Brindisi di San Valentino sulla Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio

Montedomini al centro del Consiglio Comunale di Firenze, Funaro: “Dobbiamo tutti unirci per proteggerla”

6 0

“Il complesso di Sant’Agnese è e rimarrà di proprietà pubblica. Stiamo lavorando, insieme come Comune e Città metropolitana, per acquisirlo e poter così rispondere alle esigenze abitative tramite la creazione di nuovo social housing nel cuore del centro storico. Questi percorsi sono complessi, ma le nostre intenzioni sono chiare. L’immobile in questione ha una storia di grande rilevanza e si trova in un quadrilatero già oggetto di investimenti da parte della Città Metropolitana, che sta attuando una ristrutturazione di fondi per l’artigianato e una riqualificazione dell’area di Sant’Orsola. In sostanza, è in corso un vero e proprio processo di rigenerazione urbana in questa parte della città”. Così si è espressa la sindaca Sara Funaro oggi durante il Consiglio Comunale, presentando una comunicazione riguardante la Asp Firenze Montedomini. Questo argomento rappresenta uno dei cinque punti programmatici fissati per il futuro dell’ente, come emerso dal suo intervento. Sempre oggi, l’Asp Montedomini ha rilasciato alcune dichiarazioni: “Il nostro operato deve essere giudicato in base ai fatti” (Qui la notizia).

“Il primo punto concerne la necessità di aumentare la consapevolezza riguardo alle attività di Montedomini nella città, garantendo massima trasparenza. Infatti, gran parte delle polemiche sono scaturite da una carenza di informazioni riguardo a ciò che l’ente realizza quotidianamente – ha affermato la sindaca. – Si tratta di dati e progetti significativi dal punto di vista assistenziale: 156 posti letto nelle strutture RSA, un centro diurno per Alzheimer (“Athena”) con 38 anziani assistiti, 103 persone supportate tra alloggi e assistenza domiciliare, 116 posti letto totali gestiti in convenzione con la Direzione Servizi Sociali per l’inclusione sociale e le emergenze, 244 consulenze annuali medie erogate dallo Sportello per l’Amministrazione di Sostegno; 61 casi d’emergenza che hanno ottenuto assistenza residenziale dall’inizio del 2025, insieme a progetti innovativi, come il telemonitoraggio glicemico realizzato in collaborazione con l’Azienda USL Toscana Centro e i braccialetti GPS del progetto ‘Liberi in RSA’”.

“Il secondo punto riguarda la gestione del patrimonio. Il Presidente Frittelli ha già espresso la disponibilità della ASP per la creazione di un nuovo regolamento che escluda, in futuro, la destinazione turistico-ricettiva, anche nelle zone dove non c’è ancora un divieto da parte dell’amministrazione. Siamo pronti a confrontarci – ha proseguito la sindaca. – Un altro punto: Montedomini metterà a disposizione appartamenti nel piano da noi sviluppato con la BEI, Banca Europea degli Investimenti, per costruire nuova edilizia residenziale sociale. La ASP ci ha già fornito le unità abitative disponibili che abbiamo trasmesso alla BEI per la valutazione di fattibilità. Infine, c’è il tema di Montedomini come ‘centro di prossimità sociosanitaria‘; il presidente Frittelli ha già manifestato la volontà, sostenuta anche dalla maggioranza di Palazzo Vecchio, di intraprendere un percorso di progressiva internalizzazione dei servizi, valorizzando le competenze interne. Oggi è necessario fare un ulteriore passo avanti: iniziare un dialogo con la Regione e tutte le altre ASP affinché possano diventare dei veri e propri centri di erogazione di servizi sociosanitari e sanitari”.

“È piuttosto chiaro che le opposizioni hanno cercato di strumentalizzare questa situazione per minare l’autorità dell’Amministrazione e discutere le decisioni che abbiamo preso riguardo agli affitti brevi”, ha continuato Funaro. “Noi non basiamo le nostre decisioni sul consenso che possono generare, ma su ciò che riteniamo giusto e necessario per Firenze. Stiamo lavorando per difendere il diritto di abitare nella nostra città, tutelare il centro storico e contrastare gli effetti di un turismo che, se non gestito, potrebbe compromettere l’equilibrio e la vivibilità di intere aree di Firenze. Se lo scopo di queste polemiche era farci retrocedere nelle scelte che abbiamo operato, allora ciò è fallito. Siamo sempre più determinati nel percorso intrapreso e andremo avanti”.

“Quando parliamo di Montedomini, non trattiamo un ente qualunque: parliamo di un’istituzione che quest’anno celebra i suoi 550 anni, da secoli parte integrante della storia sociale, civile e morale di Firenze e, per questo motivo, merita un confronto serio, rigoroso e non polemico. Come tutti sappiamo, è stato aperto un fascicolo e ribadiamo il nostro rispetto e fiducia nella magistratura”.

