Il freddo può compromettere cuore e ossa nei pazienti con danno renale

Il freddo può compromettere cuore e ossa nei pazienti con danno renale

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I reni hanno un ruolo cruciale nel metabolismo del calcio, del fosforo e della vitamina D. Con il progressivo deterioramento della funzione renale, questo equilibrio viene compromesso e può insorgere la CKD-MBD (Chronic Kidney Disease-Mineral and Bone Disorder), una sindrome complessa caratterizzata da disfunzioni nel metabolismo minerale e un coinvolgimento crescente delle ossa e del sistema cardiovascolare. I segni legati alla CKD-MBD possono manifestarsi già nei primi stadi della Malattia Renale Cronica, aumentando di frequenza con l’aggravarsi della funzione renale fino a colpire quasi tutti i pazienti in dialisi.

“Quando la funzione renale diminuisce, il rene perde progressivamente la capacità di attivare la vitamina D e mantenere il giusto equilibrio tra calcio e fosforo”, afferma Filippo Aucella, Presidente Eletto della Società Italiana di Nefrologia. “Questo avvia una serie di alterazioni ormonali e metaboliche che possono compromettere la salute ossea e accrescere il rischio di complicazioni. Si tratta di una condizione complicata che coinvolge simultaneamente il metabolismo minerale, il sistema scheletrico e quello cardiovascolare. L’innalzamento dei livelli di fosforo e paratormone (PTH), la mancanza di vitamina D e le modifiche ossee portano a una maggiore fragilità delle ossa e un aumento del rischio di fratture. Contemporaneamente, gli stessi meccanismi facilitano la formazione di calcificazioni vascolari, aumentando il rischio cardiovascolare.”

Non sorprende che la CKD-MBD sia riconosciuta come una delle principali cause di morbilità e mortalità tra i pazienti con Malattia Renale Cronica in fase avanzata. Secondo gli esperti, uno degli aspetti più critici è la scarsa consapevolezza dei pazienti riguardo all’importanza di tenere sotto controllo parametri essenziali come fosforo, calcio e paratormone. È invece fondamentale il monitoraggio regolare – ogni sei mesi nelle fasi iniziali della malattia e ogni tre mesi nei pazienti in dialisi – dei parametri minerali e ormonali, che sono parte integrante della gestione del paziente. Gli specialisti SIN raccomandano di: “mantenere, se possibile, un’attività fisica regolare, evitando inattività prolungate; seguire le linee guida nutrizionali fornite dal team multidisciplinare; controllare periodicamente calcio, fosforo, vitamina D e PTH, seguendo le indicazioni del nefrologo di riferimento.”

“Proteggere le ossa equivale a proteggere la salute complessiva del paziente nefropatico”, conclude Aucella. “Identificare precocemente le alterazioni nel metabolismo minerale e osseo permette di intervenire rapidamente e diminuire il rischio di complicazioni che possano compromettere l’autonomia e la qualità della vita.”

– Foto Pexels.com –

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