Ebola, dieci nuovi Paesi a rischio: ecco le ragioni della diffusione del virus secondo Rezza

Ebola, dieci nuovi Paesi a rischio: ecco le ragioni della diffusione del virus secondo Rezza

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Secondo l’Africa CDC, oltre alla Repubblica Democratica del Congo e all’Uganda, anche Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia sono a rischio. Rezza: “Bundibugyo è cambiato, ecco perché si è diffuso.”

Emergenza Ebola in Africa: l’Africa CDC segnala che oltre alla Repubblica Democratica del Congo e all’Uganda, altri 10 Paesi sono a rischio contagio. Lo ha dichiarato il direttore Jean Kaseya durante un briefing, includendo nella lista Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia.

L’attenzione sulla nuova epidemia originata dalla Repubblica Democratica del Congo è in aumento. Si segnala che il “caso indice” ha sviluppato sintomi il 24 aprile, ma modelli dell’Imperial College di Londra suggeriscono che la diffusione potrebbe essere iniziata già tra fine marzo e inizio aprile, indicando un possibile ritardo nel riconoscimento della malattia.

L’epidemiologo Gianni Rezza ha sottolineato che la mancata rilevazione tempestiva dell’infezione potrebbe derivare da “una scarsa sensibilità dei test utilizzati e una qualità insoddisfacente dei campioni analizzati. È probabile che un singolo salto di specie sia stato seguito da ulteriori catene di trasmissione, portando ospedali e cerimonie funebri ad amplificare l’epidemia. Il virus responsabile, Ebola Bundibugyo, presenta mutazioni rispetto ai protocolli di focolai precedenti, ma è poco probabile che queste ne alterino le principali caratteristiche“, osserva l’esperto, professore di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “Come già evidenziato da colleghi, tra cui un medico americano sopravvissuto all’Ebola (Craig Spencer sul Nyt) – spiega – il calo del supporto da parte di enti statunitensi come Usaids, insieme alle cure fornite da familiari poco esperti e a credenze influenzate da fattori culturali, potrebbero aver aggravato la situazione.”

Si è così sviluppata un’epidemia che desta seri timori tra le autorità sanitarie internazionali. “Diversi distretti della provincia di Ituri”, confinante con Uganda e Sud Sudan, “sono stati colpiti, così come alcuni casi segnalati nell’area di Goma, al confine con il Rwanda, che non è sotto il controllo del governo della Rdc, ma dei ribelli di M23”. Rezza sottolinea che anche i casi identificati in Uganda “sono significativi”.

Non disponendo di farmaci specifici e vaccini contro Ebola Bundibugyo (la reattività dei vaccini sviluppati contro Ebola Zaire potrebbe essere limitata) – conclude l’esperto, ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute e direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Iss – non resta che adottare misure come isolamento, tracciamento dei contatti e quarantena. Attualmente, la situazione nelle province di Ituri e Kivu è allarmante; l’OMS ritiene che il rischio di diffusione dell’epidemia sia molto alto nel Paese colpito, alto per i Paesi confinanti, mentre rimane per ora basso a livello mondiale. Tuttavia, sottolinea Rezza, ciò non ci esime dalla necessità di intervenire con decisione per fermare la circolazione del virus.”

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