Il terremoto del 1919 colpì duramente Vicchio e il Mugello, causando morti e migliaia di persone sfollate, ma avviando anche una lunga fase di ricostruzione.
Il sisma del Mugello del 29 giugno 1919 devastò Vicchio e diverse frazioni, portando con sé un alto numero di vittime, sfollati e una comunità che dovette ricominciare da capo.
Quel 29 giugno 1919 rimase scolpito nella memoria collettiva come una delle giornate più tragiche della storia locale. Le rovine testimoniarono la vulnerabilità di molti edifici, segnando l’inizio della ricostruzione del Mugello. A distanza di oltre un secolo, abitazioni, documenti e testimonianze custodiscono ancora i segni di quegli eventi.
Le due scosse della domenica: dall’ansia al crollo
La giornata iniziò con segnali che molti interpretarono erroneamente come semplici scosse di assestamento. Dopo alcuni tremori notturni, intorno alle 10, si verificò un movimento più intenso, avvertito a Borgo San Lorenzo e nei paesi limitrofi. Le case tremarono, apparvero le prime crepe sui muri, e la gente si riversò in strada.
Quella fu una scelta istintiva, quasi naturale, ma salvò molte vite. In molti rimasero per ore nelle piazze, negli orti, lungo le strade polverose. Nel pomeriggio si registrò la scossa più potente: secondo le stime dell’INGV, il terremoto raggiunse una magnitudo di circa 6.3, tra le più elevate registrate nell’Appennino settentrionale.
Per energia rilasciata, gli studi sismologici lo paragonarono ai terremoti dell’Aquila 2009 e di Amatrice 2016. Se fosse accaduto di notte, senza quella prima scossa a fungere da avviso, il bilancio delle vittime sarebbe stato quasi certamente molto più grave.
Vicchio e le frazioni distrutte: la mappa dei danni tra Mugello, Casentino e Romagna toscana
L’epicentro fu situato nel comune di Vicchio. Le frazioni di Mirandola e Rupecanina furono quasi completamente annientate: i danni furono stimati fino al decimo grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg. Della chiesa di San Michele a Rupecanina rimasero solo macerie.
Nei comuni di Casole, Rostolena, Villore e Vitigliano, circa la metà degli edifici risultò distrutta o non più agibile. Nel capoluogo, crollarono parti della pieve di San Giovanni Battista, mentre torri e porzioni della cinta muraria divennero pericolanti. A Borgo San Lorenzo, come riportano le relazioni tecniche del periodo, molte case apparivano ancora in piedi dall’esterno. Tuttavia, all’interno, presentavano crepe, lesioni, con solai crollati o sul punto di cedere.
La ricostruzione del Mugello dopo il sisma – Okmugello.it
I danni si estesi anche a Dicomano, San Godenzo, Marradi, Firenzuola, Scarperia e Barberino, riguardando aree già colpite dal terremoto del novembre 1918. Frane e smottamenti interruppero la ferrovia Faentina e le strade verso i passi. A Firenze, la scossa suscitò panico, costringendo la gente ad abbandonare case, caffè e teatri. Fu avvertita da Roma fino al Veneto. I morti furono poco meno di cento, circa settanta solo nel comune di Vicchio; i feriti furono circa quattrocento e gli sfollati migliaia.
Dalle baracche alle abitazioni antisismiche: soccorsi, tensioni sociali e ricostruzione
Due giorni dopo il terremoto del Mugello, a Firenze si costituì un comitato di soccorso promosso dalla deputazione provinciale. Ad agosto, il Genio civile inviò nella valle 240 baracche da quattro vani, sessanta delle quali furono già montate. Anche altre città si attivarono: Milano inviò operai e un ingegnere per Rabatta e Sagginale, stanziando 200 mila lire. Alcuni suggerirono addirittura di rinominare Rabatta in “Ambrosiana”. Firenze, invece, seguì gli interventi a Londa, Firenzuola e Barberino.
Tuttavia, l’emergenza non fu affatto gestita in modo ordinato. Alcune famiglie entrarono nelle baracche prima delle assegnazioni ufficiali. Da Vicchio, il professor Raffaello Stiattesi avvertì che il provvisorio rischiava di diventare permanente, come già accaduto dopo altri terremoti in Calabria, Sicilia e ad Avezzano. E infatti, molti sfollati rimasero nelle baracche per anni.
La questione delle case popolari portò a proteste e scioperi. La ricostruzione seguì poi un percorso particolare: tre cooperative edilizie, di orientamento socialista, popolare e liberale, costruirono, seguendo il progetto del Genio civile, una serie di abitazioni antisismiche molto simili tra loro, molte delle quali sono ancora visibili oggi. Rimangono lì, tra Vicchio e le frazioni, a ricordare che il Mugello seppe ricostruire. Tuttavia, la sua storia sismica — dal precedente del 1542 alla sequenza del 1960 — non è mai davvero conclusa.
