Niccolò Bambi: «Dal teatro alle discoteche, il mio daimon è toccare l’anima del pubblico» – OK!Mugello

Niccolò Bambi: «Dal teatro alle discoteche, il mio daimon è toccare l’anima del pubblico» – OK!Mugello

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Niccolò Bambi viene alla luce in casa, a San Martino alla Palma – una frazione sulle colline di Scandicci – il 3 gennaio 2003, a causa della neve che impedisce il passaggio verso l’ospedale. La sua passione per il pubblico, fulcro delle sue numerose attività, inizia nell’adolescenza, quando lavora come PR nelle discoteche. Si realizzerà a Roma, dove si trasferisce a diciannove anni per formarsi come attore teatrale. Il palco rappresenta il luogo in cui emerge la sua vera essenza, il suo talento, quello che nell’antica Grecia di Socrate e Platone veniva definito daimon, lo spirito guida che indirizza l’individuo verso la propria realizzazione.

Quando nasce la passione per la recitazione e il teatro?

Tutto comincia quando, a quindici anni, inizio a lavorare come PR in una famosa discoteca fiorentina. Il mio obiettivo era garantire ai ragazzi una serata piena di emozioni. Sin da allora, il mio focus era sul pubblico, o meglio, sul benessere del pubblico. A sedici anni, mentre continuavo a frequentare le discoteche e a studiare nella scuola alberghiera Buontalenti, inizio a lavorare come barman. A diciannove anni mi diplomo e, pur continuando a preparare drink, la mia passione inizia a scemare. Dentro di me sapevo che quella non era la mia strada.

È comune sentirsi smarriti in giovane età e avere la sensazione di perdere tempo prezioso. È in quel periodo che inizi a cercare nuove opportunità?

Esattamente. Decido di iscrivermi alla scuola del Teatro Golden Academy di Roma, dove dopo tre anni ottengo il diploma. Trovo ospitalità da mia zia, che vive lì.

Cosa ti ha spinto verso il teatro?

Ho sempre sognato di diventare attore. Sono sempre stato attratto dal palcoscenico e dall’emozione di essere protagonista, non solo spettatore. Il compito degli attori non è insegnare a essere rispettosi, educati o empatici; quello spetta ai genitori e ai professori. L’attore ha un ruolo diverso, ma altrettanto fondamentale, legato all’emozione dell’essere umano. Il suo scopo è scuotere l’anima di chi assiste. Uno spettacolo, sia teatrale che cinematografico, deve sorprendere lo spettatore, poiché se il pubblico è attento e coinvolto, tornerà volentieri. Mantenere alta l’attenzione, risvegliare emozioni: questo è il compito di chi calca il palco.

Come sono stati i tre anni di formazione alla Golden Academy?

Bellissimi e intensi. Questa scuola, che è diventata la mia casa, consente a tutti gli studenti, anche ai principianti, di lavorare a uno spettacolo e andare in scena. Questo approccio aiuta le matricole a capire se il teatro è la strada giusta per loro. Molte accademie seguono una metodologia diversa, permettendo di salire sul palco solo a studenti esperti. In tre anni ho partecipato a ben tre spettacoli. L’ultimo, che ho portato io stesso come esame di diploma, è di Maurizio Micheli, dal titolo: Mi voleva Strehler. Ero entusiasta perché lui era presente a vedermi, e ha avuto un grande significato per me, essendo uno dei migliori attori teatrali italiani.

Dopo il diploma hai lavorato ad altri spettacoli?

Sì. L’anno scorso sono stato coinvolto in un magnifico spettacolo intitolato Le belle notti, diretto da Claudio Boccaccini. È andato in scena a Roma nei mesi di ottobre e novembre, per un totale di quattordici date, e in futuro potrebbe essere rappresentato in altre città italiane. Questa è stata la mia prima vera esperienza teatrale, dove mi sono confrontato con un ambiente professionale, differente da quello scolastico. In Accademia, gli studenti sono protetti e non sono facilmente rimpiazzati, e avendo molti compagni non hanno modo di commettere errori gravi. Nel teatro professionale, invece, il rimpiazzo è immediato e la competizione è feroce, considerato che ci sono sempre meno opportunità a fronte di un numero crescente di attori. Formarsi è perciò essenziale per sviluppare le proprie competenze e aumentare le possibilità di essere scelti non solo per il teatro, ma anche per il cinema, un contesto che mi affascina e dove spero presto di lavorare.

