Confimprenditori sollecita quindi il Governo a inaugurare un tavolo tecnico con le associazioni di categoria per analizzare tempi, criteri e…
L’aumento dei costi energetici continua a costituire una delle maggiori problematiche per le imprese del settore turistico e della ristorazione. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Confimprenditori, durante i mesi estivi del 2026, le bollette elettriche nel settore hanno mostrato aumenti medi intorno al 40%, con picchi superiori al 50%.
Gli alberghi sarebbero quelli che subiscono l’impatto maggiore di questi rincari. Per le strutture ricettive, l’aumento medio segnalato dall’associazione arriva a toccare il 48,5%. Nel caso di un hotel tipico con 45 camere, la spesa energetica per il trimestre da giugno ad agosto sarebbe aumentata da 8.250 a 12.250 euro rispetto allo stesso periodo del 2025, comportando un aggravio di 4.000 euro.
Anche il settore della ristorazione appare particolarmente vulnerabile all’aumento dei costi. L’utilizzo prolungato di cucine elettriche, sistemi di refrigerazione e celle frigo contribuisce a mantenere elevati i consumi. Secondo Confimprenditori, per questo settore, l’aumento medio sarebbe del 47,6%, con una spesa trimestrale che passa da circa 2.100 a 3.100 euro. Per gli stabilimenti balneari, invece, l’incremento è stimato tra il 35% e il 40%.
Di fronte a questa situazione, Confimprenditori suggerisce l’implementazione di un credito d’imposta pari ad almeno il 30% degli extra costi energetici sostenuti dalle imprese turistiche durante il trimestre estivo del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’associazione si ispira al modello dei crediti d’imposta energetici già utilizzati in passato, e indica che un possibile requisito per accedervi sia un aumento del prezzo medio dell’energia superiore al 30% su base annua.
Applicando tale proposta a una struttura alberghiera di 45 camere, il credito permetterebbe di recuperare 1.200 euro tramite il modello F24. Di conseguenza, l’aggravio effettivo della spesa energetica si ridurrebbe da 4.000 a 2.800 euro. Per Confimprenditori, il costo totale della misura, limitatamente alle imprese turistiche, si attesta intorno ai 156,6 milioni di euro con un’aliquota del 30%.
Secondo l’associazione, gli aumenti sono attribuibili anche a fattori strutturali legati alla produzione di energia elettrica nazionale e alla forte dipendenza dal gas. Tale dinamica incide in particolare nelle ore serali, quando la produzione da fonti rinnovabili tende a diminuire e aumenta l’uso degli impianti alimentati a gas, proprio nel periodo in cui alberghi e ristoranti concentrano una parte significativa dei consumi per illuminazione, climatizzazione e servizi.
Confimprenditori pertanto chiede al Governo di avviare un tavolo tecnico con le associazioni di categoria per valutare tempi, criteri e modalità di attuazione del credito d’imposta. L’obiettivo sarebbe quello di inserire la misura nella prossima legge di bilancio, al fine di offrire un sostegno alle attività più colpite dall’aumento dei costi energetici.
La proposta si inserisce in un quadro più ampio di discussione sulle condizioni di competitività delle imprese turistiche, che si trovano ad affrontare costi in crescita in una fase in cui la gestione delle spese energetiche può influire significativamente sui bilanci e sulla capacità di mantenere inalterati i prezzi dei servizi.
