Critiche al mega-eolico: La salvaguardia del paesaggio italiano contro la speculazione energetica

Critiche al mega-eolico: La salvaguardia del paesaggio italiano contro la speculazione energetica

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Progetti eolici industriali a Monte Giogo di Villore Corella © Coalizzione TESS

Il panorama energetico nazionale è al centro di un acceso dibattito dopo la pubblicazione, il 21 luglio 2025, su Greenreport di un articolo del vicepresidente della società eolica AGSM riguardante il progetto dell’impianto industriale di Monte Giogo di Villore, situato nell’Appennino Mugellano. L’articolo ha suscitato forti reazioni da parte di comitati e cittadini che denunciano la trasformazione della zona in un’area industriale, mascherata da iniziative di transizione ecologica.

Le critiche si concentrano sulla definizione di “paesaggio fossile” attribuita all’Appennino, considerata offensiva e utilizzata come giustificazione per un progetto ritenuto altamente invasivo. I detrattori evidenziano come l’industrializzazione delle creste montane possa causare gravi danni ambientali, come la deforestazione, la cementificazione, la perdita di biodiversità e le alterazioni idrogeologiche. Le infrastrutture preliminari all’installazione di turbine eoliche fino a 200 metri vengono considerate devastanti per un ecosistema fragile, portatore di storia, cultura e identità locale.

I critici sostengono che la logica dietro questi progetti sia puramente speculativa: incentivi pubblici, espropri mascherati da utilità pubblica e ingenti investimenti privati, spesso stranieri, senza alcun reale beneficio per le comunità locali. Si segnala come, nonostante l’Italia sia quinta in Europa per potenza eolica installata, sia all’ultimo posto per produttività, evidenziando l’inadeguatezza di molte aree italiane – densamente popolate e poco ventose – ad ospitare impianti eolici industriali.

Anche il fotovoltaico, nella sua forma estensiva su terreni agricoli o naturali, è oggetto di critiche a causa del consumo di terre fertili, della modifica del paesaggio e dell’aumento del valore dei terreni, che svantaggia i piccoli agricoltori e i giovani imprenditori. I detrattori propongono invece una diffusione del fotovoltaico su tetti e superfici già impermeabilizzate, in linea con le raccomandazioni dell’ISPRA, evitando così ulteriori consumi di suolo.

Questa posizione promuove una transizione energetica realmente sostenibile, rispettosa dei territori, partecipata dai cittadini e incentrata su criteri di giustizia sociale e ambientale. Secondo i sostenitori, l’energia dovrebbe tornare a essere un bene comune e non una merce per il profitto di pochi. Le comunità richiedono soluzioni basate sull’autoconsumo, sulle comunità energetiche e sulla valorizzazione dei patrimoni agricoli e culturali italiani, evitando un’ulteriore trasformazione del territorio in un’area industriale a cielo aperto.

Il dibattito attuale evidenzia una profonda frattura tra l’urgenza della transizione ecologica e i modi in cui essa è perseguita, sottolineando la necessità di una pianificazione energetica condivisa, equilibrata e orientata ai principi costituzionali.

Fonte notizia

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