il bambino presenta sintomi respiratori gravi e febbre, è consigliabile consultare il pediatra, che potrà valutare la situazione e indicare se è necessario tenere il piccolo a casa fino alla completa guarigione”, conclude l’esperto.
