È necessaria una modifica poiché le morie resultant dall’eccezionale incremento delle temperature delle acque nel 2024 hanno determinato, nei territori colpiti, una significativa contrazione della produzione, le cui conseguenze si sono manifestate anche nel 2025. Riferirsi a quest’anno potrebbe quindi danneggiare ulteriormente le aziende che hanno subito i danni maggiori, riducendo l’importo dell’indennizzo o, nei casi più gravi, impedendo l’accesso ad esso.
La possibilità di utilizzare il 2023 come anno di riferimento è stata concordata durante il confronto con il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che ha accolto la richiesta di deroga per le aziende di mitilicoltura la cui produzione nel 2024 e 2025 sia stata significativamente compromessa dalle morie dovute all’eccezionale innalzamento delle temperature delle acque. Gli uffici regionali dell’Emilia-Romagna stanno già lavorando per attivare questa deroga e consentire alle aziende interessate di utilizzare il 2023 come riferimento per il calcolo dell’indennizzo.
“Non possiamo permettere che aziende già gravemente colpite dalle morie vengano penalizzate una seconda volta per gli effetti che queste hanno avuto sulla loro capacità produttiva – afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammi – Prendere come riferimento il 2025, un anno in cui molte aziende hanno avuto una produzione notevolmente ridotta o addirittura assente a causa dei danni subiti e della necessità di ristabilire gli allevamenti, significerebbe non rappresentare la loro reale capacità produttiva e, nei casi più gravi, rischiare di compromettere l’accesso agli indennizzi. Per questo motivo abbiamo collaborato con il ministero per trovare una soluzione più equa, che permetta alle aziende effettivamente colpite di fare riferimento alla produzione commercializzata nel 2023. Ora vogliamo applicarla rapidamente in Emilia-Romagna.”
“Siamo ben consapevoli delle difficoltà e delle preoccupazioni che il settore e le nostre aziende stanno attraversando” – continua Mammi – La mitilicoltura emiliano-romagnola ha affrontato anni estremamente complessi, segnati dalla proliferazione del granchio blu, dalle mucillagini, dai fenomeni di anossia e dall’incremento delle temperature delle acque, che hanno avuto conseguenze pesanti sulla produzione e sulla sostenibilità economica delle attività. Pertanto, ogni strumento utile deve essere implementato, ma sappiamo anche che di fronte alla magnitudo e alla ripetitività di queste emergenze servono risposte strutturali e risorse adeguate. Come Regione, continueremo a fare la nostra parte, utilizzando tutte le opportunità disponibili e collaborando con le istituzioni a tutti i livelli, per tutelare la competitività delle aziende e offrire prospettive a un settore strategico per l’economia e le comunità della nostra costa. Chi continua a investire nel nostro territorio e a mantenere viva questa attività deve sapere che le istituzioni sono al loro fianco.”
L’indennizzo previsto dal Programma nazionale Feampa 2021-2027 è destinato a coprire i maggiori costi sostenuti dalle aziende della pesca e dell’acquacoltura nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026 a causa delle conseguenze della crisi in Medio Oriente. Per le aziende di acquacoltura, il calcolo si basa sulle quantità di prodotto commercializzate nel 2025.
Questo criterio rischia però di danneggiare le aziende di mitilicoltura maggiormente colpite dalle morie. L’eccezionale aumento delle temperature delle acque registrato nel 2024 ha infatti provocato, in alcune aree, un’elevata mortalità sia dei mitili destinati alla commercializzazione sia del seme necessario per il successivo ciclo produttivo. Gli effetti si sono protratti nel 2025, quando gli impianti interessati sono stati principalmente destinati al ripopolamento e all’accrescimento, con una riduzione significativa, e in alcuni casi assente, di prodotto commercializzabile.
Di conseguenza, le aziende che dimostrano il legame tra le morie e la riduzione della produzione registrata nel 2024 e 2025 possono utilizzare come parametro per il calcolo dell’indennizzo la produzione commercializzata nel 2023, antecedente agli eventi che hanno compromesso i cicli produttivi, anziché quella del 2025. La deroga si applica esclusivamente all’annualità presa come riferimento per determinare l’importo dell’indennizzo: rimangono invariati il periodo indennizzabile, dal 28 febbraio al 31 dicembre 2026, e gli altri criteri previsti dalla misura.
Questo provvedimento si colloca in una fase particolarmente complessa per la mitilicoltura emiliano-romagnola. Nei giorni scorsi, la Regione ha avviato una ricognizione dei danni e delle perdite di produzione causate dalle nuove morie segnalate negli allevamenti, legate alle elevate temperature e alle critiche condizioni degli habitat marini, per individuare gli strumenti di sostegno attivabili. Una situazione che si aggiunge alle emergenze e alle criticità ambientali affrontate dal settore negli ultimi anni, dalla proliferazione del granchio blu ai fenomeni di mucillagine e anossia.
– foto IPA Agency –
