Batterio mangiacarne: aree a rischio nel Baltico e nel Mar Nero

Batterio mangiacarne: aree a rischio nel Baltico e nel Mar Nero

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La diffusione di questo patogeno può avvenire attraverso il consumo di cibi contaminati, in particolare i frutti di mare, causando sintomi gastrointestinali che solitamente si risolvono senza necessità di cure, oppure attraverso il contatto di lesioni aperte con acque salate o salmastre. Se l’infezione avviene tramite ferite, possono insorgere rossori, vesciche e bolle emorragiche, con la possibilità di sviluppare fascite necrotizzante (definita comunemente ‘batterio mangiacarne’); nei casi più gravi e non trattati con antibiotici, potrebbe risultare necessaria l’amputazione dell’arto. In una bassa percentuale (5% negli USA), l’infezione può sfociare in sepsi.

Il rischio di contrarre l’infezione da Vibrio vulnificus nelle acque italiane – affermano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità – è estremamente ridotto, nonostante in passato siano stati rinvenuti segni del batterio anche nel nostro paese. Questa specie batterica prolifera meglio a temperature superiori ai 18°C e in acque con salinità tra 15-25 ppt (parti per mille), mentre la salinità media dei mari italiani è di 36 ppt.

Il sito ‘Vibrio viewer’ dell’Ecdc, che tiene traccia in tempo reale della temperatura e salinità delle acque europee grazie ai dati satellitari, pone un ‘indice di idoneità’ per i vibrio. Le acque del Mar Baltico e del Mar Nero risultano essere le più a rischio, per quelle del sud Europa il rischio è valutato a zero. Il rischio può essere ulteriormente minimizzato – avvertono gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità – evitando di nuotare con ferite aperte, un comportamento da adottare sempre, in particolare per le persone con un sistema immunitario compromesso, insieme all’osservanza di norme alimentari efficaci contro vari altri patogeni, come astenersi dal consumo di frutti di mare crudi o poco cotti.

 

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