ROMA (ITALPRESS) – Presentare sistemi di training e spiegare le tecniche operative non solo ai giovani professionisti, ma anche agli urologi che si approcciano ai trattamenti laser per l’urolitiasi e le procedure AEEP/HoLEP. Questi sono alcuni dei temi principali trattati durante il Congresso Internazionale di Uro-andrologia della Fondazione Menarini, che si è tenuto a Belgrado in due giornate. Il programma è stato concepito attorno alla missione didattica dell’evento. Un’enfasi particolare è stata posta sulla comprensione del laser come fonte energetica e sui principi fisici che lo governano: una base fondamentale per un utilizzo sicuro ed efficace. Il professor Otas Durutovic ha ripercorso i momenti salienti del congresso: “Ogni giornata prevedeva sei sessioni, a partire da venerdì. La prima sessione si è concentrata sulla collaborazione tra urologi e anestesisti, fornendo linee guida per il trattamento in terapia intensiva, in situazioni come quella di un paziente settico, dove è cruciale controllare la fonte dell’infezione entro sei ore. La seconda sessione, molto partecipata, ha trattato la chirurgia laser e le sue varie applicazioni, mentre la successiva è stata dedicata alla chirurgia robotica, una delle tecnologie emergenti più significative. Si è poi discusso di medicina della riproduzione e sindrome metabolica, senza trascurare la salute femminile, parte integrante della salute urologica”.
Grande interesse ha suscitato la sessione sulla chirurgia urologica robotica. “Il fulcro della medicina attuale è l’approccio multidisciplinare nella risoluzione di ogni tipo di dilemma – ha evidenziato la professoressa Milona Jevtovic – ascoltare sia chirurghi che internisti e confrontarsi sulla diagnostica relativa alla risoluzione dei problemi urologici, permette di garantire un trattamento migliore per il paziente. Dobbiamo sempre mettere il paziente al centro del nostro operato; congressi come questo offrono molte occasioni per apprendere nuove conoscenze e miglioramenti, che si traducono in un supporto concreto per i nostri pazienti”.
La seconda giornata del congresso si è aperta con un approfondimento sulle urgenze urologiche e chirurgiche generali – situazioni che non consentono tempi di preparazione (“docking time”) e richiedono un intervento immediato – accompagnate da esempi di procedure chirurgiche multidisciplinari estremamente complesse, per le quali la chirurgia a cielo aperto resta l’unica opzione percorribile.
Una discussione particolarmente coinvolgente è seguita alla sessione dedicata alla medicina della riproduzione e all’infertilità, sia maschile che femminile.
La sessione finale ha offerto uno sguardo sul futuro: la fusione dell’intelligenza artificiale nella pratica diagnostica e clinica. “È stato un congresso ricco di presentazioni stimolanti, capace di favorire l’interazione tra cardiologi, anestesisti e chirurghi – ha affermato il professor Andrea Gavazzi – condividere esperienze e domande è un aspetto cruciale. Penso che la chirurgia dal vivo conservi un valore attuale, purché accompagnata da una solida preparazione su ciò che si sta facendo e senza mai dimenticare il paziente, che rimane la nostra priorità: personalmente, continuo a praticarla, poiché consente di osservare da vicino come i colleghi affrontano situazioni reali. Guardando al futuro, credo che la chirurgia robotica continuerà ad evolversi e diventerà protagonista: probabilmente i robot utilizzati oggi non saranno gli stessi dei prossimi anni, ma è soprattutto l’automazione della robotica a rappresentare, a mio avviso, la direzione da seguire”.
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