Il cambiamento climatico deve essere ufficialmente riconosciuto come un’emergenza sanitaria globale. La salute umana deve guidare sia le politiche climatiche che le priorità di finanziamento per la prevenzione del cambiamento climatico. Questo è l’appello formulato dagli esperti in seguito al decimo rapporto ‘The Lancet Countdown on Health and Climate Change’.
I dati della crisi: “Decessi legati al caldo aumentati del 36%”
Nel report del 2026, elaborato da 146 ricercatori di diverse discipline provenienti da oltre 100 istituzioni di più di 30 paesi e pubblicato in preparazione della 31esima Conferenza dell’ONU Cop31, si evidenzia che i danni alla salute connessi al cambiamento climatico stanno aumentando a un ritmo più veloce rispetto a dieci anni fa. Nel decennio 2016-2025, successivo all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, si osserva un incremento significativo dei problemi di salute, rispetto al precedente decennio (2006-2015), a causa dell’inefficacia delle azioni climatiche. Un dato allarmante: dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, la media annuale dei decessi dovuti al caldo è cresciuta di quasi il 36% a livello globale, con 710.000 decessi registrati nel 2023, di cui oltre il 70% attribuibile ai cambiamenti climatici indotti dall’uomo.
Gli autori del rapporto, guidato dall’University College London in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), segnalano che, sebbene ci siano stati progressi grazie a investimenti nelle energie pulite, a una maggiore leadership del sistema sanitario, a una legislazione più attenta alla salute e a solide evidenze scientifiche, questi non sono riusciti a compensare i danni in continua crescita dovuti alle conseguenze dei combustibili fossili.
Secondo il rapporto, nel 2025, quasi il 52% delle terre emerse del pianeta ha subito una siccità estrema per almeno un mese, segnando il secondo livello più alto mai registrato. Inoltre, una nuova analisi basata su immagini satellitari indica che dal 2003, l’80% delle terre emerse ha evidenziato cambiamenti significativi nei modelli di accumulo delle acque sotterranee, sia in condizioni di secchezza che di umidità, con conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare e sui servizi igienici. Globalmente, gli investimenti nelle energie pulite hanno raggiunto la cifra record di 2,1 trilioni di dollari nel 2025, quasi il doppio rispetto agli investimenti nei combustibili fossili. Un’aria più pulita ha evitato circa 323.000 decessi annui in almeno 77 paesi dove l’inquinamento atmosferico causato dai combustibili fossili è diminuito rispetto al 2016. Tuttavia, nonostante questi risultati positivi, i combustibili fossili continuano a fornire oltre l’80% dell’energia globale, e le 100 principali aziende petrolifere e del gas sono pronte a superare del 150% i livelli di produzione compatibili con un aumento della temperatura di 1,5 °C entro il 2040, rispetto al 138% dell’anno precedente.
L’appello: “Affrontare subito l’emergenza”
“A dieci anni dall’Accordo di Parigi, i nostri risultati parlano chiaro: i danni alla salute provocati dai cambiamenti climatici sono in crescita più rapida delle risposte globali e, in molti casi, stanno addirittura accelerando”, dichiara Marina Romanello, direttrice esecutiva del Lancet Countdown all’University College di Londra. “Esistono stati progressi significativi nel settore delle energie pulite, nella preparazione dei sistemi sanitari e nella regolamentazione per la tutela della salute, ma, purtroppo, tali progressi sono stati troppo lenti e modesti, e non raggiungono chi ne ha maggiore necessità. Chiediamo pertanto che i cambiamenti climatici vengano ufficialmente riconosciuti come un’emergenza sanitaria globale, ponendo la salute al centro di ogni decisione riguardante il clima.” Secondo il report, “i numeri indicano chiaramente un’emergenza” e “i rischi aumentano ulteriormente se consideriamo come vari pericoli si intersecano e si amplificano”. Non ci troviamo di fronte a “un deterioramento graduale”, aggiunge l’esperta, “ma a un cambiamento repentino che deve essere riconosciuto come l’emergenza sanitaria globale che è”.
Conclude Anthony Costello, co-presidente del Lancet Countdown: “Abbiamo ora prove che le azioni climatiche focalizzate sulla salute funzionano: aria più pulita, sistemi sanitari e di allerta più resilienti proteggono la salute e salvano vite in tutto il mondo. Tuttavia, la velocità e la portata delle riduzioni delle emissioni rimangono completamente insufficienti rispetto alla rapidità e all’entità dei danni”.
