Scuola pubblica: Don Milani denuncia il commissariamento

Scuola pubblica: Don Milani denuncia il commissariamento

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Inoltre, si evidenziano i costanti finanziamenti alla scuola privata, considerati generosi e non influenzati dalla diminuzione demografica…

L’Istituzione Don Milani si esprime con vigore riguardo al commissariamento imposto dal Governo alla Regione Toscana in merito al piano di dimensionamento degli istituti scolastici, sottolineando che tale misura non può essere considerata un atto neutrale o tecnico. Secondo l’ente, il provvedimento ha un impatto diretto sulla qualità dell’istruzione, penalizzando in particolare le aree meno servite e portando la scuola pubblica a una condizione di sopravvivenza minima.

Allo stesso tempo, si pone l’accento sui continui finanziamenti alla scuola privata, considerati generosi e non influenzati dalla diminuzione demografica, contrariamente alla scuola pubblica, che continua a patire carenze strutturali, stipendi inadeguati e classi sovraffollate. L’istituzione denuncia come il governo, anziché affrontare le reali emergenze della scuola pubblica, concentri risorse su incentivi e bonus destinati al settore privato, spesso a favore di interessi di gruppi amichevoli.

Il comunicato richiama il modello educativo di Don Milani, secondo cui la scuola deve fungere da strumento di emancipazione sociale. Al contrario, le attuali politiche contribuiscono a selezionare e marginalizzare gli studenti più svantaggiati, facendosi strumento di disuguaglianze anziché di equità. La scuola pubblica, in tal modo, perde la sua funzione costituzionale di garantire uguaglianza di opportunità e libertà di pensiero.

L’Istituzione Don Milani sostiene che la vera scuola deve essere al fianco degli ultimi, promuovendo la crescita critica e culturale di tutti gli studenti, in particolare di quelli in condizioni svantaggiate. Secondo la nota, il mancato rispetto di questo principio non solo viola la missione educativa, ma compromette la stessa tenuta della democrazia, trasformando l’istruzione in uno strumento di esclusione anziché di emancipazione.

Fonte notizia

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