“L’Amministrazione Comunale ha sempre avuto a cuore Montedomini e continua ad averlo. Questa attitudine è dimostrata dagli impegni già assunti e da quelli in fase di attuazione, poiché crediamo sia un ente da valorizzare e proteggere. – ha ulteriormente ribadito Funaro – All’opposizione, e a tutti coloro che hanno lanciato attacchi, chiediamo un atto di responsabilità: abbandonate le speculazioni e le polemiche sterili, uniamoci per tutelare Montedomini per il bene che rappresenta, per la sua storia, il suo presente e il suo futuro; noi siamo qui, la maggioranza di Palazzo Vecchio è pronta ad affrontare questa nuova sfida. Lavoreremo in modo inclusivo e a quel punto vedremo se, nei fatti, coloro che finora hanno sollevato solo polemiche politiche avranno anche delle proposte, perché questo è il momento di farle emergere”.

Palagi (SPC): “Se andava tutto bene, perché cambiare indirizzo?”

“Abbiamo ascoltato con attenzione la comunicazione della Sindaca sulla gestione patrimoniale dell’ASP Firenze Montedomini. Ha descritto in modo dettagliato il perimetro delle competenze del Comune, ed è corretto su un punto: il regolamento delle locazioni non viene votato da questo Consiglio, e non l’abbiamo mai richiesto. Tuttavia, manca nel perimetro la parte che riguarda Palazzo Vecchio, ed è per questo che la relazione non ci ha convinti”, afferma Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune. “Dal 2021, l’unico atto di questo Consiglio comunale relativo all’Azienda è la deliberazione numero 29 dell’11 luglio 2022, riguardante i regolamenti di organizzazione e contabilità: un atto di natura tecnica in un arco di cinque anni. Non ci sono stati atti di indirizzo, come previsto dall’articolo 14 comma 2 lettera b della legge regionale 43 del 2004. Se oggi viene annunciato un cambio di direzione, ci chiediamo quale sia l’indirizzo effettivamente mutato, considerando che non è mai stato definito e che non emerge alcuna criticità nell’operato avvenuto negli anni.”

“Non siamo osservatori esterni. Tra gennaio 2024 e marzo 2027, il Comune ha impegnato quasi due milioni di euro verso quell’Azienda per l’housing temporaneo delle persone senza dimora, con l’ultimo rinnovo datato 27 agosto scorso «alle stesse condizioni, patti e prezzi». Non possiamo dire che ci sia un problema di comunicazione, insinuando ignoranza o mancanza di informazione presso l’opinione pubblica indignata, i comitati e i gruppi di opposizione. La controversia nasce da motivazioni specifiche: Salviamo Firenze per Viverci e la stampa hanno denunciato l’esistenza di locazioni turistiche-ricettive in area UNESCO, ponendosi la domanda su come fosse possibile in un momento in cui alla cittadinanza si dice che la rendita va contrastata, soprattutto mentre si è in preda al sovraffollamento turistico. Questo è il punto, e noi proviamo a fornire una risposta: chi ha scritto le regole è stata la politica, che si è giustificata per anni sostenendo che servissero risorse per finanziare le politiche sociali, mentre ha proceduto con la privatizzazione e il taglio dei bilanci pubblici.”

“La difesa dei Consigli di amministrazione espressa oggi dalla Sindaca conferma il fatto che tali organi hanno operato in sintonia con coloro che hanno governato Firenze, dalle amministrazioni Domenici fino ad oggi, passando per Renzi e Nardella. Non stiamo parlando di irregolarità: chi ha diretto quell’azienda ha operato nel rispetto delle indicazioni ricevute e di queste bisogna discutere. Un intervento del Partito Democratico in aula è stato esplicito: si è affermato che è necessario estrarre la rendita e redistribuirla. È l’opposto della nostra visione, e lo confermiamo: ci opponiamo a questa estrazione, tanto più quando riguarda un patrimonio creato dai lasciti di chi voleva fornire una casa a chi ne era sprovvisto. Non può esserci cambiamento nella continuità. Verificheremo riguardo l’internalizzazione dei servizi sociosanitari, su cui oggi abbiamo presentato uno dei nostri ordini del giorno: quel percorso non deve deviare come accaduto per il servizio mensa, e la priorità resta la continuità lavorativa di chi si occupa dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Continueremo a insistere, «come un disco rotto», affinché le decisioni provengano dal basso e dai territori, tramite i Consigli di quartiere e il Consiglio comunale, e non solamente dagli esecutivi e dalle nomine. Perché un indirizzo mai scritto non può essere cambiato: deve essere scritto. E chi deve farlo è questo Consiglio”.

Montedomini, Locchi (FI): “Se gli affitti brevi servivano a garantire i servizi, perché la quota sociale dell’RSA di Montedomini è tra le più alte in città, dove otto strutture richiedono importi inferiori ai cittadini?”

