Tra i vari ecosistemi, si annoverano le praterie di fanerogame marine come la Posidonia oceanica e la Cymodocea nodosa, entrambe identificate come soggette a rischi elevati, rispettivamente per il 72,8% e il 20,6% della loro estensione totale. Inoltre, si trovano colonie del corallo mediterraneo Cladocora caespitosa, coralligeno, e impianti per la molluschicoltura. Le principali minacce derivano da ancoraggi non regolamentati delle imbarcazioni, dalle condotte di scarico, nonché dalla vicinanza a porti turistici e altre attività nautiche.
“Le mappe di rischio sono strumenti utili per individuare le aree in cui è necessario intervenire per salvaguardare gli habitat più sensibili,” afferma Alessandro Sebastiani, ricercatore presso il Dipartimento ENEA Sostenibilità e primo autore del lavoro. “Questo modello applicato al Golfo della Spezia serve come base per una pianificazione dello spazio marittimo volta alla protezione della biodiversità e dei servizi ecosistemici in regioni ad alta antropizzazione”.
Il lavoro include anche simulazioni di interventi per la salvaguardia degli ecosistemi, come ormeggi regolamentati, controlli più rigorosi e misure tese a diminuire l’impatto di scarichi e aree portuali. In tale contesto, l’area con habitat a rischio elevato entro 250 metri dalla costa risulta ridotta del 78,9%.
“Questi dati riflettono una simulazione e dimostrano il potenziale degli interventi di gestione,” specifica Elisabetta Salvatori, co-autrice del lavoro e responsabile della Sezione Soluzioni Integrate e Nature-based per la rigenerazione urbana del Dipartimento Sostenibilità ENEA.
“L’approccio suggerito è applicabile anche in altre aree costiere del Mediterraneo, per supportare le amministrazioni e gli stakeholders nella valutazione delle misure di gestione e nel monitoraggio dei risultati.”
Il Golfo della Spezia rappresenta un’area di rilevante valore naturalistico, situata nelle vicinanze delle zone marine protette di Porto Venere e delle Cinque Terre, del Parco di Montemarcello-Magra-Vara e del Santuario per i mammiferi marini “Pelagos”. Qui, praterie di fanerogame, coralligeno e corallo madreporario mediterraneo con grande rilevanza ecologica si affiancano a una crescente urbanizzazione costiera e attività impattanti come il turismo, l’acquacoltura e il trasporto marittimo.
L’iniziativa è stata realizzata nell’ambito del progetto RAISE (Robotics and AI for Socio-economic Empowerment), finanziato dalla Missione 4, Componente 2, Investimento 1.5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR.
