“Alla metà della vita gestazionale, ovvero a venti settimane di gravidanza, una donna ha 2 milioni di follicoli. Alla nascita, tuttavia, ne possiede solo 700.000. Se decidesse di dedicarsi completamente alla fertilità, potrebbe concepire 30-40 figli; la maggior parte degli ovociti non sarà mai fecondabile, ma andrà incontro a atrofia naturale, seguita dall’arrivo della menopausa. In un’aspettativa di vita di 100 anni, comune nei paesi occidentali, è evidente come si desideri oggi preservare la fertilità, soprattutto in virtù dell’inevitabile diminuzione della capacità fertile nel tempo.” Così ha affermato Enrico Semprini, esperto in Ginecologia, Immunologia e Malattie infettive di Milano, in un’intervista con Marco Klinger per Medicina Top, il format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
La donna, secondo Semprini, deve essere al centro di ogni decisione, poiché “può adottare questo metodo per ragioni cliniche, come nel caso di malattie che richiedono chemioterapia dannosa per le ovaie. Quando si conserva un ovocita, le probabilità che si sviluppi in embrione rimangono incerte, e le possibilità di concepimento tramite fertilizzazione in vitro oscillano tra il 25% e il 60% nel mondo.”
Riguardo alle tecniche di congelamento, aggiunge “le moderne tecnologie riproduttive neutralizzano ogni disparità: esiste anzi un maggiore supporto assistenziale. Il congelamento del tessuto ovarico richiede una laparoscopia, con un’incisione a 12 mm dall’ombelico e la rimozione di una piccola striscia di tessuto, che può essere rivitalizzata, consentendo alla donna di ovulare e ottenere ovociti maturi.”
Semprini spiega inoltre che la conservazione degli ovociti deve avvenire entro una certa età: “Quando una donna si accorge che con il passare del tempo le sue probabilità di concepire diminuiscono, oppure che aumentano i rischi di avere un bambino con sindrome di Down o di affrontare un aborto spontaneo, può optare per la conservazione degli ovociti: il periodo ideale per adottare questa strategia è prima dei 34 anni, mentre una donna di 38-40 anni potrebbe necessitare di congelare più ovociti.”
Infine, l’immunologo sottolinea l’importanza della regolamentazione vigente a livello nazionale e le differenze con altri paesi: “In Italia, una donna single può congelare le sue uova, ma necessita di un partner che si assuma la responsabilità della paternità. In altre nazioni, come la Spagna, il processo è più snello, e una donna che desidera affrontare una gravidanza da sola può farlo semplicemente firmando i documenti richiesti.”