“Il Presidente Paccosi e alcuni consiglieri di maggioranza in aula hanno affermato che gli affitti brevi da parte dell’ASP Montedomini di alcuni immobili sono necessari per finanziare l’Ente stesso, per valorizzarlo e per redistribuire la rendita. Questi concetti potrebbero sembrare condivisibili, ma mi chiedo: è questo il motivo per cui Montedomini ha cercato in ogni modo, incaricando un prestigioso studio legale di Firenze, di rimuovere il vincolo sociale al Villino sul Viale Galilei? Eliminando tutti dal villino, per poter affittare o vendere a scopi di valorizzare il patrimonio immobiliare di Montedomini? Mi aspetto quindi che questi introiti supplementari portino effettivi vantaggi ai fiorentini che utilizzano i servizi di Montedomini, a cominciare dagli ospiti dell’RSA,” afferma Alberto Locchi, capogruppo di Forza Italia, precisando che ci sono 33 RSA a Firenze e portando esempi riguardanti la quota sociale (il costo giornaliero sostenuto dal paziente ricoverato) di alcune di esse. “La questione è: quali benefici ha portato l’aumento degli introiti se poi i ricoverati non ne traggono vantaggio economico e alla fine pagano come nella maggior parte delle RSA fiorentine, ma anche di più rispetto a otto di esse?”

La sindaca ha provato a giustificare la modifica della destinazione d’uso desiderata nel 2015 e 2018 dicendo che l’obiettivo era “valorizzare il patrimonio” e garantire servizi a prezzi inferiori, ma non riesco a trovare argomenti plausibili: per un’ASP, la “valorizzazione” dovrebbe significare rispettare le finalità assistenziali e non affittare ai gestori di affitti brevi, contro i quali il Comune ha intrapreso una battaglia politica, sia giusta che sbagliata che sia. Se si ha bisogno delle entrate “straordinarie” derivanti dagli affitti commerciali per coprire i costi della RSA (ripeto, uguali o superiori alle altre RSA), ciò significa che non siete in grado di gestire adeguatamente i servizi. I servizi forniti da Montedomini sono per lo più in convenzione con ASL; perciò, dimostratemi che i profitti derivanti dagli affitti “commerciali” servono a offrire servizi aggiuntivi rispetto a quelli garantiti dalle rette, e che questi siano servizi… “gratuiti” per le persone vulnerabili. Ma questa voce non appare nel bilancio! Pertanto, ci sono due possibilità: o la gestione Nardella-Paccosi non è riuscita a garantire l’equilibrio di bilancio senza ricorrere ai redditi straordinari dall’affitto commerciale degli immobili, ed è per questo che non si comprende perché Paccosi sia stato premiato con un incarico superiore, o si è deciso di cambiare lo scopo naturale dell’ASP Montedomini per fare ciò che ai privati è impedito.”

Masi (M5S): “Se volevamo i residenti in centro, dobbiamo porli al primo posto”

“Quanto accaduto in questi mesi a Montedomini richiede una riflessione che va oltre le responsabilità individuali. Stiamo parlando di una realtà pubblica con obiettivi sociali che opera in una città in cui l’Amministrazione ha fatto della lotta contro gli affitti brevi una delle sue principali battaglie. È perciò evidente la contraddizione nel constatare che diversi immobili di proprietà di Montedomini siano stati utilizzati a fini turistici”, afferma Lorenzo Masi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale a Firenze, aggiungendo: “Proprio oggi abbiamo chiesto chiarimenti anche in seguito alle dimissioni del Direttore generale, tramite un Question Time. La risposta ricevuta, invece di chiarire in modo definitivo il quadro delle responsabilità, sembra attribuire un peso aggiuntivo alla responsabilità del Presidente di Montedomini. Riteniamo che si debba approfondire, poiché dopo quanto emerso negli scorsi mesi è necessario ricostruire con chiarezza chi sapesse, chi avesse il compito di controllare e quali decisioni siano state prese a vari livelli dell’ente. Non ci interessa trovare un capro espiatorio, ma vogliamo comprendere cosa non abbia funzionato e garantire che simili situazioni non si ripetano. Ho sempre sostenuto che, nell’affrontare il fenomeno degli affitti brevi, ci si debba distinguere in base a situazioni profondamente diverse. C’è chi possiede una seconda casa, magari ricevuta in eredità dai genitori, e decide di affittarla per integrare il proprio reddito. C’è chi ha acquistato una casa con un mutuo e, di fronte all’aumento delle rate e del costo della vita, decide di affittare una stanza per sostenere le spese. E questi sono solo alcuni esempi: le circostanze familiari ed economiche possono variare e non possono essere trattate allo stesso modo di chi gestisce trenta appartamenti. È ancora più importante pretendere coerenza quando parliamo del patrimonio di una realtà pubblica con finalità sociali. Se desideriamo davvero contrastare lo svuotamento del centro storico, dobbiamo considerare anche le condizioni quotidiane create per coloro che vi risiedono. Ieri mattina, alle 9, in via dei Calzaiuoli, c’erano decine di auto con il cartello “Attesa Garage”. Mi sono posto una semplice domanda: se un residente deve aspettare dieci minuti per caricare la spesa, come può comportarsi?”

