Peste suina africana: primo caso in Toscana in un suino domestico

Peste suina africana in Toscana: 638 casi, il numero più alto in Italia

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La Toscana si conferma la regione italiana con il più alto numero di casi di peste suina africana, registrando nel 2026 ben 638 positività nei cinghiali dall’inizio dell’anno. Questo è quanto emerso nel corso di un incontro online organizzato da Anci Toscana e dalla Regione, volto a stabilire una strategia condivisa e a evitare che ciascun Comune agisca in autonomia. Tra le azioni previste per fronteggiare l’emergenza, originatasi a Massa Carrara, figura l’attivazione dei Gruppi operativi territoriali (Got) a livello provinciale, i quali saranno responsabili di coordinare le iniziative di prevenzione e controllo.

La strategia comprende anche l’installazione di segnali dotati di QR code, fornendo informazioni e indicazioni sia ai cittadini che ai visitatori dei boschi. “Il ruolo dei Comuni in questa emergenza sarà cruciale“, ha dichiarato la presidente di Anci Toscana, Susanna Cenni, ponendo l’accento sulla necessità di evitare movimenti disorganizzati da parte delle amministrazioni e suggerendo che le province assumano un ruolo di coordinamento istituzionale efficace. Tra le attività da gestire, ci saranno la raccolta delle carcasse dei cinghiali e il monitoraggio delle aree pubbliche.

L’epidemia, che ha avuto origine a Massa Carrara, si è poi diffusa nelle province di Lucca e Pistoia, interessando anche due allevamenti situati a Comano e San Marcello Piteglio.

La peste suina africana è una malattia virale estremamente contagiosa e mortale per suini e cinghiali, ma non pone alcun rischio per l’uomo. Tuttavia, gli esseri umani possono inavvertitamente contribuire alla diffusione del virus, trasportandolo tramite scarpe, abbigliamento, attrezzature o ruote di biciclette e veicoli che sono venuti a contatto con terreni contaminati.

Per questo motivo, il commissario straordinario Giorgio Briganti esorta a prestare attenzione dopo le attività boschive e consiglia di rimuovere con cura il fango da scarpe e oggetti utilizzati all’aperto, oltre a disinfettarli, per ridurre il rischio di trasportare il virus da un’area all’altra.

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