Continuano su Radio Lady gli appuntamenti con la rubrica Acque in Diretta, dedicata al servizio idrico di Acque, in onda ogni giovedì alle 12.15. Nella puntata odierna è stato ospite Francesco Castrogiovanni, responsabile di Acque. Il programma si è concentrato sul percorso dell’acqua dopo l’uscita del rubinetto, analizzando depurazione, ambiente e riutilizzo.
L’intervista su Radio Lady
Una volta che l’acqua arriva nelle nostre abitazioni, dopo essere stata raccolta, depurata e trasportata, viene utilizzata e defluisce negli scarichi.
“Le tubazioni di scarico rimuovono l’acqua dalle abitazioni – spiega Castrogiovanni – una volta che è stata contaminata dagli utilizzi, caricandosi di sostanze estranee, come i residui del metabolismo. Tra questi inquinanti ci sono il carbonio, l’azoto e il fosforo. Gli scarichi portano l’acqua utilizzata dalle abitazioni o dalle attività produttive, che scorre nelle fogne e viene convogliata al depuratore per essere poi restituita all’ambiente“.
Castrogiovanni sottolinea che i depuratori gestiti da Acque, definiti depuratori biologici, sono progettati per trattare l’acqua proveniente dalle case, contenente inquinanti di tipo biologico. Tuttavia, una parte di questi scarichi può includere reflui industriali, con contaminanti di tipo chimico piuttosto che biologico.
“Un depuratore biologico è capace di trattarli, ma non devono essere predominanti nell’acqua inquinata che arriva. Finché questo tipo di inquinante rimane sotto una certa percentuale, viene accettato“.
Quando le caratteristiche delle acque si discostano troppo dai valori trattabili, è necessario effettuare dei pretrattamenti, che devono essere eseguiti dall’utente che richiede lo scarico. “Altrimenti saranno obbligati a costruire un depuratore autonomo e scaricare direttamente nell’ambiente“, spiega.
Il depuratore è operativo quotidianamente e, quando l’acqua viene restituita all’ambiente, possiede tutte le caratteristiche richieste. “L’ambiente stesso è in grado di autodepurarsi in una certa misura – precisa -. Laghi, fiumi e mari possono eliminare carbonio, azoto e fosforo, ovviamente in quantità limitate, altrimenti si rischierebbe di compromettere l’intero ecosistema“.
Come funziona il depuratore? Castrogiovanni spiega: “L’acqua che proviene dalle fognature contiene molti materiali estranei e ingombranti, come carta igienica o sabbia raccolta lungo il percorso. È fondamentale, innanzitutto, preparare l’acqua per i processi di depurazione, iniziando dalla rimozione dei corpi estranei tramite griglie di filtraggio. L’acqua viene così separata dagli elementi più voluminosi.
A questo punto, il depuratore biologico replica e amplifica il processo che i batteri già realizzano in natura. Per farlo, sviluppiamo in specifiche vasche batteri di diverse famiglie, fino a raggiungere una concentrazione controllata che in natura non esiste. Ogni famiglia di batteri ha caratteristiche uniche e viene utilizzata per rimuovere materiali biologici specifici“.
Dietro a questo processo si cela moltissima tecnologia, che regola la concentrazione degli elementi e dei nutrienti per attivare o disattivare una determinata coltura batterica, consentendo così la rimozione di carbonio, azoto o fosforo.
Una volta terminati i processi, l’acqua è pronta per essere restituita all’ambiente. Passa in un’altra vasca, dove avviene la separazione dell’acqua depurata dai fanghi batterici depositati, i quali vengono poi reinseriti nelle vasche per continuare il ciclo.
“È un processo eseguito da esseri viventi, che ci forniscono acqua depurata e dei sottoprodotti residui – chiarisce -. Questi sottoprodotti possono essere gestiti in due modi: fino ad oggi sono stati trattati come rifiuti. Ciò che le normative europee stanno cercando di realizzare è di permetterne il riutilizzo, conferendo loro una nuova vita“.