“Può sembrare un dettaglio – prosegue Masi – ma sono proprio questi particolari che nel tempo hanno contribuito a rendere il centro sempre meno abitabile per i residenti. Non possiamo affermare di voler contrastare la turistificazione e, contemporaneamente, avere regole che sembrano favorire chi soggiorna a Firenze per pochi giorni più dei residenti che vivono in centro 365 giorni all’anno. Se dobbiamo stabilire una priorità per la sosta temporanea, i residenti devono avere la priorità. Anche queste regole necessitano di revisione. Lo stesso principio deve valere per Montedomini. Ciò che è accaduto poteva essere evitato attraverso un regolamento aggiornato, bandi e contratti più chiari e controlli sull’effettiva destinazione degli immobili. È essenziale valorizzare economicamente un patrimonio pubblico, ma ciò non significa necessariamente alimentare il mercato degli affitti turistici: gli immobili possono generare reddito anche tramite locazioni residenziali stabili. Se vogliamo davvero riportare i residenti nel centro storico, non basta intervenire sugli affitti brevi. Servono abitazioni, esercizi di vicinato, servizi, accessibilità e condizioni che facilitino la vita quotidiana. E soprattutto, serve coerenza: non possiamo chiedere sacrifici ai cittadini senza essere in grado di applicare gli stessi principi al sistema pubblico. Se Firenze desidera essere ancora una città abitata e non solo visitata, dobbiamo mettere al centro delle nostre scelte prima di tutto chi vive Firenze ogni giorno”.

Fratelli d’Italia: “Non basta cambiare il regolamento, servono risposte politiche che la sindaca ha eluso”

“Abbiamo attentamente ascoltato la relazione della sindaca Funaro. Iniziamo a sottolineare il fastidio che proviamo per una donna che prende decisioni: siamo così infastiditi che siamo il governo più longevo della storia repubblicana, guidato da una donna… Ma rimaniamo sul tema. Dobbiamo riconoscere che conosce molto bene Montedomini. D’altronde, sarebbe difficile immaginare il contrario”, affermano i consiglieri di Fratelli d’Italia Angela Sirello (capogruppo), Matteo Chelli, Alessandro Draghi e Giovanni Gandolfo. “Conosce questa realtà da diciassette anni: vicepresidente dal 2009 al 2014, poi assessora al Welfare, alla Sanità e alla Casa, presidente della Società della Salute e ora sindaca. Per questo motivo, oggi non avevamo bisogno di una visita guidata all’interno di Montedomini; sappiamo bene di cosa si tratta. Leggiamo e studiamo. Avevamo bisogno di risposte politiche, non possono certo rappresentare un cambio nel regolamento.

Anche nel 2018, qualcosa cambiò. Proprio il regolamento di Montedomini fu modificato: il sindaco era Dario Nardella, il presidente di Montedomini era Luigi Paccosi e lei, sindaca, era assessora al Welfare e alla Casa. Vogliamo ascoltare tutti e tre; la politica non era assente. Era il Consiglio di amministrazione a stabilire quali immobili destinare alla locazione e quali riservare invece al sostegno sociale. Il gruppo C non era un’opzione lasciata a chi partecipava a un bando. Era una decisione presa anticipatamente da Montedomini: decidere quale parte del patrimonio mantenere al servizio della funzione sociale e quale mettere sul mercato. E nemmeno per gli immobili del gruppo A il regolamento diceva: vince chi offre di più. Diceva qualcosa di molto importante: la Commissione doveva valutare le offerte secondo i criteri stabiliti dal bando, ma doveva anche verificare, in particolare per gli usi non abitativi, che la destinazione fosse adeguata al contesto e non in contrasto con gli obiettivi dell’ASP.

Ed ecco la prima domanda che oggi poniamo: chi ha valutato la coerenza delle attività proposte dai privati con gli scopi istituzionali di Montedomini? Con quali criteri? Con quali motivazioni? Perché questo controllo non era un dettaglio: era previsto dal regolamento. E riguardiamo anche chi effettuava quella valutazione. La Commissione immobili era composta dal presidente di Montedomini, dal direttore dell’ASP e da un componente designato dall’assessore alle Politiche sociosanitarie o dal direttore dei Servizi sociali del Comune. Perciò non raccontiamoci che la politica non c’entrava. Il Comune nominava la maggioranza del CdA, il CdA eleggeva il presidente e il presidente sedeva nella Commissione che assegnava gli immobili. E giungiamo a via dell’Albero: tre appartamenti ad uso abitativo, un unico lotto, sedici anni di durata e 2.600 euro mensili a base di gara. Saranno stati valutati requisiti e garanzie?

