In relazione allo sgombero forzato del presidio davanti ai cancelli della ditta ‘Acca’ di Seano, sono intervenute le autorità politiche locali e regionali. I commenti provengono dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, dalla vicepresidente Mia Diop, dall’assessore al lavoro e alla formazione, Alberto Lenzi, dal presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai, insieme al sindaco di Carmignano, Edoardo Prestanti, e al sindaco di Prato, Matteo Biffoni.
“Esprimiamo stupore per le modalità con cui si è giunti all’azione di sgombero. Il nostro punto di riferimento prioritario e inalienabile è e rimane la legalità – affermano Calamai, Prestanti e Biffoni. Se le autorità competenti hanno ritenuto necessario intervenire con la forza, è chiaro che avranno individuato elementi di illegittimità che hanno portato a tale decisione. Tuttavia, quanto accaduto richiede una riflessione seria sulle dinamiche che si sviluppano in queste situazioni di forte tensione sociale“.
I rappresentanti istituzionali si soffermano sulla natura della protesta riguardo al legittimo diritto di sciopero: “È noto che un picchetto sindacale non può ostacolare fisicamente, tramite barriere, il normale carico e scarico delle merci o l’accesso di chi lavora regolarmente per l’azienda. La questione della Acca ci impone quindi una riflessione generale che non possiamo più ritardare: i lavoratori non possono e non devono essere coloro che subiscono il prezzo più alto di fronte a situazioni di illegalità e alla mancanza di rispetto delle normative. È essenziale tutelare i diritti dei lavoratori che sono vittime di aziende che operano nell’illegalità. Occorre con urgenza ampliare le tutele a loro disposizione, fornendo più modi e strumenti per difendere i propri diritti e il proprio posto di lavoro. Una crisi non può tradursi in un danno per la parte più debole. È indispensabile che i lavoratori abbiano a disposizione strumenti reali ed efficaci per proteggersi“.
I rappresentanti istituzionali riaffermano l’impegno del tavolo istituzionale di confronto: “Il percorso istituzionale, avviato nei tempi e modi concordati durante il primo incontro di confronto istituzionale lo scorso 1 luglio nella sede della Provincia di Prato, continuerà senza sosta e non è in discussione a causa dello sgombero avvenuto questa mattina. Il nostro obiettivo principale rimane la salvaguardia occupazionale dei 95 lavoratori di Acca. Continueremo a lavorare con la massima determinazione per trovare ogni possibile soluzione per il loro futuro lavorativo, avanzando uniti per difendere la dignità del lavoro nel nostro territorio“.
Sulla vicenda è intervenuto anche il governatore della Toscana, che ha dichiarato: “Una forzatura inaccettabile che inasprirà i rapporti senza offrire alcuna soluzione. È stata scelta – spiega il presidente – la via più errata, con sindacalisti e operai condotti in questura. Sarebbe invece – continua Giani – opportuno insistere sul dialogo, perché in situazioni come questa l’uso della forza non fa che indebolire l’autorevolezza delle istituzioni e la fiducia in esse. Serve unità – prosegue – per dare maggiore forza alla richiesta di garanzie sul lavoro e dignità e per contrastare lo sfruttamento“.
Anche la vicepresidente Mia Diop e l’assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi intervengono, affermando che “la durezza utilizzata contro lavoratori e rappresentanti sindacali che rivendicavano il diritto a condizioni di lavoro dignitose costituisce un grave errore che suscita forte perplessità. Avremmo preferito – aggiungono – proseguire sulla via del dialogo, piuttosto che su quella dell’uso della forza: il dialogo è lo strumento realmente efficace per affrontare tali situazioni al fine di garantire diritti e dignità a chi lavora. Il tavolo istituzionale si era riunito per la prima volta appena due giorni fa, per costruire una soluzione per i 95 lavoratori rimasti senza occupazione: era lì che si doveva continuare a lavorare, non con un intervento che rischia di vanificare un percorso appena avviato“.
“Ci troviamo di fronte a una vertenza complicata, in un distretto altrettanto complesso, dove caporalato e sfruttamento rappresentano piaghe diffuse. È contro questi fenomeni che serve la totale fermezza dello Stato“, concludono Diop e Lenzi.
