Cosa ha provocato il crollo della Marmolada? Uno studio per comprendere e prevenire

Cosa ha provocato il crollo della Marmolada? Uno studio per comprendere e prevenire

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Una condizione di ‘equilibrio critico‘: così viene descritta nel lavoro intitolato Climate Warming and Ice Weakening Trigger Alpine Glacier Collapses: The Marmolada Case le circostanze di stabilità che hanno preceduto il collasso del 2022. Il contributo è firmato da Carlo Baroni, Chiara Frassi e Maria Cristina Salvatore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, Alberto Bellin e Nicola Pugno del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento, Luca Carturan dell’Università di Padova e Andrea Berton dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche a Pisa.

Per comprendere le cause degli eventi tragici del 2022, i ricercatori hanno analizzato le condizioni in cui si trovava il ghiacciaio al momento del crollo, esaminando i principali fattori di instabilità attraverso un modello termo-meccanico tridimensionale.

Il loro lavoro rappresenta un’evoluzione delle ricerche svolte nell’ambito di una consulenza tecnico-scientifica per la Procura della Repubblica di Trento, coordinata da Carlo Baroni e Alberto Bellin. Ne emerge un quadro composto da diversi fattori che, uniti, hanno contribuito agli eventi successivi. L’acqua gioca un ruolo cruciale, indebolendo la resistenza del ghiaccio e innescando un’azione di sottospinta idraulica che ha destabilizzato la massa glaciale alla base.

Un modello di stabilità 3D per indagare il ruolo dell’acqua

Tra i punti più significativi, i ricercatori evidenziano il ruolo della struttura interna del ghiacciaio: le analisi mostrano come la presenza di estesi sistemi di fratture nelle aree vicine alle superfici di rottura abbia diminuito la resistenza del ghiaccio. Questo aspetto, insieme alla complessa configurazione interna della massa glaciale, è stato determinante nella valutazione delle condizioni di stabilità pre-crollo.

Al momento dell’evento, i ricercatori indicano che il ghiacciaio si trovava in una condizione di «equilibrio critico». L’aumento della temperatura all’interno del ghiaccio ha interagito con la presenza di fratture, indebolendo progressivamente la massa glaciale e riducendo la sua resistenza meccanica. Lo studio sottolinea anche il contributo dell’acqua di fusione generata durante il periodo precedente l’evento, caratterizzato da temperature molto elevate.

L’aumento della pressione dell’acqua alla base del ghiacciaio avrebbe contribuito ad aumentare la vulnerabilità della massa glaciale.

Oltre alla coordinazione della ricerca insieme al professor Bellin — afferma Carlo Baroni del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa — il contributo dei ricercatori UniPi si è focalizzato significativamente sul ruolo della complessa struttura interna del ghiacciaio e sulla caratterizzazione di varie generazioni di sistemi di frattura secondaria che hanno abbassato la resistenza al taglio del ghiaccio, contribuendo a generare le superfici di distacco della massa glaciale. Questi risultati hanno chiarito alcuni dei meccanismi chiave che hanno portato al collasso e migliorato la comprensione delle condizioni di instabilità del ghiacciaio“.

Nello studio abbiamo impiegato un modello di stabilità globale tridimensionale — racconta Alberto Bellin, docente al Dicam e al C3A dell’Università di Trento — che considera tutte le forze in gioco e l’effetto della temperatura. Abbiamo osservato come in Marmolada la presenza di acqua all’interfaccia fra la roccia e il ghiaccio abbia diminuito la stabilità delle forze che agiscono sul ghiacciaio, portando al suo crollo, ulteriormente facilitato dall’aumento della temperatura che ha abbassato la resistenza del ghiaccio alle forze di taglio. Abbiamo quindi ricostruito il meccanismo che ha provocato il crollo, fornendo valutazioni quantitative sulla stabilità; in questo senso, i risultati di questo lavoro aprono interessanti prospettive per il monitoraggio dei ghiacciai. Il modello di stabilità che abbiamo sviluppato potrà essere applicato in altri contesti“.

Le prospettive: cambiamento climatico e mitigazione del rischio

Oltre a ricostruire i meccanismi responsabili del collasso del ghiacciaio Marmolada, l’articolo propone un approccio innovativo per la valutazione della stabilità dei ghiacciai e l’identificazione di condizioni di rischio potenziali. Gli autori dimostrano che le condizioni di collasso possono essere rilevate anche tramite una versione semplificata del modello 3D, già utilizzata in altri casi, rendendo l’approccio applicabile a contesti più ampi di monitoraggio e analisi del rischio glaciologico.

Un importante strumento predittivo, sottolineano i firmatari del paper, nel contesto attuale di cambiamento climatico, caratterizzato da una rapida perdita di massa e dal ritiro di molti ghiacciai alpini, che stanno modificando il loro equilibrio dinamico. In questo contesto, evidenziano come studi come quello pubblicato su Geophysical Research Letters «possano contribuire a comprendere i processi legati all’evoluzione dei ghiacciai e rappresentare un supporto concreto per la valutazione dei pericoli associati agli ambienti glaciali in un clima in rapido mutamento».

Il paper Climate Warming and Ice Weakening Trigger Alpine Glacier Collapses: The Marmolada Case è disponibile sulla rivista Geophysical Research Letters.

Fonte: Università di Pisa – Ufficio Stampa

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