Ma vogliamo sapere anche un’altra cosa. Chi ha ritenuto coerente con gli scopi di Montedomini destinare quegli appartamenti all’attività turistico-ricettiva? Perché il regolamento non parlava di turismo, è stato il bando a consentirlo. E qui sta il punto politico. Con tre appartamenti destinati al mercato turistico a circa 200 euro a notte, a piena occupazione si può potenzialmente arrivare a circa 18 mila euro lordi al mese. A fronte di un canone di base di 2.600 euro, con meccanismi di scomputo legati ai lavori. E quindi la domanda è semplicissima: cos’è stato realmente valorizzato? Il patrimonio di Montedomini o l’attività economica del privato? E sia chiaro: non siamo contro il privato e non siamo contro il profitto. Ma se si mette a reddito un patrimonio pubblico, quel patrimonio deve generare il massimo beneficio possibile per l’ente e, in ultima analisi, per la sua funzione sociale. Altrimenti non è una valorizzazione: è cattiva gestione del patrimonio. Per questo non basta dire oggi: cambieremo il regolamento. È necessario spiegare chi ha scelto, chi ha autorizzato, chi ha valutato la coerenza di quelle destinazioni e chi aveva il dovere di controllare. Sindaca, a Montedomini la politica non era assente. La politica nominava, indirizzava e partecipava alle decisioni. E oggi deve assumersi la responsabilità di spiegare alla città”.

Santarelli (Gruppo Misto-Noi Moderati): “Distinguere l’ente dalle scelte politiche. La Sindaca non risponde, né chiarisce”

“L’intervento della Sindaca oggi in aula evidenzia come la questione ‘Montedomini’ sia solo politica. Nella sua quasi un’ora di esposizione, la Sindaca non ha rivendicato il suo ruolo istituzionale, ma ha parlato da militante di un partito di sinistra. Non ha però risposto, né chiarito nulla riguardo ai fatti emersi grazie ai cittadini e alle associazioni” afferma Luca Santarelli, coordinatore di Gruppo Misto-Noi Moderati. “Non ha detto che garanzie offrono le società neocostituite assegnatarie delle lunghissime (oltre 20 anni) locazioni turistico-ricettive. Niente ha chiarito riguardo al parere richiesto a un professionista per verificare la possibilità di superare il vincolo di destinazione della donazione ricevuta da Montedomini di Villa Ogier a favore di donne disabili. A questo riguardo, la richiesta di accesso agli atti è stata procrastinata dall’Ente, affidando il fascicolo al responsabile Dott. Pellicanò (che non è dimissionario?). Non ha detto nulla sul perché i ricavi siano stati gestiti da altri, invece di essere direttamente fatte dall’Ente. L’accusa di patriarcato rivolta alle opposizioni di centrodestra appare inadeguata (proprio ieri il Governo, guidato da una donna, ha segnato il record di durata della Repubblica Italiana, garantendo anche il record dell’opposizione di sinistra guidata da una leader donna). In risposta all’affermazione della Sindaca che dichiara Firenze leader in Italia sul fronte delle locazioni turistiche, potrei ricordarle anche le classifiche (reali) che pongono la città come leader nel degrado e nell’assenza di sicurezza”.

Grazzini e Casini (IV – Casa Riformista): “La sindaca cambia il regolamento: allora spieghi cosa non ha funzionato prima”

“Dalla Sindaca abbiamo ricevuto una lunga difesa di Montedomini come istituzione, mai messa in discussione. Montedomini è una realtà straordinaria per la città e per questo motivo meritava risposte chiare sulla gestione del suo patrimonio”. Così dichiarano Francesco Grazzini e Francesco Casini, consiglieri comunali di Italia Viva – Casa Riformista. “Le domande rimangono sostanzialmente senza risposta: sulla congruità dei canoni, sulla convenienza economica per Montedomini, sugli affitti turistici brevi, sui controlli del Comune e, soprattutto, sulla responsabilità politica dell’Amministrazione. Esiste poi una contraddizione evidente: oggi ci è stato detto che tutto sarebbe stato gestito correttamente, ma contemporaneamente la Sindaca annuncia che sarà modificato il regolamento per la gestione degli immobili. Se cambia il regolamento, evidentemente si desidera introdurre una discontinuità rispetto al passato. Pertanto, si deve avere il coraggio di spiegare cosa non ha funzionato, cosa è stato sottovalutato e cosa si intende correggere. Questa vicenda mostra, inoltre, l’incoerenza politica dell’Amministrazione riguardo agli affitti brevi: da una parte si impongono restrizioni ai privati, dall’altra immobili di un ente pubblico con finalità sociali sono stati destinati a quel mercato. E ora una domanda va rivolta anche ad AVS, che nei mesi scorsi aveva pubblicamente richiesto chiarezza e discontinuità riguardo a questa vicenda. È sufficiente annunciare una modifica del regolamento per considerare tutto chiuso? Oppure AVS sosterrà finalmente la richiesta di totale chiarezza, ivi compresa la commissione proposta dalle opposizioni? Perché non è possibile chiedere discontinuità per settimane e, quando arriva il momento di tradurla in atti politici concreti, accontentarsi e silenziare il dibattito? Da questo Consiglio usciamo con una ferma convinzione: è necessario proteggere Montedomini, soprattutto dall’incoerenza ideologica di questa maggioranza”.

