Il 45% degli italiani ha bisogno di riabilitazione: i terapisti occupazionali avvertono: 'Guarire non è sufficiente, è fondamentale tornare a vivere'

Il 45% degli italiani ha bisogno di riabilitazione: i terapisti occupazionali avvertono: ‘Guarire non è sufficiente, è fondamentale tornare a vivere’

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Il tema centrale della Giornata mondiale della Terapia occupazionale, che si festeggia ogni anno il 27 ottobre, è racchiuso nello slogan “Participation matters”, promosso dalla WFOT, l’organizzazione mondiale per i Terapisti occupazionali. La partecipazione è fondamentale, rappresenta salute e implica la capacità di scegliere, agire e contribuire alla vita della propria comunità.

La terapia occupazionale svolge un ruolo chiave nella traduzione degli obiettivi riabilitativi in azioni concrete, per aiutare le persone a mantenere le loro abitudini nonostante condizioni come la demenza, a ritornare al lavoro dopo un ictus, a mantenere l’autonomia a casa o a costruire un nuovo stile di vita dopo una lesione spinale. Il Terapista occupazionale considera le capacità fisiche, cognitive ed emotive dell’individuo insieme al suo ambiente di vita.

“Il valore della nostra professione risiede nel promuovere il protagonismo di ogni persona, affinché non sia solo un ricevente di interventi, ma un soggetto attivo, in grado di fare scelte, orientare la propria quotidianità e partecipare attivamente alla vita della comunità”, afferma Michela Bentivegna, presidente della Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali.

La Commissione propone un’analisi della salute che consideri anche le concrete possibilità di azione delle persone. Accanto a mortalità e morbilità, suggerisce di prendere in considerazione l’autonomia nelle attività quotidiane e la partecipazione sociale: non solo la durata della vita o le malattie possedute, ma la qualità della vita vissuta.

Nella letteratura scientifica, questa dimensione è definita “funzionamento”. Già nel 2017, i ricercatori Gerold Stucki e Jerome Bickenbach avevano proposto di utilizzare questo termine come ulteriore indicatore di salute, in relazione al contesto di vita delle persone.

Questa posizione è stata richiamata nel luglio 2026 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) con il documento “Rehabilitation and Functioning in the 2030 Agenda”, che evidenzia come ciò che non viene misurato possa rimanere escluso dalle priorità di investimento e dalla programmazione sanitaria. Anche la ricerca supporta il valore della terapia occupazionale: uno studio multicentrico del 2026 (Codd et al., 2026) rivela che quasi l’80% delle persone inizialmente disoccupate è ritornato al lavoro dopo un intervento specifico di terapia occupazionale.

Altre ricerche dimostrano i benefici delle attività quotidiane per gli anziani (Saito et al., 2025) e nella partecipazione di individui con declino cognitivo iniziale (Ward et al., 2025). Secondo la rivista The Lancet (2020), a livello mondiale, un terzo della popolazione ha bisogno di riabilitazione; in Europa, questa percentuale raggiunge il 42%, mentre in Italia tocca il 44,9%.

In risposta a questa esigenza, lo sviluppo dell’assistenza territoriale e delle Case della comunità richiede servizi in grado di influenzare concretamente la vita dei cittadini. Resta però una questione critica: la disponibilità limitata di Terapisti occupazionali.

“Nonostante le Regioni abbiano riportato un fabbisogno significativo di Terapisti occupazionali” – sottolinea la Presidente Bentivegna – persistono notevoli discrepanze tra il fabbisogno evidenziato e la capacità formativa disponibile. Assicurare un adeguato numero di Terapisti occupazionali è essenziale affinché ogni cittadino possa accedere a percorsi riabilitativi appropriati in modo equo su tutto il territorio nazionale.”

Vivere più a lungo è un importante obiettivo, ma il vero traguardo è vivere pienamente. “Mettere l’autonomia e la partecipazione al centro significa valutare la salute anche in base al suo impatto sulla vita delle persone. È in questo ambito che la terapia occupazionale contribuisce a trasformare il recupero in concrete opportunità di scelta e partecipazione,” conclude Bentivegna.

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