A Palazzo Pretorio: 18 opere inedite che uniscono scultura, natura, dati e algoritmi per narrare l'evoluzione della vita

A Palazzo Pretorio: 18 opere inedite che uniscono scultura, natura, dati e algoritmi per narrare l’evoluzione della vita

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Un viaggio dall’origine della vita alle sue possibili evoluzioni future. “La materia della vita”, la mostra personale di Antonio Barbieri, curata da Davide Sarchioni, è stata inaugurata il 26 settembre presso Palazzo Pretorio a Certaldo (FI) e rimarrà aperta al pubblico fino all’8 febbraio.

Diciotto opere inedite, progettate come un percorso coerente e in conversazione con gli spazi del Palazzo, guidano il visitatore dalla conoscenza attuale della vita e dei suoi meccanismi verso le potenzialità future: dagli alberi filogenetici che mostrano le relazioni tra gli organismi alle strutture create da dati biologici; dall’analisi dei processi di crescita e differenziazione alle Chimere, forme ibride risultanti dall’unione di elementi di specie diverse, fino a Protogenìa robotica, un grande automa dalle sembianze vegetali, in grado di raccogliere informazioni dall’ambiente e rispondere ai cambiamenti.

Le opere sono state realizzate per interagire con l’architettura, gli affreschi e le testimonianze storiche del Palazzo. Questo legame si manifesta fin dall’inizio del percorso con Time Rift, un video in cui Barbieri ricrea digitalmente gli ambienti trasformandoli in uno scenario popolato da forme e dettagli delle opere esposte. L’edificio storico diventa quindi partecipante attivo del progetto, integrando la sua memoria storica con una ricerca rivolte all’evoluzione della vita e alle sue potenziali metamorfosi future.

Il lavoro di Barbieri esplora processi spesso invisibili della natura: le interazioni tra le specie, la crescita, la ramificazione e l’evoluzione, nonché la capacità della materia di organizzarsi e trasformarsi. Questi fenomeni, talvolta difficili da osservare direttamente, sono indagati dall’artista attraverso scanner, sistemi di acquisizione dati, fotogrammetria, algoritmi, modellazione e stampa 3D.

Tuttavia, in Barbieri la tecnologia non sostituisce l’artista, così come il calcolo non rimpiazza l’immaginazione. È l’artista a controllare la tecnologia, progettando o modificando alcuni strumenti e scrivendo gli algoritmi necessari alla sua ricerca. Ogni opera è assemblata, modellata, rivisitata e dipinta a mano: l’accuratezza della lavorazione digitale si fonde con la resistenza della materia e la creatività dell’atto manuale. Tecnologia e manualità si uniscono in un unico processo creativo, restituendo alla téchne il suo significato originale di conoscenza coincidente con il fare.

L’albero della vita e la sua interpretazione scientifica nell’albero filogenetico fungono da guida per l’intero progetto. Questa rappresentazione illustra come, nel corso di miliardi di anni, la vita si sia diversificata, ramificata e differenziata, generando la straordinaria varietà del mondo vivente.

In Capsa, questa rete di parentela si dispiega su un grande rotolo di carta come una mappa potenzialmente infinita. Da essa derivano i due Circulus, elaborati a partire dai dati dell’attività cerebrale dell’artista, introducendo l’umanità nel discorso. Da questa rappresentazione iniziale delle relazioni tra organismi, la mostra prosegue verso la creazione di nuove forme.

In Matrice, il modello filogenetico viene portato nello spazio e trasformato dall’immaginazione dell’artista in una grande scultura in ferro verniciato. Il dato scientifico non viene solo replicato, ma diventa il punto di partenza per una nuova creazione plastica. Le piccole sculture colorate di Dendrogenesi, invece, elaborano dataset di diversi gruppi animali in configurazioni tridimensionali: la ramificazione diventa così un principio creativo.

Con le cinque imponenti Chimere, l’analisi di ciò che esiste lascia campo all’immaginazione di ciò che non esiste ancora. Barbieri combinerà scansionamenti ed elementi riconducibili a rettili, pesci, uccelli, mammiferi e insetti, dando vita a creature ibride, plausibili e impossibili al contempo. Il confine tra natura, invenzione e fantascienza diventa sempre più labile: l’artista adotta le logiche di trasformazione e differenziazione della vita come base per immaginare nuove possibilità.

Il percorso giunge infine a Protogenìa robotica, un automa-scultura che unisce elementi organici, architettonici e meccanici, dotato di sensori, microcomputer, software e motori. Quest’opera rileva caratteristiche ambientali – luminosità, suoni, presenza – e reagisce agli stimoli: le grandi forme floreali alle estremità delle sue braccia si aprono e chiudono, mentre l’accumulo di dati modifica progressivamente il suo comportamento.

Con Protogenìa robotica si inverte in modo significativo la prospettiva. Se nel primo tratto del percorso di “La Materia della Vita” è l’uomo a impiegare la tecnologia per comprendere e rendere visibili i meccanismi naturali, alla fine è la macchina stessa a osservare e interagire con l’ambiente. Dal dato alla forma, dall’osservazione all’invenzione, la mostra invita a riflettere su cosa la vita potrebbe diventare e sul ruolo della tecnologia nelle sue future trasformazioni.

La materia della vita è curata da Davide Sarchioni ed è promossa dal Comune di Certaldo, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Toscana. L’organizzazione e il coordinamento sono a cura di Exponent in collaborazione con la galleria NM Contemporary di Monaco. La mostra fa parte di CertaldoArte26.

Orario:

Da settembre a ottobre: 10:00-13:00 e 14:30-19:00
Da novembre a febbraio: 10:00-13:00 e 14:30-16:30
Chiuso il martedì
Sabato e domenica: 10:00-13:00 e 14:30-17:30
Info: 0571 661219
Mostra curata da: Davide Sarchioni
Coordinamento e progettazione allestimento: Exponent S.r.l.

Fonte: Ufficio Stampa HF4

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