Negli ultimi anni, la crisi energetica ha profondamente modificato il modo in cui governi, aziende e cittadini affrontano la transizione energetica. Non si tratta più solo di sostenibilità ambientale, ma anche di sicurezza degli approvvigionamenti, costi energetici, competitività industriale e attrattiva dei Paesi. Questo è il focus dell’intervento di Michele Vitiello, segretario generale del World Energy Council Italia, nel nuovo episodio di “Italia in transizione”, il podcast di Adnkronos e Shared Ground.
Il World Energy Council è un’organizzazione internazionale fondata nel 1930, con sede a Londra e una rete che abbraccia oltre cento Paesi. Come spiega Vitiello, la sua missione è riunire istituzioni, università, centri di ricerca, aziende e associazioni per promuovere una transizione energetica “giusta” basata sul così detto “trilemma dell’energia”: sicurezza, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica.
Attualmente, il tema più critico è la sicurezza energetica, soprattutto a causa della pandemia e della guerra in Ucraina. Questi eventi hanno avuto una ricaduta diretta sulla sostenibilità economica, incidendo sulla capacità di spesa delle famiglie e sulle politiche governative. L’aumento dei costi energetici, la competizione globale per il gas naturale liquefatto e le tensioni sulle rotte strategiche hanno rivelato quanto la dipendenza energetica possa trasformarsi in vulnerabilità politica e industriale.
“La crisi energetica odierna è tra le più gravi mai vissute”, sottolinea, ricordando che l’Agenzia internazionale dell’energia ha rilasciato 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, con un contributo italiano vicino ai 10 milioni. Un intervento senza precedenti nella storia dell’agenzia.
Il contesto europeo è particolarmente significativo. Prima del conflitto, l’Europa dipendeva dalla Russia per circa il 40% del gas. Oggi, questa percentuale è scesa a quasi il 12%. “Certamente è stato giusto rinunciare al gas russo”, afferma, ma ora la priorità è costruire un mix energetico “tecnologicamente neutrale”, in grado di assicurare stabilità e sicurezza.
Da qui la critica alle visioni ideologiche sulla transizione. “Si è capito che una giusta transizione energetica non è ideologica, ma razionale”. La scelta di focalizzarsi su una sola tecnologia, quando ci sono diverse soluzioni che possono contribuire alla decarbonizzazione, potrebbe essere percepita dai cittadini come un ostacolo al benessere e dalle aziende come un limite alla competitività.
Vitiello sottolinea che l’energia deve essere vista come un bene strategico e “non partisan”, un terreno sul quale non deve avvenire battaglia politica. “Non esistono fonti energetiche di destra o di sinistra. Ci sono tecnologie disponibili e investimenti da effettuare in ricerca e innovazione per generare più energia, idealmente de carbonizzata, in futuro.”
La guerra e le crisi internazionali hanno avuto un duplice effetto: da un lato evidenziano il peso ancora significativo delle fonti fossili, che rappresentano circa l’80% dell’energia consumata a livello mondiale. Dall’altro mostrano come una dipendenza eccessiva da fonti esterne possa rappresentare un rischio per la sicurezza. Per questo motivo, l’Europa deve perseguire strategie diversificate: rinnovabili, nucleare, geotermia, energia dalle onde e tutte le tecnologie ancora da esplorare.
Un aspetto chiave è il nucleare. Vitiello sostiene che anche in Italia ci si sta avviando verso una nuova fase, stimolata dalla crescente domanda di elettricità, dall’elettrificazione dei consumi e dall’impatto dell’IA, che richiederà sempre più energia. “C’è una nuova sensibilità attorno al nucleare”, afferma, citando gli small modular reactor e le tecnologie di quarta generazione, ben diverse da quelle al centro dei referendum post-Chernobyl e Fukushima.
La questione non è solo tecnologica, ma anche culturale. È importante affrontare le paure con comunicazioni chiare, informazioni corrette e dati concreti. Anche il movimento ambientalista che ha preso piede attorno a Greta Thunberg ha avuto il merito di risvegliare consapevolezze. Tuttavia, ora è necessario riempire quelle consapevolezze con contenuti realistici, evitando disinformazione e semplificazioni.
Ultimamente, l’aspetto economico e sociale è cruciale. Vitiello afferma che l’energia è alla base dello sviluppo industriale, della produttività e di conseguenza dei salari, dei servizi pubblici e dell’attrattività di un Paese. I Paesi industrializzati con un mix energetico sviluppato “senza pregiudizi” riescono ad attirare giovani e investimenti, offrendo così migliori opportunità professionali.
Per questo, nella sua visione, il nucleare può offrire un contribuito significativo: energia stabile e prevalentemente decarbonizzata. Con una situazione paradossale, dato che l’Italia acquista già elettricità nucleare dai Paesi vicini come Francia e Slovenia. Resta quindi da chiedersi se sia sensato continuare a pagare per questa energia piuttosto che generarla autonomamente in un contesto di mix energetico più sicuro, competitivo e decarbonizzato.
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