Semplici (Lista civica Funaro Sindaca): “Parte dell’opposizione specula sui fragili”

“L’ennesima speculazione politica sulla pelle degli anziani, degli indigenti e delle persone più fragili. Il cosiddetto ‘Caso Montedomini’ è soltanto una bolla di sapone alimentata da una parte dell’opposizione per meri fini propagandistici ed elettorali”, così Marco Semplici, consigliere comunale del gruppo civico “Sara Funaro Sindaca”, si esprime durante il suo intervento in aula, in risposta alla relazione della sindaca. “Se in altri contesti potrei persino comprendere la tipica logica del teatrino della politica, in questo caso non posso accettarlo. Quando si tratta delle fasce più vulnerabili della nostra comunità, questo atteggiamento diventa intollerabile: a farne le spese sono i più fragili ed è inaccettabile cercare un tornaconto politico a spese loro. Le spiegazioni fornite dal Presidente Frittelli lo scorso 3 agosto e la relazione della sindaca di oggi lo dimostrano senza ombra di dubbio: il caso Montedomini semplicemente non esiste. Esiste invece un ente simbolo della grandezza di Firenze, un’istituzione con 550 anni di storia, realizzata dai fiorentini e sempre al servizio degli ultimi. Parliamo di una realtà senza scopo di lucro, che rispetta leggi, etiche e la funzione per cui è stata creata, e che non distacca dividendi e non lo farà mai. Montedomini – conclude Semplici – continuerà a brillare: subendo altri attacchi speculativi, non cederà mai. E a difenderla non ci sarà solo questa maggioranza, ma l’intera città di Firenze”.

Sabatini (Lista Schmidt): “Il consiglio discute oggi, gli atti arriveranno il 30 settembre”

“C’è un modo molto semplice per rendere inutile il diritto di accesso di un consigliere comunale: consegnargli i documenti dopo che il Consiglio ha discusso la questione per la quale li aveva richiesti. È esattamente quello che sta succedendo riguardo Montedomini”, dichiara Massimo Sabatini, consigliere della Lista Civica Eike Schmidt. “Il 4 agosto ho presentato una richiesta di accesso alla documentazione sulla gestione patrimoniale dell’ASP. Oggi, 4 settembre, giorno del Consiglio comunale straordinario dedicato proprio a Montedomini, ho ricevuto un provvedimento datato ieri, 3 settembre, con cui il Direttore generale (dimissionario, ma che probabilmente continua a svolgere funzioni temporanee) rinvia la presentazione dei documenti fino al 30 settembre.

La motivazione sembra francamente pretestuosa e, in alcuni aspetti, contraddittoria. Viene citato il numero delle richieste presentate dai consiglieri, ma lo stesso provvedimento ammette che queste riguardano documenti in parte coincidenti. Se dieci consiglieri chiedono lo stesso contratto o la stessa delibera, non è necessario cercarlo e scannerizzarlo dieci volte: lo si acquisisce una volta e si invia a tutti. Tanto più in un’amministrazione che, a questo punto, dovrebbe lavorare prevalentemente con documenti digitali. Sono stati richiamati anche adempimenti relativi alla privacy e ai controinteressati sulle richieste presentate da soggetti diversi dai consiglieri. Ma non si capisce perché i tempi di tali procedure differenti debbano ricadere sull’accesso di un consigliere comunale secondo l’art. 43 TUEL.

In ogni caso, la giurisprudenza, che si invoca per tutelare il buon funzionamento degli uffici, non autorizza a comprimere il diritto di accesso, e indica che il limite dell’aggravio organizzativo deve essere valutato con particolare attenzione, proprio per evitare che diventi una limitazione surrettizia ai diritti dei consiglieri. Infatti, il consigliere ha diritto agli atti utili per il mandato, fermo restando il minor aggravio possibile per gli uffici. E anche nel caso in cui la mole di documenti sia effettivamente considerevole, la giurisprudenza ha considerato possibile distribuite nel tempo la consegna delle copie, non congelare l’intero accesso fino a una data successiva a quella dell’appuntamento istituzionale per il quale gli atti sono necessari. Ma a Firenze esiste qualcosa di ancora più preciso. L’art. 39 del Regolamento del Consiglio comunale stabilisce che l’accesso del consigliere deve essere garantito con la «massima sollecitudine» e che, quando comporti oneri particolarmente gravosi, il responsabile può chiedere al consigliere di concordare insieme tempi e modalità. Non risulta, almeno dal provvedimento ricevuto, alcun tentativo di accordare con me una consegna progressiva: si è deciso unilateralmente il 30 settembre.