Durante il tuo percorso in Accademia hai continuato a lavorare nelle discoteche?

Certamente, ma solo in quelle toscane, in particolare fiorentine. È diventata routine viaggiare tra Roma e Firenze. Fino a tre anni fa mi dedicavo solo al PR, ma una sera, durante un viaggio-evento a Zante come animatore, mi sono trovato casualmente a fare il vocalist in una discoteca, rimanendo colpito da questa figura professionale. Ho quindi deciso di intraprendere anche questa strada. Il ruolo di vocalist e quello di attore, pur operando in contesti diversi, hanno molto in comune: entrambi devono coinvolgere il pubblico e animare l’atmosfera. Essere un bravo vocalist non significa solo urlare frasi preconfezionate al microfono, ma anche saper usare il corpo in modo da risollevare l’energia della folla.

Dove hai lavorato, o lavori tutt’ora, come vocalist?

Ho lavorato al Parco Gondar di Gallipoli, una delle discoteche più popolari in Italia, e a Zante per tre estati. A Firenze ho cambiato diverse discoteche, ma il palco che ho calcato più frequentemente è stato quello del Tenax. Recentemente ho iniziato a lavorare con i Dinner Show, un formato di intrattenimento che sta riscuotendo un grande successo. Sono felice di essere il vocalist del Crazy Night Firenze, un nuovo concetto che si svolge in vari locali fiorentini e combina apericena e DJ set.

C’è qualcuno che stimi particolarmente nel contesto attoriale o nell’intrattenimento musicale?

Tra i vocalist stimo molto Fabio Marzo, attualmente uno dei migliori in Italia. Per quanto riguarda gli attori, ce ne sono molti, sia contemporanei che del passato, come Marcello Mastroianni e Gigi Proietti.

Vivendo il teatro dall’interno, pensi che sia un settore in salute?

È importante considerare che oggi le forme di intrattenimento sono molteplici e i giovani non sono abituati a frequentare il teatro. I social network giocano un ruolo significativo in questo. I ragazzi trascorrono ore a scorrere contenuti senza soffermarsi, e la loro attenzione è limitata. Al contrario, uno spettacolo teatrale richiede concentrazione e occhi fissi sul palco per un lungo periodo. Le scuole stanno realizzando un ottimo lavoro portando gli studenti ai matinée, degli spettacoli in programma nelle prime ore della giornata. Come accennato, il teatro non ha l’obiettivo di educare, ma riesce a trasmettere valori fondamentali di cui i giovani hanno bisogno. L’empatia è uno di questi aspetti: il teatro consente agli spettatori di immedesimarsi nei personaggi. Le storie rappresentate rimangono nei cuori e nelle menti di chi le ha vissute. Inoltre, uno spettacolo teatrale ha la potenza di veicolare messaggi – sia diretti che impliciti. Un altro grande problema dei giovani oggi è la convinzione di poter ottenere tutto immediatamente, ma questo è un inganno. Il teatro esprime un’insegnamento opposto a tale illusione, inculcando l’importanza della fatica e dello studio. Solo affrontando cadute, errori e perseveranza si possono raggiungere obiettivi ambiziosi.

Quali sono le tue ambizioni future?

In primo luogo, desidero continuare la mia formazione. Sto ancora frequentando l’accademia a Roma, in quanto, nonostante sia diplomato, ho accesso a masterclass con attori di talento come James Price. Spero di entrare anche nel mondo del cinema. Recentemente, mi sto dedicando all’organizzazione di eventi, occupandomi della scelta del nome, della location, del formato, della direzione artistica e della selezione musicale. Inoltre, sto formando un team di PR per gestire l’evento dall’inizio alla fine e fare una buona promozione tramite i social network, che hanno aspetti sia positivi che negativi.

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