MILANO (ITALPRESS) – Innovazione, qualità produttiva e alleanze strategiche sono i tre fondamentali su cui Arianna Gregis, amministratrice delegata di Bayer Italia, edifica la visione di un’azienda proiettata verso il futuro, desiderosa di replicare i successi ottenuti nei 125 anni di presenza nel Paese. Lo illustra in un’intervista a Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy.
“Celebriamo oltre 125 anni in Italia e mai ci siamo sentiti così giovani”, avvia Gregis, definendo subito le direttrici strategiche dell’azienda. Oltre all’innovazione, considerata parte integrante del DNA di Bayer, la manager sottolinea la qualità produttiva come secondo asse fondamentale: “L’Italia è per noi un Paese strategico, dove possiamo attuare produzione all’avanguardia e tecnologica”. Il terzo pilastro riguarda le alleanze: “Siamo in un periodo di grande incertezza e complessità. Nessun attore può affrontare tutto da solo e l’unica via per realizzare un’innovazione concreta a beneficio delle persone è costruire ponti con istituzioni, società scientifiche e associazioni”.
Il punto di partenza dell’analisi di Gregis è la situazione epidemiologica e demografica globale: una popolazione in invecchiamento, patologie sempre più croniche, malattie rare senza soluzioni efficaci e un sistema sanitario sotto pressione per motivi di sostenibilità. Di fronte a queste sfide, Bayer ha scelto di focalizzarsi su due direttrici strategiche: intelligenza artificiale e medicina personalizzata.
Riguardo all’Intelligenza Artificiale, la manager afferma: “Non la consideriamo un semplice strumento, ma un acceleratore di processi, sistemi e creazione di ecosistemi”. L’IA accompagna Bayer sin dalle fasi iniziali della ricerca e dello sviluppo di nuovi farmaci, con l’ambizioso obiettivo di ridurre del 40% i tempi di ricerca di una nuova molecola entro il 2030, obiettivo reso possibile anche grazie a collaborazioni con importanti player tecnologici come Google Cloud e Recursion. L’IA è applicata in studi clinici, nei processi produttivi industriali e nell’accessibilità delle terapie per i pazienti.
Sulla medicina personalizzata, Gregis pone l’attenzione sulle terapie avanzate – le cosiddette cell and gene therapies – che aprono nuovi orizzonti su malattie attualmente considerate intrattabili: “Penso a condizioni neurologiche debilitanti come il Parkinson, a patologie cardiache o visive che richiedono trattamenti innovativi”. Ma il progresso non è soltanto scientifico: “Considerare queste terapie avanzate non è solo una sfida di laboratorio, ma di sistema, dato che implica la creazione di un nuovo tessuto produttivo e distributivo capace di renderle disponibili e sostenibili”.
Al centro della capacità produttiva di Bayer Italia si trova lo stabilimento di Garbagnate Milanese, che quest’anno festeggia i suoi 80 anni. Gregis introduce il sito con una cifra simbolo: “8 miliardi. È il numero di compresse prodotte annualmente. Una per ogni abitante del pianeta”. Per uno dei principali prodotti dello stabilimento, circa il 70% della produzione è destinato all’export, confermando il sito come uno dei più significativi nell’industria farmaceutica europea. “Garbagnate dimostra che la produzione di qualità avanzata può provenire dall’Italia e dall’Europa”, sottolinea l’ad, specificando che lo stabilimento è stato riconosciuto tra i più avanzati al mondo nel suo settore.
I piani di sviluppo si concentrano su due direttrici: il rafforzamento dell’export e la sostenibilità energetica. Bayer punta a raggiungere il 100% di carbon neutrality nei prossimi anni. “Per me, lo sviluppo si colloca all’intersezione tra competenze umane, intelligenza artificiale e un’adeguata sostenibilità green”, afferma Gregis, che durante l’intervista affronta anche le criticità del sistema europeo e italiano. La prima è relativa alla supply chain: la disponibilità di principi attivi in Europa e in Italia è a rischio e Gregis lancia un appello per la creazione di “piani B condivisi” per mantenere e incrementare la produzione locale. La seconda criticità è legata alla ricerca scientifica. Il dato è allarmante: a fronte di circa 55 miliardi di euro investiti annualmente in ricerca in Europa, negli ultimi anni il continente ha visto una riduzione del 25% degli studi clinici ospitati, a vantaggio degli Stati Uniti e della Cina.
“In Europa, il sistema attuale non risulta competitivo come quello americano o cinese”, afferma con franchezza l’ad di Bayer Italia, indicando la burocrazia e la frammentazione come le principali cause del ritardo. “Dobbiamo essere in grado di creare un sistema in cui le eccellenze scientifiche dei centri di ricerca e degli ospedali italiani siano favorite, piuttosto che penalizzate, dalla burocrazia”.
Il settore delle life sciences rappresenta in Italia il 10% del PIL, evidenziando un peso economico che si affianca a una rilevanza strategica più ampia: capacità di export, innovazione scientifica e tecnologica, attrazione di competenze STEM e presenza significativa di donne nel comparto. “Non possiamo accontentarci di quanto già accade”, mette in guardia Gregis. “Abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce per richiedere più investimenti e un sistema che premi l’innovazione”.
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