Disturbo cognitivo lieve: il 10% evolve in demenza entro due anni

Disturbo cognitivo lieve: il 10% evolve in demenza entro due anni

110 0



“Il disturbo cognitivo lieve è considerato un passo intermedio tra un invecchiamento cerebrale normale e una degenerazione patologica, come quella delle demenze,”Rossini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’IRCCS San Raffaele di Roma. “Questa condizione comporta un rischio aumentato di sviluppare demenza, ma solo in una parte dei soggetti, con studi che mostrano una fluttuazione del 30-50% nella reale progressione.”

Il progetto AI-MIND, lanciato nel 2021 e finanziato dalla Commissione Europea con circa 14 milioni di euro nel programma Horizon 2020, coinvolge 15 partner da 8 Paesi europei e oltre 100 ricercatori, includendo neurologi, geriatri, bioingegneri, statistici, informatici ed esperti di Health Technology Assessment, con la partecipazione di Alzheimer Europe. In Italia, la condizione di MCI colpisce più di 950.000 persone, mentre si stima che in Europa ci siano circa 10 milioni di casi. “Identificare chi, all’interno di questa popolazione, ha un rischio elevato di sviluppare demenza è cruciale,”

“Le differenze tra le popolazioni del Nord Europa e quelle mediterranee sono evidenti,”“e riguardano i profili di rischio genetico, la presenza di amiloide nel plasma e la definizione clinica del MCI, così come l’organizzazione dei sistemi sanitari, influenzando la capacità di diagnosi precoce.” Nei Paesi del Nord Europa, si rileva più frequentemente una variante genetica, nota come APOE e4, riconosciuta per aumentare il rischio di Alzheimer. Inoltre, in queste popolazioni si riscontrano livelli più elevati di biomarcatori associati a processi neurodegenerativi (p-tau181 e p-tau217), indipendentemente da età, sesso e istruzione. Entrambi, la predisposizione genetica e questi marcatori biologici, sono considerati indicatori di un rischio aumentato di evoluzione verso Alzheimer. Queste differenze persistono anche controllando i principali fattori demografici e suggeriscono che, oltre al background genetico, ci sono variabili legate all’istruzione e alle pratiche cliniche nei diversi sistemi sanitari.

Osservazioni che “sottolineano l’importanza di armonizzare le procedure e i percorsi diagnostici a livello europeo,”“per arrivare a diagnosi precoci e accurate per una delle malattie principali del terzo millennio.” La mole di dati socio-demografici, clinici, genetici, biologici, neuropsicologici e neurofisiologici raccolti nel progetto saranno analizzati mediante algoritmi avanzati di intelligenza artificiale. “Ci aspettiamo,”“di identificare caratteristiche che possano individuare con precisione i soggetti a rischio di sviluppare demenza in generale e Alzheimer in particolare,”

– foto ufficio stampa IRCCS San Raffaele –

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all’indirizzo [email protected]

Fonte notizia