Quindici anni dopo: Il ricordo di Aned per Mario Piccioli

Quindici anni dopo: Il ricordo di Aned per Mario Piccioli

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Quindici anni sono trascorsi dalla perdita di Mario Piccioli, ultimo deportato politico a guidare la sezione fiorentina dell’ANED. Rappresentante emblematico della Resistenza e della Memoria, la sua testimonianza ha lasciato un segno indelebile nella coscienza civile di molte generazioni.

Nato a Firenze, nel rione di San Frediano, il 2 giugno 1926, Mario viveva con la sua famiglia e svolgeva il lavoro di commesso in una pizzicheria. L’8 marzo 1944, durante lo sciopero generale, fu arrestato da un agente in borghese mentre cercava notizie sulla madre, fermata dai fascisti e detenuta alle Scuole Leopoldine. Quella stessa sera, venne deportato in treno verso Mauthausen, dove giunse l’11 marzo, registrato con il numero di matricola 57344. Nei mesi seguenti, fu trasferito nei sottocampi di Ebensee e poi a Linz III, passando anche per Mauthausen e le sue infermerie, ridotto a uno stato di grande debilitazione a causa di infezioni, fame, violenze e, infine, ferito durante un bombardamento. Fu liberato a Linz il 5 maggio 1945 dai soldati americani, con un peso corporeo di soli 31 chili. Tornò a Firenze il 23 giugno, segnato nel corpo ma con lo spirito intatto.

Decise allora di non cedere all’odio o al desiderio di vendetta, ma di dedicarsi alla testimonianza, alla memoria attiva e all’impegno civile. Riprese il lavoro – inizialmente in una cartiera, poi, dal 1963, presso la Provincia di Firenze – e, contemporaneamente, si impegnò senza sosta nell’attività con l’ANED, fino a diventarne presidente nel gennaio 2009. Per decenni ha narrato la sua storia con parole semplici e ferme, nelle scuole, nelle istituzioni e in spazi pubblici. Ma soprattutto ha accompagnato centinaia di giovani nei Viaggi della Memoria: esperienze trasformative nei luoghi della deportazione – Mauthausen, Ebensee, Gusen, Linz – dove la sua presenza, accanto ai forni crematori e alle baracche dei prigionieri, diventava una testimonianza viva e imprescindibile.

Ripeteva spesso di “non parlare per suscitare commozione, ma perché nessuno possa dire: io non sapevo”. Una frase che riassumeva tutta la lucidità e l’impegno del suo modo di raccontare l’orrore.

Nel 2009, fu tra i promotori e firmatari del Patto di Fratellanza tra Firenze e Mauthausen, un legame ancora vivace tra le due città, fatto di rispetto, progetti condivisi, memoria comune e responsabilità istituzionale. Non fu una semplice cerimonia, ma l’espressione di un impegno che aveva connotato tutta la sua vita.

“Mario Piccioli ha lasciato un’impronta profonda nella storia della nostra Sezione e della Città”, afferma Lorenzo Tombelli, presidente ANED Firenze. “Il suo modo di testimoniare, con sobrietà e fermezza, ha formato generazioni di giovani e militanti antifascisti. Ricordarlo a quindici anni dalla sua scomparsa – conclude Tombelli – è un dovere di memoria e un atto di continuità: il suo esempio resta parte viva del nostro presente”.

Coloro che lo hanno conosciuto rammentano la sua calma, lo sguardo lucido e la capacità di avvicinarsi ai giovani senza retorica. In lui coesistevano rigore morale, ironia fiorentina e una profonda umanità. L’ANED Firenze gli rende omaggio, riconoscendolo come un testimone indispensabile della deportazione e un faro per la preservazione della memoria e la difesa dei valori antifascisti. Ricordare Mario Piccioli oggi significa non solo rivivere il passato, ma raccogliere il suo testimone. Così la memoria diventi non solo un anniversario, ma una responsabilità quotidiana. Viva, attiva e condivisa.

Fonte: Aned

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