La giurisprudenza amministrativa ricorda che l’accesso ex art. 43 TUEL serve proprio a consentire al consigliere di valutare con cognizione di causa l’operato dell’amministrazione, esprimere un voto consapevole e adottare le iniziative legate al mandato. Consegnare i documenti dopo la discussione consiliare rischia evidentemente di privare tale prerogativa della sua utilità concreta. A questo punto, vi è anche una questione politica alla quale desidero una risposta chiara. Sindaca e Assessori hanno subito lo stesso rinvio al 30 settembre? Chiedo perché oggi, durante il Consiglio, sono stati citati numeri e date estremamente specifici. Se Sindaca e Giunta disponevano già della documentazione necessaria, sarebbe utile capire quali documenti abbiano ricevuto, quando e da chi. E, soprattutto, perché quella stessa documentazione non fosse contemporaneamente disponibile ai consiglieri che hanno il dovere di esercitare il controllo e partecipare al dibattito consiliare.

Se, viceversa, anche la Sindaca e gli Assessori non avevano accesso agli atti, sarebbe altrettanto interessante sapere da dove provengano i dati e le informazioni riportate durante l’incontro di questa mattina. Non chiedo privilegi. Chiedo solo che il Consiglio comunale possa discutere con i documenti a disposizione, non con una parte che ha accesso a dati e informazioni e l’altra invitata a attendere fino al 30 settembre. Poiché non è la prima volta che i miei diritti di consigliere – assieme a quelli di tutto il Consiglio comunale – vengono calpestati, è giunto il momento di farla finita. Agirò nelle sedi opportune”.

Del Re (Firenze Democratica): “Montedomini: 5 errori politici, e il più grande di tutti è affermare che non ce ne sono stati”

“Oggi vorremmo partire da un punto che credo condividiamo tutti. Montedomini è un patrimonio di Firenze. Lo è per la sua storia centenaria e per la funzione che ha sempre ricoperto: assistere e prendersi cura delle persone più bisognose”, afferma Cecilia Del Re, capogruppo Firenze Democratica. “In queste settimane ci è stato detto che sollevare dubbi e critiche significherebbe danneggiare l’immagine di Montedomini. Al contrario, è proprio perché abbiamo a cuore Montedomini che chiediamo chiarezza sull’uso del suo patrimonio pubblico da quando, grazie alla segnalazione di Salviamo Firenze, è emerso che viene destinato a fini che non gli appartengono. È significativo che le critiche siano arrivate da forze politiche diverse, siano esse di sinistra o destra. Montedomini, per tutti i fiorentini, è un’istituzione che deve restare fedele alla propria storia.

In queste settimane abbiamo tentato di portare documenti e informazioni che dimostrassero queste evidenze. Oggi, però, vogliamo concentrarci esclusivamente sulle responsabilità politiche. È stato detto dal segretario cittadino del PD che “non sarebbero stati commessi errori politici”. Noi ne vediamo almeno cinque. Il primo errore politico riguarda le abitazioni. Da tempo chiediamo un censimento del patrimonio immobiliare pubblico a Firenze. All’inizio di questo mandato, abbiamo approvato una mozione che richiedeva questo, votata all’unanimità dal Consiglio comunale. Ma quel lavoro è ancora in sospeso. La sindaca ha dichiarato che lo stanno facendo con la BEI, ma risulta paradossale delegare questo compito a un privato: siamo a metà mandato e non abbiamo ancora visto nulla. Era essenziale – e lo è – una politica abitativa che non mirasse solo al recupero del patrimonio comunale esistente, ma che intendsse anche aumentare il patrimonio pubblico, tenendo in considerazione acquisti, aste e tutte le opportunità disponibili. E Montedomini possedeva un patrimonio pubblico che poteva e doveva essere incluso in questa strategia, ma è stato invece destinato al mercato turistico. Perché un piano per la casa non è partito proprio da qui? Perché il pubblico non ha svolto il suo compito, ma si è dato alla rendita turistica?

Il secondo errore politico è allora proprio questo: aver approvato che una parte del patrimonio di Montedomini fosse destinata al turismo. Perché la delegata dell’assessorato al sociale, come riportato nel verbale del 13.06.2023, ha pure condiviso l’allontanamento di nuclei familiari in emergenza abitativa per immettere sul mercato immobili appetibili per il turismo, e l’assessorato al sociale ha approvato il piano di dismissione di luglio 2023, che includeva Sant’Agnese, valutato oltre 7 milioni e 700 mila euro, senza poi concretizzare alcun interesse all’acquisto, anche dopo che, a marzo 2025, Frittelli ha ribadito che sarebbe stato venduto. Esiste una contraddizione nel destinare il patrimonio pubblico a scopi turistici e ritengo che chiunque potrebbe capirlo. Per anni abbiamo sostenuto che la turistificazione del centro storico stesse portando via case dall’abitazione. Abbiamo chiesto ai privati di non inseguire esclusivamente la rendita turistica. Poi scopriamo che quel medesimo modello è stato utilizzato per gli immobili di un ente pubblico con finalità sociali.

