Attualmente, circa il 50% della carne consumata in Italia è prodotta grazie all’ingrasso di animali importati. La Francia si conferma come il principale fornitore del nostro Paese, da cui proviene oltre il 70% dei ristalli, corrispondenti a circa 800.000 capi. In termini di produzione, l’Italia si colloca al quarto posto in Europa per carne bovina, con una quota di mercato del 10%, insieme alla Polonia, dopo Francia (20%), Germania (15%) e Spagna (11%) (fonte Ismeamercati). La produzione nazionale ammonta a circa 670.000 tonnellate, di cui 320.000, ossia poco meno del 50%, deriva dall’importazione di animali vivi, mentre l’importazione di carne si attesta a circa 430.000 tonnellate (fonte Ismeamercati, dati 2024). Di conseguenza, il livello di autoapprovvigionamento è intorno al 40%.
L’accordo, siglato a Palazzo della Valle dai presidenti Massimiliano Giansanti (Confagricoltura) e Carlo Siciliani (Uniceb), ha come obiettivo quello di promuovere l’autoapprovvigionamento e migliorare la qualità della produzione, garantendo alle aziende associate un canale di commercializzazione costante, fondato su standard condivisi e criteri oggettivi per la definizione dei prezzi e delle premialità.
Il progetto si focalizza su specifiche linee di produzione e allevamento. Particolare attenzione è dedicata alla qualità dei prodotti, alle buone pratiche di gestione del vitello sin dall’inizio della sua vita, alla sostenibilità ambientale, al benessere animale e alla riduzione dell’uso di antibiotici. Questa sinergia tra Confagricoltura e Uniceb – è stato sottolineato – favoreggia lo sviluppo equilibrato della filiera agroalimentare italiana, rinforzando la competitività delle aziende italiane e promuovendo una distribuzione più equa del valore lungo tutto il processo.