È stato risposto che serviva a generare risorse per finanziare i servizi sociali di Montedomini. Oltre al fatto non trascurabile che il ricavo degli affitti turistici proviene dall’intermediario e non da Montedomini, quel modello di rendita non può diventare giusto semplicemente perché a trarne beneficio è il patrimonio pubblico. E non è nemmeno vero che si trattasse sempre di immobili che necessitavano di ristrutturazione e risultassero inabitabili. Il caso di via Faenza 38 citato in precedenza è emblematico. Anche la spiegazione puramente tecnica secondo cui queste scelte sarebbero tutte precedenti alle nuove regole sugli affitti brevi non regge. Via Guelfa 81 e via Guelfa 77 raccontano una storia diversa, e riguardano procedure che sono avvenute nell’attuale mandato.

Ci avviciniamo così al terzo errore politico: la mancanza di indirizzo e di controllo da parte dell’assessorato al sociale, della sindaca e quindi della politica stessa. Perché le cose stanno così: se l’assessorato era informato e condivideva queste politiche immobiliari, esiste una responsabilità politica per averle approvate e non aver dato indicazioni diverse. Dall’altra parte, se non era a conoscenza né concordava con queste scelte, dobbiamo chiederci come un ente pubblico così rilevante abbia potuto mettere in atto tali decisioni senza un adeguato monitoraggio politico. E soprattutto: perché soltanto oggi, dopo che il Comitato Salviamo Firenze ha sollevato la questione, si è affermato che è necessario cambiare il regolamento immobiliare e interrompere gli affitti turistici? Perché non sono stati modificati prima?

Ed ecco il quarto errore politico: se oggi riteniamo necessario alterare radicalmente queste politiche, come si può confermare chi ha sviluppato tali politiche e oggi dirige Casa spa e chi, all’interno del Consiglio di amministrazione, le ha messe in pratica? Vorrei anche esprimere un pensiero riguardo al Direttore generale. Non vogliamo che diventi il capro espiatorio di questa vicenda. Si è dimesso per motivi di salute e va rispettato. Ma stiamo discutendo di responsabilità politiche. È per questo che affermare che “non ci sono stati errori politici” rappresenta per noi il quinto errore politico: perché implica pensare che, se qualcosa non ha funzionato, la responsabilità debba ricadere solo sulla parte tecnica. No. Indirizzi, nomine e controlli sono responsabilità della politica. La politica, che evidentemente ritiene di poter rimanere intoccabile e di non dover rendere conto a nessuno. Si pone anche un problema di trasparenza, che dovrebbe essere sotto l’attenzione di tutti: aggiudicazioni non pubblicate, documenti difficili da reperire. Ci è stato risposto in commissione che ciò è dovuto alla mancanza di personale. Dobbiamo investire nel personale di Montedomini e potenziare gli strumenti di trasparenza.

Infine, in merito alle nomine, che abbiamo posto fin dal inizio del mandato (e questa vicenda dimostra l’importanza della questione): nelle nomine devono avere la priorità competenza, indipendenza e curriculum, piuttosto che appartenenze o fedeltà politiche. Pertanto, chiediamo di procedere verso una fase nuova: un rinnovo della governance di Montedomini e di Casa S.p.A.; una vera condivisione con il Consiglio comunale degli indirizzi per le aziende partecipate e quelle vigilate; una revisione delle regole in generale riguardo alle nomine. E per Montedomini chiediamo che il suo patrimonio torni ad essere considerato, prima di tutto, un patrimonio sociale della città. Chiediamo quindi di congelare anche il piano delle dismissioni e di verificare, prima di vendere altro patrimonio, se quegli immobili possano essere utilizzati per scopi abitativi e per finalità sociali. Ribadisco con orgoglio il “no alla vendita del patrimonio pubblico” da me esortato nel mio ultimo intervento come assessore, quando chiedevo una discontinuità nelle politiche rispetto al passato. La continuità, invece, è continuata con l’inserimento del POC nell’Ex ospedale San Giovanni di Dio, con Sant’Agnese presente su Invest in Florence anche all’inizio di questo mandato, e con le vendite ancora in corso di patrimonio immobiliare Montedomini, vedi immobili in via Vittorio Emanuele II che abbiamo chiesto di fermare con un ordine del giorno (quindi respinto). Non chiediamo tutto ciò contro Montedomini, ma proprio perché Firenze ha il dovere di difendere questa istituzione e garantirne il futuro, rimanendo fedele alla sua storia e alla missione per cui è stata fondata: prendersi cura di chi ha più bisogno”.

Fonte notizia